Analisi Tattica: l’Everton di David Moyes

Analisi realizzata da Lorenzo Lancini, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca l’EVERTON di David Moyes: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
Dopo alcuni acquisti sbagliati ed alcuni anni dove é stato costretto a lottare per la salvezza, l’Everton in questa stagione di Premier League sta sorprendendo e convincendo con il suo stile di gioco, il proprio posizionamento in campo ed l’alto numero di giocatori inglesi nella propria rosa.
SISTEMI DI GIOCO
L’Everton di base si dispone con un sistema di gioco 1-4-2-3-1. In FDP l’obiettivo iniziale non appena riconquistato il possesso e quello verticalizzare cercando la giocata di sponda del reparto offensivo oppure di allargarsi e coprire per intero il campo.
Fase di possesso (FDP):
Durante la costruzione i Toffees trasformano la loro struttura aumentando gli uomini dietro la punta centrale con un 1-4-1-4-1 lasciando un unico centrocampista (a turno Gueye o Garner) davanti alla difesa, mentre l’altro centrocampista, unitamente agli esterni ed al trequartista formano la linea a quattro dietro la prima punta. In alcune circostanze, quando la manovra parte dai centrali difensivi, il modulo diventa un 1-2-4-1-3 (Immagine 1) oppure un 1-2-4-3-1 a dipendenza della posizione degli esterni, dove vengono sollecitati i centrali difensivi come play, i terzini di entrambe le fasce formano la linea a 4 del centrocampo con i due centrocampisti ed il trequartista gioca o come uomo dietro l’attacco a tre, oppure forma la linea a 3 dietro l’unica punta.
Fase di non possesso (FDNP):
L’Everton adatta la propria struttura difensiva in base ai momenti della gara e al risultato.
In situazione di parità, la squadra si dispone prevalentemente con un 1-4-4-2, in cui gli esterni si abbassano sulla linea dei centrocampisti, mentre il trequartista si alza accanto alla prima punta. In alternativa, può adottare un 1-4-2-4, con il trequartista e gli esterni che si alzano sulla linea offensiva formando un reparto a quattro.
Quando è necessario difendere il risultato, la squadra si compatta e ricerca prevalentemente la transizione veloce. In queste situazioni utilizza principalmente tre sistemi:
- 1-4-3-2-1: il trequartista si abbassa sulla linea dei centrocampisti, mentre gli esterni si accentrano formando un triangolo offensivo con la punta.
- 1-4-5-1: trequartista ed esterni si abbassano sulla linea dei centrocampisti, aumentando la densità (Immagine 3)
- 1-5-4-1: con l’ingresso in campo di Branthwaite al posto di McNeil, i Toffees si sono schierati con la difesa a 5, il trequartista si é allargato a sinistra ed ha formato la linea a 4 di metà campo dietro le spalle dell’unica punta.
SISTEMA DI GIOCO DI BASE : 1-4-2-3-1
SISTEMI DI GIOCO IN FDP : 1-4-1-4-1, 1-2-4-1-3, 1-2-4-3-1
SISTEMI DI GIOCO IN FDNP: 1-4-4-2, 1-4-2-4, 1-4-3-2-1, 1-4-5-1, 1-5-4-1
LA ROSA
Portiere:
Jordan Pickford, piede sinistro, n.1
Pickford è un portiere molto reattivo, rapido nei movimenti e con un ottimo senso della posizione, qualità che gli permettono di coprire bene la porta anche senza avere una grande statura. Oltre alle doti tra i pali, è importante anche per la costruzione: ha un buon piede e soprattutto è molto utilizzato per il gioco lungo. Il suo ruolo, infatti, non è solo quello di difendere la porta, ma anche di avviare l’azione, spesso cercando direttamente la punta con lanci lunghi.
Terzini:
Jake O’Brien, piede destro, n.15
Vitaliy Mykolenko, piede sinistro, n.16
I due terzini sono giocatori abbastanza bloccati, con caratteristiche più difensive che offensive, ma comunque affidabili tecnicamente e molto intelligenti dal punto di vista tattico. Mykolenko, rispetto al compagno, ha una maggiore propensione ad accompagnare l’azione e a spingere quando c’è spazio.
