Analisi Tattica: l’Atalanta di Raffaele Palladino

Analisi realizzata da Andrea Rondina, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca l’ATALANTA di Raffaele Palladino: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
Negli ultimi anni l’Atalanta ha vissuto un periodo di grande stabilità tecnica e progettuale. Il ciclo di Gian Piero Gasperini, durato quasi un decennio, ha rappresentato il periodo più vincente e riconoscibile della storia recente nerazzurra: partecipazioni europee consecutive, piazzamenti costanti in fascia alta di Serie A e una precisa identità tattica. L’ultima fase della gestione Gasperini ha visto tuttavia un graduale calo di intensità e risultati, fino alla scelta societaria di avviare un nuovo percorso.
Dopo una breve parentesi tecnica, che ha visto Ivan Juric come allenatore, la società ha affidato la nuova Atalanta a Raffaele Palladino per la restante parte della stagione 2025-2026. Palladino viene ingaggiato con l’obiettivo di mantenere parte dell’identità costruita negli anni precedenti, ma introdurre al contempo maggiore razionalità nella gestione degli spazi, una costruzione dal basso più codificata e un approccio difensivo meno legato alle marcature a uomo.
Raffaele Palladino, ex attaccante con esperienza in Serie A e Serie B, ha intrapreso la carriera da allenatore partendo dal settore giovanile del Monza, distinguendosi per preparazione, cura dei dettagli e attenzione ai principi di gioco. Le esperienze significative arrivano proprio con la squadra lombarda, prima, e con la Fiorentina, poi, dove Palladino si è fatto apprezzare per alcuni tratti peculiari del suo calcio: costruzione dal basso, uso sistematico dei mezzi spazi, esterni dinamici e una fase difensiva organizzata.
L’approdo a Bergamo rappresenta per Palladino il banco di prova più importante della sua carriera. Subentrare al lungo ciclo di Gasperini implica la necessità di mantenere ciò che funziona e rinnovare ciò che necessita evoluzione, senza snaturare le qualità della rosa. Fin dai primi allenamenti e dalle prime uscite, ci si aspetta un equilibrio tra continuità (difesa a tre, ampiezza, ritmi elevati) e innovazione (maggiore pulizia tecnica nella costruzione, movimenti più codificati tra le linee, struttura difensiva più efficace).
Analizzeremo il comportamento della squadra partendo proprio dalla sua prima partita: Napoli-Atalanta. Osserveremo il sistema ed i principi di gioco, tenendo conto ed individuando le costanti tattiche maggiormente ricercate all’interno di questa partita.
SISTEMA DI GIOCO
Con Palladino, l’Atalanta è partita con un assetto 3-4-1-2 (difesa a tre, quattro a centrocampo, un trequartista e due attaccanti), ma orientato a consolidare le nuove direttive in un 3-4-2-1.
L’idea sembra essere quella di mantenere la tradizione (linea a tre, ampiezza sulle fasce, movimento offensivo) ma con un approccio più codificato e meno dipendente dal “caos controllato”: difesa ragionata, costruzione dal basso e movimenti più puliti degli interni.
Il trequartista (nel match: un profilo offensivo) e le due punte offrono flessibilità la squadra può oscillare tra un 3-4-1-2 compatto o spingersi in una variante 3-4-2-1 se si vuole maggiore ampiezza/occupazione di spazi offensivi. In prospettiva, Palladino ha la possibilità di alternare moduli in base all’avversario, sfruttando la duttilità della rosa.
SISTEMA DI BASE: 3-4-2-1
SISTEMA DI FASE DI POSSESSO: 3-4-2-1, 3-1-4-2, 3-4-3
SISTEMA DI FASE DI NON POSSESSO: 5-2-1-2, 5-2-3, 5-4-1, 3-4-3
INTERPRETI
PORTIERI
- 29 – MARCO CARNESECCHI
- 57 – FRANCESCO ROSSI
- 31 – MARCO SPORTIELLO
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Carnesecchi è il titolare designato e rappresenta uno dei profili più moderni del campionato nel ruolo di portiere. La sua reattività tra i pali è accompagnata da una presenza sicura nelle uscite, sia alte che basse, che gli consente di coprire con decisione la profondità. Ciò che lo rende particolarmente funzionale al calcio di Palladino è però la capacità di assumere un ruolo attivo e consapevole nella costruzione: non si limita a sostenere il giro palla, ma diventa un vero punto di riferimento per attirare la pressione avversaria e liberare linee di passaggio pulite verso i centrali o i centrocampisti. La sua precisione nei passaggi medi e lunghi permette all’Atalanta di alternare uscite corte a improvvise verticalizzazioni. Sportiello e Rossi, meno coinvolti sul piano della regia, offrono comunque solidità ed esperienza, diventando alternative affidabili quando necessario.
