Analisi Tattica: l’Albacete di Alberto Gonzalez Fernandez

Analisi realizzata da Alessia Tinarello, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca l’ALBACETE di Alberto Gonzalez Fernandez: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
Nel contesto competitivo della Segunda División, l’Albacete Balompié (d’ora in avanti: Albacete BP o solo Albacete) rappresenta un caso interessante per l’evoluzione mostrata nell’ultimo anno sotto la guida di Alberto González Fernández, subentrato nel marzo 2024 e confermato fino al 2026. Il tecnico ha inizialmente invertito una situazione critica, ottenendo cinque vittorie consecutive e otto gare senza sconfitte, poi estese a dieci nelle prime giornate della stagione successiva.
L’attuale stagione mostra tuttavia maggiori difficoltà evidenziando la necessità di consolidare continuità e stabilità all’interno del modello prestativo.
Dal punto di vista tattico, González mantiene un’impronta metodica basata sull’utilizzo ricorrente del 4‑2‑3‑1, modulo privilegiato nella sua carriera recente. Il tecnico andaluso ha costruito gran parte della sua identità calcistica proprio a partire da questo sistema, che rappresenta il suo marchio di fabbrica.
Tuttavia, nella stagione 2025/2026 si è notata una significativa capacità di adattamento, modificando il modulo in funzione dell’avversario, del contesto gara e delle caratteristiche dei giocatori disponibili: la scelta del 4‑1‑4‑1 nella partita oggetto di questa analisi ne è un esempio concreto.
La partita analizzata per produrre questo report è Sporting Gijón – Albacete BP, disputata il 28 settembre 2025 in LaLiga 2, e terminata con il risultato di 4–3. Lo Sporting Gijón ha realizzato tre reti grazie ai gol di J. Dubasin all’11’, C. Gelabert al 30’ e G. Campos al 37’.
Per l’Albacete BP sono invece andati a segno A. Puertas al 45’+7’, A. Medina al 71’ e J. Morcillo, autore di una doppietta con una prima rete all’88’ e un rigore trasformato al 90’+9’.
SISTEMA DI GIOCO:
SISTEMA DI BASE: 4-1-4-1
SISTEMA DI FASE DI POSSESSO: 3-4-2-1; 3-4-3 (in entrambi i casi con gli esterni molto ampi); a volte addirittura 3-5-2 con linee scaglionate.
SISTEMA DI FASE DI NON POSSESSO: 4-1-4-1; a seconda dell’andamento della gara anche 4-2-3-1 o 4-4-2 e nei momenti in cui l’avversario gioca molto alto un prudente 5-1-3-1
LA ROSA
PORTIERI:
- N. 13 Raúl Lizoain (piede forte: sinistro): portiere titolare
- N. 1 Diego Mariño (piede forte: destro): portiere di riserva
COMPITI TATTICI
In linea con la filosofia di gioco di Alberto González, Lizoain agisce come primo regista della squadra servendo i terzini o gli esterni, cercando di evitare il rilancio casuale. La linea difensiva molto alta lo porta ad uscire fuori dall’area per intercettare i lanci lunghi e prevenire conclusioni ravvicinate. Comunica in modo costante con i difensori per riorganizzare la fase difensiva in termini di marcature e copertura degli spazi.
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Dal punto di vista tecnico-tattico, Lizoain si distingue soprattutto per la gestione del possesso, fondamentale nel sistema di gioco dell’Albacete. Essendo un mancino naturale, assicura grande pulizia nel palleggio e una qualità di calcio che gli consente di servire con precisione la corsia sinistra, agevolando l’uscita dal pressing avversario. In fase di costruzione, sia dal basso che diretta, la squadra sviluppa infatti la manovra prevalentemente su quel lato. Inoltre, partecipa attivamente all’impostazione del gioco, agendo di fatto come un difensore aggiunto.