Il loro compito principale resta comunque quello di difendere, mantenere la linea compatta e, una volta recuperato il pallone, cercare subito una soluzione semplice e veloce, spesso con una palla lunga in avanti.
Difensori centrali:
James Tarkowski, piede destro, n.6
Michael Keane, piede destro, n.5
Jarrad Branthwaite, piede sinistro, n.32
I centrali sono molto simili per caratteristiche: forti fisicamente, dominanti nel gioco aereo e affidabili nelle chiusure. Tarkowski e Keane portano più esperienza, mentre Branthwaite è un po’ più rapido e dinamico.
In fase difensiva lavorano soprattutto di reparto, mantenendo una linea compatta e cercando di non concedere profondità. In fase di possesso, invece, in alcune situazioni vengono coinvolti nella costruzione, soprattutto quando la squadra prova a uscire dal basso.
Centrocampisti:
James Garner, piede destro, n.37
Idrissa Gueye, piede destro, n.27
I due centrocampisti sono probabilmente il cuore della squadra. Il loro lavoro è fondamentale in entrambe le fasi. In possesso si alternano tra chi imposta e chi si inserisce, partecipando attivamente alla manovra e dando equilibrio al gioco.
Quando l’Everton difende, invece, si abbassano molto vicino alla linea difensiva, andando a creare densità centrale e protezione davanti alla difesa. Una volta recuperata palla, sono tra i primi a pensare in verticale, cercando subito una giocata utile per far ripartire l’azione.
Il loro compito è quindi doppio: da una parte gestire il possesso e dare qualità alla manovra, dall’altra garantire copertura e solidità in fase difensiva.
Esterni:
Dwight McNeil, piede sinistro, n.7
Iliman Ndiaye, piede destro, n.10
Merlin Röhl, piede destro, n.34
Tim Iroegbunam, piede destro, n.42
Gli esterni sono giocatori fondamentali nel sistema di Moyes. Giocano a piede invertito e tendono a rientrare verso il centro per cercare la giocata o il tiro, ma anche per liberare spazio alle sovrapposizioni dei terzini.
In fase difensiva fanno un lavoro molto importante: si abbassano molto e aiutano a coprire le corsie laterali, andando anche in pressione sugli esterni avversari. In fase offensiva, invece, sono chiamati a essere rapidi e diretti, attaccando la profondità e cercando spesso l’uno contro uno.
Ndiaye porta velocità e imprevedibilità, mentre McNeil garantisce più esperienza e qualità nelle scelte. Nel finale di gara sono stati utilizzati anche Röhl e Iroegbunam, adattati nel ruolo di esterni nonostante siano centrocampisti, a dimostrazione della loro disponibilità e del potenziale che possono sviluppare.
Trequartista:
Kiernan Dewsbury-Hall, piede sinistro, n.22
Il trequartista ha un ruolo molto importante perché collega centrocampo e attacco. Dewsbury-Hall è un giocatore intelligente, tecnico e sempre lucido nelle scelte.
In fase offensiva supporta la punta, si muove tra le linee e partecipa alla costruzione, mentre in fase difensiva è il primo a dare pressione insieme all’attaccante e spesso si abbassa per aiutare il centrocampo.
Attaccanti:
Beto Betuncal, piede destro, n.9
Thierno Barry, piede destro, n.11
Gli attaccanti sono entrambi strutturati fisicamente, ma anche abbastanza mobili. Beto, in particolare, è un punto di riferimento fondamentale: attacca la profondità, protegge palla e lavora molto di sponda per far salire la squadra.
Barry è più giovane e ha meno esperienza, ma si muove bene e ha margini di crescita interessanti.
Dal punto di vista tattico, a entrambi viene chiesto di fare un lavoro molto specifico: attaccare lo spazio alle spalle della difesa, sfruttare la fisicità nei duelli e soprattutto aiutare la squadra con le sponde sui lanci lunghi.