DIFENSORI
- 69 – HONEST AHANOR
- 4 – ISAK HIEN
- 3 – ODILON KOSSOUNOU
- 19 – BERAT DJIMSITI
- 23 – SEAD KOLAŠINAC
- 42 – GIORGIO SCALVINI
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
La linea difensiva dell’Atalanta combina aggressività, struttura fisica e qualità tecnica. Ahanor si distingue per l’impatto atletico e la capacità di difendere in campo aperto: è rapido nelle letture, duro nei contrasti e molto efficace nell’anticipo, qualità che lo rendono ideale come terzo di difesa capace di rompere la linea e alzarsi in pressione. Hien porta potenza e affidabilità nei duelli diretti: eccelle nelle marcature preventive e nel controllo della profondità, risultando prezioso contro attaccanti fisici.
Kossounou offre invece una duttilità rara. Tecnico, elegante in conduzione e dotato di buone letture, può agire sia da centrale che da terzo sinistro, facilitando le uscite palla al piede e creando superiorità nella prima fase di costruzione. Scalvini rappresenta il collante tecnico del reparto: la naturalezza con cui gestisce il pallone, unita alla capacità di filtrare passaggi tra le linee e di guidare il reparto anche da giovanissimo, lo rende un interprete perfetto per un sistema che vuole costruire dal basso con ordine.
Djimsiti e Kolašinac completano il reparto con esperienza, letture mature e un contributo costante in termini di leadership. Djimsiti è maestro nella gestione dei tempi difensivi e delle situazioni statiche, mentre Kolašinac abbina durezza, coraggio e un sorprendente contributo offensivo quando si tratta di condurre palla o attaccare l’area.
CENTROCAMPISTI
- 13 – ÉDERSON
- 15 – MARTEN DE ROON
- 44 – MARCO BRESCIANINI
- 8 – MARIO PAŠALIĆ
- 10 – LAZAR SAMARDŽIĆ
- 6 – YUNUS MUSAH
- 16 – RAOUL BELLANOVA
- 77 – DAVIDE ZAPPACOSTA
- 59 – NICOLA ZALEWSKI
- 5 – MITCHEL BAKKER
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Il centrocampo dell’Atalanta si distingue per varietà, completezza e complementarità. De Roon funge da vero equilibratore: interpreta il ruolo con intelligenza posizionale, senso della lettura e capacità di coprire ampie porzioni di campo, risultando fondamentale per proteggere la linea difensiva e dare ordine alla squadra. Éderson, per caratteristiche, è uno dei giocatori più dinamici della rosa: la sua esplosività nelle conduzioni, gli inserimenti profondi e la capacità di recuperare il pallone in avanzamento lo rendono un interprete decisivo in tutte le fasi.
Samardžić aggiunge invece qualità e inventiva: possiede un mancino raffinato che gli permette di rifinire, calciare da fuori e costruire superiorità tecnica negli ultimi metri soprattutto se impiegato come trequartista. Musah garantisce volume di gioco, progressioni verticali e capacità di rompere linee avversarie grazie a conduzioni potenti e precise. Brescianini rappresenta un centrocampista ordinato, fisico e disciplinato, utile nei contesti in cui serve equilibrio e copertura. Può, in più, arretrare in posizione difensiva all’occorrenza.
Pašalić continua a essere un’arma tattica preziosa: i suoi tempi d’inserimento e la sensibilità nel leggere lo sviluppo dell’azione lo rendono un giocatore capace di incidere costantemente in zona gol. Gli esterni completano il reparto: Bellanova offre ampiezza, progressioni incontenibili e spinta costante sulla fascia, mentre Zappacosta, più esperto e razionale, garantisce un apporto equilibrato nelle due fasi. Zalewski porta creatività e duttilità, risultando efficace anche dentro al campo; Bakker aggiunge fisicità e capacità di attaccare la fascia con potenza.