CARATTERISTICHE FISICHE
Entrambi i portieri dispongono di una buona struttura fisica. In particolare, Lizoain, anche grazie alla sua statura, garantisce un’ampia copertura dello specchio della porta ed è molto efficace nelle situazioni di uno contro uno e soprattutto negli interventi in estensione. Questa prestanza fisica, tuttavia, incide parzialmente sulla rapidità di reazione, rendendolo meno incisivo nelle risposte a corto raggio (short-range reflex).
DIFENSORI:
- N. 21 Carlos Neva (piede forte: sinistro): terzino sinistro
- N. 5 Diego Moreno (piede forte: sinistro): difensore centrale
- N. 24 Manu Vallejo (piede forte: destro): difensore centrale
- N. 15 Fran Gámez (piede forte: ambidestro): terzino destro (sostituito al 70′)
- N. 3 Jonathan Gómez (piede forte: destro): terzino sinistro (entrato al 70′)
- N. 2 Lorenzo Aguado (piede forte: destro): terzino destro (entrato al 70′)
- N. 14 Jon García (piede forte: destro): difensore centrale
- N. 23 Pepe Sánchez (piede forte: destro): difensore centrale
COMPITI TATTICI
I difensori centrali, in fase di costruzione, hanno spesso il compito di iniziare la manovra, aprendosi molto ai limiti dell’area di rigore per ricevere palla dal portiere.
Durante lo sviluppo del gioco, i due tendono a scambiarsi spesso di posizione, Manu Vallejo (n. 24) funge solitamente da ultimo uomo, restando dietro a copertura della manovra mentre la squadra sale.
Un aspetto fondamentale del loro lavoro è il consolidamento del possesso: partecipano attivamente a far girare palla per governare il ritmo del gioco.
In transizione negativa, l’intera linea difensiva attua un profondo ripiegamento. Vallejo essendo, solitamente ultimo uomo, guida la manovra di scivolamento. Nonostante la rapidità nel coprire il campo all’indietro, il blocco difensivo mostra vulnerabilità sulle imbucate centrali. La squadra fatica a leggere i tagli avversari e mostra difficoltà nel mantenere le corrette distanze tra i reparti, così come nel gestire i passaggi filtranti negli spazi.
Dentro l’area difendono a zona, ma peccano di reattività, specialmente sulle palle alte e sulle seconde palle.
I terzini giocano un ruolo chiave nell’asimmetria della squadra. In fase di possesso, Carlos Neva (n. 21) tende a rimanere più bloccato per formare una linea difensiva a tre insieme ai centrali, mentre Fran Gámez (n. 15) si alza con continuità sulla corsia, andando a occupare una posizione più avanzata e integrandosi nella linea di centrocampo. Con l’ingresso di Jonathan Gómez (n. 3) al posto di Gámez, questa propensione offensiva si è mantenuta. Al terzino viene richiesto un doppio compito: abbassarsi in fase di prima costruzione per garantire ampiezza e linea di passaggio, per poi alzarsi immediatamente nella fase di sviluppo, occupando stabilmente la corsia esterna. La spinta dei terzini rappresenta un principio strutturale del sistema offensivo dell’Albacete, finalizzato a creare ampiezza e profondità laterale, con frequente ricerca del fondo campo per la rifinitura tramite cross.
In fase di non possesso, il lavoro dei terzini è molto dispendioso. Fran Gámez (n. 15), così come gli altri laterali, ha il compito specifico di staccarsi dalla linea difensiva per aggredire con decisione il portatore di palla avversario, mentre i compagni scalano per mantenere una linea a tre dietro. In caso vengano saltati, scatta subito il raddoppio da parte di un compagno.
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
I difensori dell’Albacete mostrano una discreta proprietà tecnica nel palleggio corto, ma tendono a giocare “a memoria”, diventando imprecisi quando sono sottoposti a una pressione intensa da parte degli avversari. Fisicamente molto strutturati, si distinguono tatticamente per un’aggressività marcata e una forte capacità di copertura laterale, cercando costantemente l’anticipo e la marcatura a uomo sugli esterni.