FASE DI POSSESSO
Costruzione
La costruzione dell’Everton è molto diretta. La prima scelta è spesso quella di cercare subito la punta con un lancio lungo, sia da parte del portiere che dei difensori centrali. L’idea è chiara: evitare rischi bassi e risalire velocemente il campo.
Beto in questo senso è fondamentale, perché funge da vero riferimento offensivo. Viene incontro, protegge palla e lavora di sponda per i centrocampisti, che a quel punto hanno due opzioni: o verticalizzare subito sugli esterni per attaccare la profondità, oppure consolidare il possesso con passaggi più semplici e orizzontali.

Sviluppo
Una volta superata la prima pressione avversaria, il gioco passa molto dai piedi di James Garner e Idrissa Gueye. I due si alternano continuamente svolgendo egregiamente entrambi i ruoli: uno resta più basso a gestire, mentre l’altro si alza per dare una linea di passaggio in più tra le linee.
All’inizio dell’azione si vedono spesso su una linea piatta, ma con il progredire della manovra la struttura diventa più dinamica e scaglionata. Questo continuo scambiarsi i ruoli permette alla squadra di avere più soluzioni e di non essere troppo prevedibile non concedendo punti di riferimento.
Lateralità offensiva
Il gioco sugli esterni è una delle armi principali dell’Everton. Le ali vengono cercate spesso, soprattutto nelle transizioni, per sfruttare la loro velocità.
Giocando a piede invertito, tendono ad accentrarsi, liberando spazio per la sovrapposizione dei terzini — in particolare Vitaliy Mykolenko. In queste situazioni si creano spesso duelli uno contro uno, dove gli esterni possono puntare direttamente l’avversario e creare superiorità.
Rifinitura
La fase di rifinitura dell’Everton si sviluppa prevalentemente attraverso due modalità principali, entrambe studiate per valorizzare le caratteristiche fisiche dei giocatori offensivi.
La prima soluzione passa attraverso il riferimento centrale rappresentato dalla prima punta. L’attaccante si muove incontro al pallone, smarcandosi dal diretto marcatore e offrendo una linea di passaggio sicura. Una volta ricevuta palla, gioca spesso di prima intenzione o con pochi tocchi, fungendo da perno per la manovra offensiva. Questo tipo di giocata consente gli inserimenti dei centrocampisti o degli esterni, andando a occupare gli spazi lasciati liberi dalla difesa avversaria.
La seconda modalità coinvolge maggiormente gli esterni offensivi, che tendono ad accentrarsi partendo da una posizione larga. Questo movimento permette di creare superiorità numerica nelle zone centrali e di sviluppare combinazioni rapide nello stretto, come uno-due, triangolazioni o scambi veloci. L’obiettivo è quello di disorganizzare la linea difensiva avversaria e creare spazi utili per la conclusione o per l’ultimo passaggio.
Si tratta di soluzioni relativamente semplici dal punto di vista concettuale, ma estremamente efficaci, poiché si basano su principi chiari e sull’esaltazione delle qualità individuali dei giocatori.
Finalizzazione
Nella fase di finalizzazione, l’Everton opta per soluzioni rapide e dirette, con l’obiettivo di arrivare alla conclusione nel minor tempo possibile e sfruttare eventuali sbilanciamenti della difesa avversaria.
Una delle opzioni più utilizzate è la verticalizzazione immediata verso la punta, cercando di servire rapidamente l’attaccante centrale tra le linee o in profondità. In alternativa, viene spesso ricercato il passaggio filtrante alle spalle della linea difensiva, sfruttando i movimenti in profondità degli attaccanti o degli esterni. Questo tipo di giocata è particolarmente efficace contro difese alte, mal posizionate o poco compatte, permettendo di creare occasioni da gol in pochi passaggi.