ATTACCANTI
- 9 – GIANLUCA SCAMACCA
- 90 – NIKOLA KRSTOVIĆ
- 11 – ADEMOLA LOOKMAN
- 7 – KAMALDEEN SULEMANA
- 17 – CHARLES DE KETELAERE
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
L’attacco dell’Atalanta è probabilmente il reparto più ricco di interpretazioni differenti. Scamacca è la punta di riferimento, un attaccante strutturato che abbina forza fisica e tecnica di alto livello: è in grado di consolidare il possesso, fungere da perno spalle alla porta e rifinire l’azione con tocchi intelligenti, oltre a essere pericoloso dalla media distanza. Krstović propone invece un profilo più diretto e verticale, perfetto per un calcio che vuole attaccare in transizione: le sue progressioni e la capacità di attaccare gli spazi lo rendono un’arma ideale quando la squadra decide di alzare il ritmo.
Lookman è l’elemento più imprevedibile: rapido, brillante nel dribbling e intelligente nel muoversi tra le linee, può interpretare ruoli diversi e modificare l’equilibrio di un’azione con una sola accelerazione. De Ketelaere, con la sua tecnica raffinata e la sensibilità nel controllo orientato, svolge una funzione da regista avanzato: riceve tra le linee, crea connessioni e manipola le difese avversarie con visione e tempi di gioco superiori. Sulemana porta invece pura esplosività: capace di saltare l’uomo in ogni situazione, rappresenta la soluzione ideale per scardinare difese basse e rompere il ritmo della partita.
FASE DI POSSESSO (FDP)
COSTRUZIONE
Nella partita contro il Napoli l’Atalanta ha avuto circa il 55 % di possesso palla e 452 passaggi completati contro 355 del Napoli. Questo indica che la squadra ha cercato una costruzione ragionata dal basso.
Con tre difensori e centrocampisti capaci di giocare, Palladino probabilmente voleva uscire con ordine, senza lanci lunghi immediati, cercando di mettere in moto la manovra con pazienza. Il portiere, Carnesecchi, diventa importante come primo regista arretrato, per aiutare a superare il pressing e dare respiro, attingendo al suo gioco di passaggi (come già evidenziato nelle caratteristiche individuali). In questa fase i due centrocampisti, la maggior parte delle volte alternandosi, scendono tra la linea difensiva proprio con il compito di iniziare l’azione indirizzandola verso gli esterni.
Un’alternativa, in caso di aggressione alta della squadra avversaria, può però essere il lancio diretto all’attaccante, soprattutto se in campo sono presenti giocatori fisici del calibro di Scamacca e Krstovic. L’obiettivo in questo caso è liberare lo spazio al centro del campo portando gli avversari verso l’area di rigore e lasciando i tre giocatori d’attacco con altrettanti difensori avversari. Qui, appunto, l’attaccante boa gioca quindi un ruolo fondamentale perché può determinare lo stravolgimento di campo.

SVILUPPO
La progressione dalla difesa verso la trequarti avviene tramite combinazioni strette: difensori con qualità palla al piede coadiuvati da centrali di centrocampo portano palla o cercano il passaggio filtrante.
I centrocampisti, specialmente i mezzali/box-to-box o i rifinitori, hanno il compito di muoversi negli half-spaces per creare linee di passaggio.
In particolare, con l’assenza di una punta fisica, come Scamacca o Krstovic, i trequartisti si allargano per creare e cercare combinazioni laterali, lasciando il compito di inserimento centrale ad uno dei centrocampisti centrali (Pasalic per lo più) che si trova, appunto, a dover sopperire alla mancanza di un’attaccante boa.
Con l’attaccante di peso in campo invece, i centrocampisti hanno il compito di cercare Scamacca proprio tra la linea dei centrocampisti e difensori avversari che, a sua volta, allarga il campo cercando l’esterno di centrocampo e si dirige subito in area per proporsi per il cross assieme ai trequartisti, al centrale di centrocampo e al quinto opposto.