DOTI FISICHE
Vantano una struttura fisica imponente e un approccio vigoroso che li rende dominanti nei duelli corpo a corpo e negli anticipi. Tuttavia, a questa solidità fa da contraltare una certa macchinosità nello stretto e una lentezza nei cambi di direzione, che li espone alle iniziative avversarie. Da sottolineare, però, la grande capacità di recupero palla del n. 24, Manu Vallejo.
CENTROCAMPISTI:
- N. 17 Ale Meléndez (piede forte: destro): vertice basso davanti alla difesa (sostituito al 46′)
- N. 4 Agus Medina (piede forte: destro): interno di centrocampo sinistro
- N. 8 Riki Rodríguez (piede forte: destro): interno di centrocampo destro e capitano (sostituito al 79′)
- N. 18 Javi Villar (piede forte: destro): interno di centrocampo di riserva (entrato al 79′)
- N. 26 Capi (piede forte: destro): centrocampista centrale di riserva
- N. 22 Jon Morcillo (piede forte: sinistro): esterno alto a sinistra
- N. 7 Antonio Puertas (piede forte: destro): esterno alto a destra
- N. 16 José Carlos Lazo (piede forte: ambidestro): esterno alto a sinistra (entrato al 46′)
COMPITI TATTICI
Il centrocampo dell’Albacete è il vero motore della squadra e lavora per governare il ritmo del gioco attraverso un possesso palla costante e una struttura asimmetrica. Il fulcro della manovra è Ale Meléndez (n. 17), vertice basso incaricato di ricevere i passaggi dai difensori o dal portiere per smistare il pallone verso le corsie esterne, agendo quindi da play.
Davanti a lui, gli interni di centrocampo, come Riki Rodríguez (n. 8) e Agus Medina (n. 4), si muovono in modo dinamico: il loro compito è supportare la costruzione e, soprattutto, inserirsi con i tempi corretti in zona offensiva, andando alla conclusione oppure offrendo una soluzione di rimorchio sul limite dell’area.
Anche con i cambi, le indicazioni tattiche rimangono invariate.
Sulle fasce, gli esterni alti come Jon Morcillo (n. 22) e Antonio Puertas (n. 7) sono fondamentali per la pericolosità offensiva. Il loro compito principale è garantire ampiezza, coordinandosi costantemente con i terzini per creare sovrapposizioni e liberare l’uomo al cross. Non restano però confinati sulla linea laterale: hanno la licenza di accentrarsi per finalizzare, come dimostrano i gol decisivi arrivati proprio dai loro tagli verso l’area.
In fase di non possesso, l’intero reparto si ricompatta nel 4-1-4-1, con gli esterni che devono rientrare profondamente per supportare nei raddoppi laterali, mentre Ale Meléndez (n. 17) e gli interni formano uno schermo centrale volto a forzare l’avversario al lancio lungo.
Particolare attenzione merita Jon Morcillo (n. 22), che sui piazzati a sfavore ha il compito specifico di muoversi dall’area verso l’esterno, trascinando via il marcatore e creando spazio per i saltatori.
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
I giocatori mostrano grande dinamismo e una buona qualità tecnica, anche in fase di finalizzazione.
La manovra è orchestrata da Ale Meléndez (n. 17), che agisce come play basso. Riki Rodríguez (n. 8) gestisce i ritmi, abbassandosi spesso al fianco di Meléndez per consolidare il possesso. Questa struttura libera gli inserimenti di Agus Medina (n. 4) e la spinta sulle corsie laterali di Antonio Puertas (n. 7) e Jon Morcillo (n. 22), che garantiscono ampiezza e cross continui per attaccare l’area in massa.
DOTI FISICHE
Si distinguono per una notevole resistenza atletica, che consente loro di mantenere ritmi alti per tutta la partita, unita a grande velocità negli scatti brevi e nelle accelerazioni più lunghe.
ATTACCANTI:
- N. 10 Jefté Betancor (piede forte: destro): unica punta (sostituito al 69′)
- N. 19 Dani Escriche (piede forte: destro): punta centrale di riserva (entrato al 69′)
COMPITI TATTICI
Agiscono come riferimento centrale della manovra offensiva, dettando la profondità per allungare la difesa avversaria e servendo palloni lunghi a supporto degli inserimenti di esterni e centrocampisti. In fase di non possesso, spetta a loro il primo pressing sui difensori centrali e/o sul portiere per sporcare la costruzione dal basso.
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Mostrano una buona capacità di protezione della palla spalle alla porta e precisione nelle sponde. Sono attaccanti d’area, con un forte senso della posizione, abili nel leggere i cross provenienti dalle fasce e nel muoversi sul filo del fuorigioco.
DOTI FISICHE
Sono entrambi molto robusti e questo gli consente di reggere efficacemente i contrasti. Si distinguono per una buona frequenza di passo, sia negli inserimenti che nella spinta esplosiva sul primo pressing. Hanno una buona elevazione.
FASE DI POSSESSO (FDP):
COSTRUZIONE
La squadra predilige la costruzione dal basso. In questa fase, i difensori centrali Vallejo (n. 24) e Moreno (n. 5) tendono ad aprirsi ai lati dell’area di rigore per offrire un appoggio sicuro al portiere, il quale tendenzialmente preferisce servire il centrale di sinistra sfruttando la propria abilità nell’impostazione con il piede mancino.
Il fulcro della manovra è Meléndez (n. 17), che agisce da play abbassandosi profondamente per ricevere il pallone e dettare i tempi del gioco. A supporto della costruzione interviene sistematicamente la mezzala Rodríguez (n. 8), che spesso si posiziona in linea con il vertice basso per garantire un passaggio sicuro e facilitare l’uscita della palla. In questo assetto il terzino Neva (n. 21) resta bloccato, completando la difesa a tre, mentre l’altro terzino, Gámez (n. 15), si alza per dare profondità e poi si integra con la linea di centrocampo.
L’assetto tattico della costruzione dal basso rimane coerente anche in situazioni di svantaggio e dopo le sostituzioni effettuate durante il match. Ad esempio, l’ingresso di Villar (n. 18) al posto di Rodríguez o il cambio di Lazo (n. 16) per Meléndez non modificano i principi di base della manovra. Anche l’ingresso di Gómez (n. 3) per Moreno non altera l’assetto tattico.
Il ricorso al rinvio lungo è limitato esclusivamente alle situazioni di forte pressione ultra-offensiva degli avversari; in questi casi, il calcio del portiere è quasi sempre indirizzato verso la corsia mancina, cercando la ricezione di Morcillo (n. 22).

SVILUPPO
In questa fase il pallone transita quasi sistematicamente dai piedi di Meléndez (n. 17) e della mezzala Rodríguez (n. 8), che fungono da motori della manovra. Il centrocampo gioca in modo scaglionato, con i giocatori disposti a diverse profondità per garantire linee di passaggio sicure e sostenere lo sviluppo dell’azione.
Nelle transizioni offensive la squadra cerca di consolidare il possesso, per poi sviluppare il gioco sulle fasce.
I cambi di gioco vengono utilizzati in maniera sistematica: l’azione si sviluppa inizialmente sulla corsia sinistra, coinvolgendo Neva (n. 21), Moreno (n. 5), Meléndez (n. 17) e Medina (n. 4), per poi spostarsi verso la fascia opposta, sfruttando l’ampiezza massima dei due esterni. Il passaggio da una fascia all’altra avviene sia tramite sventagliate improvvise, sia attraverso una serie di passaggi che coinvolgono anche i difensori.
La squadra cerca costantemente la triangolazione per superare le linee avversarie. Tuttavia, l’efficacia della manovra è talvolta limitata da imprecisioni tecniche nei passaggi e nelle combinazioni. Questi errori derivano spesso da giocate “a memoria”, basate sul posizionamento teorico dei compagni che non sempre corrisponde alla realtà in campo.
La struttura e i tempi delle giocate restano coerenti anche con l’ingresso dei subentrati, come Lazo (n. 16) o Villar (n. 18), che replicano fedelmente i compiti dei titolari.