RIFINITURA
La prima soluzione ricercata dalla squadra in zona di rifinitura è quella centrale, cercando l’attaccante che arretra e non attacca la profondità oppure il centrocampista che si inserisce. Nella maggior parte dei casi, spetta proprio all’attaccante (Scamacca/Krstovic) il compito di fare da perno per favorire il lavoro dei trequartisti che, una volta ricevuta palla, finalizzano portando palla e dribblando oppure allargano il gioco per favorire l’esterno che crossa solo quando l’area viene riempita con trequartisti, centrocampisti ed esterno di centrocampo opposto.

In questa fase il gioco d Palladino richiede ottimo timing nell’inserimento e tecnica nel passaggio. La palla deve essere servita sulla corsa e gli inserimenti vengono effettuati al momento opportuno per cogliere impreparato l’avversario.
FINALIZZAZIONE
Con due punte e un trequartista/esterno offensivo che si accentrano o si muovono tra le linee, l’Atalanta può sfruttare tanto la profondità quanto la pressione nella trequarti avversaria. La presenza di giocatori come Ademola Lookman, Kamaldeen Sulemana e Charles De Ketelaere rende concreta l’ipotesi di attaccare la fascia per poi convergere al centro, oppure di attaccare direttamente gli spazi dietro la difesa. In fase di finalizzazione, la presenza di una punta fisica come Gianluca Scamacca aggiunge invece capacità di tenere palla, proteggere e far salire la squadra.
Nel match con il Napoli, però, nonostante la finalizzazione sia stata deficitaria (14 tiri, ma solo 3 nello specchio), si è visto come le soluzioni non manchino: 1 vs 1 dei trequartisti per un tiro da interno o esterno area, triangolazioni laterali per liberare il cross e sfruttare così tagli ed inserimenti dei compagni, verticalizzazioni rasoterra ed aeree per prendere in contropiede la difesa avversaria esaltando la velocità dei trequartisti. Questo suggerisce che, quando la costruzione parte bene, la transizione finale verso il tiro è solo da affinare e perfezionare.
LATERALITA’ OFFENSIVA
L’occupazione delle fasce nel gioco di Palladino è importante ed i lavori degli esterni determinano il buon esito di un’azione. Infatti, da quinti di difesa si spingono fino all’area di rigore avversaria per crossare o inserirsi e cercare il goal. La catena tra terzo di difesa-centrale di centrocampo/trequartista-esterno di centrocampo viene ricercata spesso attraverso triangolazioni e rapidi uno-due oppure, in alternativa, fornisce spazio in zona centrale atto alla finalizzazione da fuori area.
FASE DI NON POSSESSO (FDNP)
PRIMA AZIONE DIFENSIVA
La fase di non possesso della squadra è rappresentata, durante la prima azione difensiva, da salite e pressing aggressivi e coordinati. Questo espone la squadra a sofferenze in caso di verticalizzazioni rapide, ma permette di recuperare la palla nella trequarti/metà campo avversaria quando viene eseguita con il giusto tempismo.
LINEA DIFENSIVA
L’Atalanta ha un modo di difendere molto aggressivo, uomo a uomo, che spesso toglie profondità all’avversario costringendolo a lanci lunghi o giocate molto rapide e tecniche che inducono all’errore. La struttura in caso di difesa bassa è solida e con una linea a 5, ma quando viene reso possibile, ogni giocatore rompe la linea, che appare così scaglionata, e marca l’avversario senza tener conto della posizione. Questo richiede grande sincronia da parte dei giocatori di Palladino, e coordinarsi diventa fondamentale per questo sistema di gioco. Non è un caso che in questa prima partita è stata sofferta la ricerca di profondità, ma ciò non toglie il fatto che, con il lavoro quotidiano, si possa arrivare ad ottenere una solidità maggiore.
ATTEGGIAMENTO DEL CENTROCAMPO
Il centrocampo ha il compito di schermare la linea difensiva, intercettare passaggi e impedire penetrazioni centrali. Tuttavia, in caso di assenza di equilibrio e con scarsa protezione potrebbe lasciare spazio agli avversari per costruire velocemente. Essendo la fase difensiva della Dea volta all’aggressione con duelli uomo su uomo che lasciano meno libertà e tempi di gioco all’avversario, il centrocampo risulta spesso scaglionato e frammentato. De Roon e Ederson non hanno una posizione fissa difensivamente parlando, ma prendono come riferimento i centrocampisti avversari più tecnici che spesse volte hanno il compito di impostare.