RIFINITURA
La squadra conclude la manovra principalmente sfruttando la lateralità offensiva per arrivare al cross dal fondo, preferendo traiettorie alte per i saltatori e coinvolgendo sia terzini che esterni nel supporto alla rifinitura. Gli attaccanti si muovono sul filo del fuorigioco o si propongono a rimorchio, mentre i centrocampisti in inserimento garantiscono ulteriori soluzioni per favorire la conclusione all’interno dell’area.
FINALIZZAZIONE
In fase di finalizzazione, la squadra evidenzia una spiccata propensione offensiva e un’elevata varietà di soluzioni.
L’area di rigore viene spesso attaccata con un numero elevato di effettivi, portando solitamente almeno quattro uomini oltre al portatore di palla. Oltre ai movimenti centrali delle punte, il sistema prevede anche il coinvolgimento attivo dei difensori, che si spingono in avanti per partecipare direttamente alla manovra e alla conclusione.
La squadra non si limita ai cross dal fondo, ma ricerca anche il cut-back per i compagni a rimorchio al limite dell’area; in alcune circostanze, seppur non con frequenza elevata, viene tentato anche il tiro diretto dalla distanza.

LATERALITÀ OFFENSIVA
La lateralità offensiva rappresenta il cardine della manovra dell’Albacete, che privilegia lo sviluppo del gioco sulle corsie esterne piuttosto che attraverso vie centrali. La costante ricerca dell’ampiezza è funzionale a disordinare la pressione avversaria e ad aprire spazi attraverso meccanismi ben codificati.
Gli esterni offensivi, Puertas (n. 7) e Morcillo (n. 22), mantengono una posizione molto larga per dilatare la struttura difensiva avversaria. L’azione prende spesso avvio sulla corsia sinistra, per poi essere ribaltata sul lato opposto tramite cambi di gioco, sia diretti e alti sia costruiti attraverso una sequenza di passaggi, con l’obiettivo di colpire il lato debole.
All’interno dello sviluppo laterale, la squadra fa largo uso di triangolazioni e sovrapposizioni per liberare l’uomo al cross. In particolare, Morcillo si abbassa con frequenza sulla fascia per ricevere palla in ampiezza e partecipare attivamente alla costruzione dell’azione.
La finalizzazione avviene prevalentemente dal fondo campo, con il portatore che cerca il cross, spesso con traiettorie alte, indirizzato verso il centro dell’area. A sostenere questa spinta laterale contribuiscono anche i terzini: Gámez (n. 15), in particolare, accompagna costantemente l’azione offensiva alzandosi in fase di possesso e andando a occupare una posizione da quarto di centrocampo.
FASE DI NON POSSESSO (FDNP):
PRIMO PRESSING
La squadra attua un primo pressing intenso ed organizzato con l’obiettivo di forzare l’avversario al rinvio lungo, impedendo la costruzione dal basso. La pressione iniziale è solitamente guidata da Bentancor (n. 10), che esce con decisione in aggressione individuale sul portiere o sul diretto portatore di palla.
Questo principio di gioco rimane invariato anche a seguito delle sostituzioni: l’ingresso di Escriche (n. 19) non modifica l’atteggiamento della squadra, che continua a mantenere la stessa intensità e gli stessi compiti nel pressing alto, assicurando continuità all’approccio aggressivo e fisico.

LINEA DIFENSIVA
In fase di non possesso, l’Albacete si dispone nominalmente con una linea a quattro. Tuttavia, il comportamento più frequentemente osservato è quello di una struttura non perfettamente allineata, caratterizzata da una diagonale lunga: il reparto tende ad abbassarsi verso la propria porta con l’obiettivo di proteggere la profondità.
Sul lato palla, il terzino di riferimento si stacca sistematicamente dalla linea per uscire in pressione decisa sul portatore, mentre gli altri tre difensori si dispongono in modo scalato per coprire lo spazio alle spalle. Questo atteggiamento garantisce una buona protezione della profondità, ma espone la squadra a criticità nella difesa delle linee di passaggio interne, aumentando la vulnerabilità alle imbucate centrali e agli attacchi nello spazio.