LATERALITA’ DIFENSIVA
Con difesa a tre, si può notare come gli esterni di centrocampo Bellanova e Zappacosta si abbassino in fase difensiva, formando una linea a cinque per garantire copertura sulle fasce e densità centrale. Tuttavia, uno svantaggio reale può essere rappresentato dalla concessione di profondità e spazi dietro tale linea, evidenziando difficoltà nell’organizzazione e nel controllo difensivo. Uno dei goal è arrivato proprio su cross con anticipo sull’esterno, segno che la copertura sulle fasce è ancora da rodare.
TRANSIZIONE OFFENSIVA
Quando l’Atalanta recupera palla, il cambio di ritmo si percepisce: con progressioni palla al piede, verticalizzazioni e movimento di punte e trequartisti la squadra guadagna terreno e riesce a rendersi pericolosa. Il gol di riapertura firmato Scamacca al 52′ testimonia che l’Atalanta ha saputo sfruttare un momento di transizione offensiva con efficacia portando molti giocatori all’interno dell’area.

Questo suggerisce che, in prospettiva, la squadra può diventare pericolosa proprio nelle ripartenze o nelle fasi di recupero palla, a patto di migliorare i tempi di recupero e gli automatismi.
TRANSIZIONE DIFENSIVA
Se la squadra avversaria riesce a ripartire velocemente con qualità, sfruttando i tagli, gli inserimenti e le sovrapposizioni, l’Atalanta potrebbe soffrire parecchio. La sincronia e l’organizzazione in transizione è fondamentale, il contropressing può portare molti benefici ma può essere anche letale. Sicuramente, rodando bene questo sistema i vantaggi potranno essere concreti e la squadra potrebbe beneficiarne.
ANALISI SWOT
Punti di Forza (Strengths)
- Collettivo ricco e versatile: difensori con qualità palla al piede, centrocampisti duttili e offensivi, attaccanti con caratteristiche diverse. Questo offre a Palladino molte soluzioni tattiche e la possibilità di adattarsi ad avversari e contesti.
- Potenziale alto in costruzione dal basso e nella fase di possesso: con giocatori tecnici e padroni del pallone, l’Atalanta può dominare e provare a imporre il ritmo.
- Transizione offensiva come arma concreta: quando la squadra recupera palla e parte palla al piede, può essere pericolosa grazie a punte ed esterni rapidi, creativi.
Punti di Debolezza (Weaknesses)
- Difesa ancora da rodare: disorganizzazione, copertura sulle fasce e transizione difensiva poco sincronizzata.
- Finalizzazione e concretezza sotto porta insufficienti: molte occasioni create e pochi tiri nello specchio confermano che serve affinare la rifinitura e la capacità di chiudere le azioni.
- Dipendenza da sincronizzazione di squadra: cambiamento di allenatore + nuove idee + nuovi automatismi richiedono tempo, strettamente necessario per amalgamare tutto.
Minacce per gli avversari (Threats)
- Con le giuste correzioni e tempo, la squadra può trasformarsi in una Atalanta moderna e completa: qualità tecnica, equilibrio difensivo ed intensità fisica.
- Sfruttare le transizioni, la velocità e la qualità degli esterni offensivi per sorprendere le difese avversarie.
Opportunità per gli avversari (Opportunities)
- Se la fase difensiva non viene sistemata rapidamente, i gol concessi potranno pesare molto, specialmente contro avversari rapidi o con attacco fisico.
- Se la finalizzazione non migliora, il possesso e le occasioni create rischiano di restare sterili.
- Pressione sul tecnico e sulla rosa: la curva di apprendimento e i risultati potrebbero condizionare l’equilibrio mentale e tattico del gruppo in una piazza che da qualche anno è abituata a grandi risultati.
La sconfitta per 3-1 rappresenta un test utile ed un campanello d’allarme. Il primo tempo ha mostrato le fragilità difensive e la difficoltà di costruire una fase di non possesso solida nei nuovi meccanismi; la ripresa, invece, offre segnali positivi: la squadra ha reagito, creato occasioni, segnato e dato l’impressione di poter crescere.
In prospettiva, sarà fondamentale lavorare su tempismo difensivo, copertura delle fasce e transizioni difensive rapide, rifinitura e finalizzazione offensiva, e consolidare il ritmo di pressing e possesso.