Sul lato opposto, invece, la linea difensiva adotta un comportamento più prudente. Ne deriva una disposizione scalata e asimmetrica che rompe l’allineamento orizzontale della linea a quattro e consolida ulteriormente la diagonale lunga di copertura. Se da un lato questa scelta riduce il rischio di attacchi diretti alle spalle della difesa, dall’altro lascia scoperti gli spazi intermedi, in particolare tra terzino e centrale, favorendo imbucate e ricezioni tra le linee.
Questo assetto e i relativi comportamenti rimangono invariati anche a seguito delle sostituzioni: i subentrati, come Aguado al posto di Gámez, mantengono le stesse funzioni tattiche e gli stessi principi difensivi.
ATTEGGIAMENTO DEL CENTROCAMPO
In fase di non possesso, il centrocampo si dispone in modo scaglionato, con il vertice basso a garantire equilibrio centrale, mentre tutti gli altri interpreti sono chiamati a uscire con decisione in pressione sul portatore di palla. Questa struttura consente alla squadra di mantenere una buona intensità nelle prime uscite difensive, favorendo un atteggiamento aggressivo soprattutto nella zona centrale del campo.
Tuttavia, tale aggressività non è sempre accompagnata da una copertura preventiva efficace delle linee di passaggio interne. Le uscite individuali del centrocampo, se non sostenute da un corretto accorciamento collettivo, tendono infatti a creare spazi tra le linee, lasciando la difesa esposta a ricezioni tra le linee e a imbucate centrali. Ne deriva un equilibrio difensivo fragile, in cui il reparto privilegia l’impatto diretto sul portatore piuttosto che il controllo continuativo della zona di rifinitura.
Questo assetto e le relative lacune rimangono evidenti anche a seguito delle sostituzioni: i subentrati mantengono i medesimi compiti tattici e la stessa ricerca dello scaglionamento aggressivo, confermando che si tratta di un principio di gioco strutturale, indipendente dagli interpreti.
LATERALITÀ DIFENSIVA
La gestione della fase difensiva evidenzia una lateralità non speculare. Sul lato destro la squadra risulta più aggressiva, con il terzino Gámez (n. 15) che esce con continuità sul portatore e l’ala destra che si abbassa per offrire supporto difensivo, aumentando la protezione sul lato palla. Sul lato sinistro, invece, le uscite sono più prudenti e meno sistematiche. Nel complesso, il sistema difensivo si fonda su raddoppi costanti sulle corsie laterali, mantenuti anche dopo le sostituzioni.
TRANSIZIONI:
TRANSIZIONE DIFENSIVA
Nel momento in cui perde palla, la squadra cerca di reagire con una riaggressione immediata con l’obiettivo poi di consolidare il possesso. Tuttavia, questa prima pressione non risulta sempre efficace e la squadra tende spesso a rimanere spezzata in due linee, soprattutto quando la transizione avviene nella metà campo avversaria e diversi giocatori di trovano in posizione avanzata, con la squadra sbilanciata in avanti. Questa dinamica rende la squadra vulnerabile alle transizioni rapide e alle imbucate centrali.
TRANSIZIONE OFFENSIVA
Nel momento in cui recupera il possesso, la squadra tende a privilegiare il consolidamento della palla, coinvolgendo difensori e mediano per ristabilire l’ordine posizionale. Solo in un secondo momento la squadra aumenta il ritmo dell’azione, privilegiando uno sviluppo sulle corsie laterali piuttosto che la ricerca immediata della verticalizzazione. Questa scelta favorisce il controllo del possesso, ma riduce l’efficacia delle transizioni offensive rapide.
ANALISI SWOT:
PUNTI DI FORZA
- Fluidità nella costruzione bassa
- Lateralità offensiva sistematica
- Alta densità in zona di finalizzazione
- Aggressività fisica marcata
- Flessibilità strutturale a destra
PUNTI DI DEBOLEZZA
- Esposizione alle imbucate centrali
- Fragilità nelle transizioni difensive
- Carenze in termini di lettura in area
- Meccanicità di alcune manovre
- Bassa reattività difensiva
- Vulnerabilità alle imbucate