Un’altra soluzione ricorrente riguarda l’isolamento degli esterni offensivi. Gli esterni vengono messi nelle condizioni ideali per affrontare il diretto avversario in situazioni di uno contro uno, spesso ricevendo palla in ampiezza e con spazio per puntare l’uomo. Da queste situazioni possono nascere cross, tiri o ulteriori combinazioni offensive, aumentando la pericolosità dell’azione grazie alle qualità individuali e alla capacità di creare superiorità numerica o posizionale.

FASE DI NON POSSESSO
Prima pressione
La prima pressione può essere effettuata in due principali modi, messi in atto a dipendenza del risultato e del momento della partita:
- il primo è quello di portare un pressing immediato, non appena perso il possesso, con l’obiettivo di recuperare il possesso il prima possibile e di sfruttare, prendendo in controtempo la difesa avversaria, la superiorità numerica o gli spazi che si vengono a creare. Questo tipo di pressione porta la squadra che la subisce a forzare la giocata e a sbagliare appoggi o passaggi, consentendo il recupero palla.
- il secondo modo di pressione viene applicato quando il risultato è favorevole o al sicuro: la squadra non opta più per un recupero palla istantaneo ma arretra verso la propria porta a difesa del vantaggio, lasciando alla squadra avversaria la costruzione della manovra.

Centrocampo in non possesso
In fase difensiva, il centrocampo resta molto compatto e spesso su una linea abbastanza piatta. I giocatori si muovono in funzione della palla: chi è più vicino esce in pressione, mentre gli altri restano in copertura per mantenere equilibrio. Questo modo di muoversi a “catena” consente ai Toffees di creare in mezzo al campo una diga molto difficile da superare, costringendo gli avversari a giocare palla sull’esterno del campo o a retrocedere ai difensori o addirittura al portiere per ricostruire la manovra.
Lateralità difensiva
Sulle fasce il lavoro è molto di squadra. L’esterno offensivo rientra sempre, il centrocampista lato palla dà supporto e il terzino tende a stringere verso i centrali per non lasciare spazi dentro al campo.
Questo permette alla squadra di essere compatta e difficile da superare lateralmente.
Linea difensiva
La linea difensiva si mantiene generalmente piatta e ordinata, con un atteggiamento più di copertura che di aggressione. In alcune situazioni, però, i centrali escono in anticipo sulla punta avversaria per interrompere l’azione e costringere gli avversari a tornare indietro. In queste circostanze il terzo accanto al centrale che esce, sostituisce il compagno accentrandosi ulteriormente, per poi far ritorno al proprio ruolo naturale quando il centrale ritorna in posizione.
Quando il terzino esce in pressione sull’esterno avversario, il centrale di riferimento sul lato palla attua una diagonale corta e tempestiva per coprire lo spazio lasciato scoperto. Questo movimento non è solo una semplice copertura, ma rappresenta un principio coordinato di reparto: la linea difensiva scivola lateralmente in modo compatto, mantenendo le distanze tra i giocatori e riducendo i varchi attaccabili. La diagonale del centrale consente di proteggere sia la zona interna sia eventuali tagli in profondità, evitando situazioni di uno contro uno in campo aperto. È un meccanismo fondamentale per garantire equilibrio, soprattutto contro squadre che cercano ampiezza e cambi di gioco rapidi, permettendo alla linea di restare solida ed efficace anche durante le fasi di pressione laterale.
Quando la squadra si abbassa in un sistema di 1-4-5-1, l’Everton FC riesce a organizzarsi in tre linee estremamente compatte e ben coordinate tra loro. La linea difensiva, quella di centrocampo e l’unica punta mantengono distanze ridotte sia in senso verticale che orizzontale, creando una struttura corta e difficile da superare. Questa compattezza consente una protezione efficace della profondità e limita fortemente gli spazi tra le linee, rendendo complicata la ricezione tra le linee da parte degli avversari. Inoltre, la densità centrale obbliga spesso gli avversari a sviluppare il gioco sulle corsie esterne, dove la squadra può attivare raddoppi e situazioni di pressione mirata.
Transizione offensiva
Come in altre circostanze l’Everton adatta la propria transizione offensiva al risultato ed al momento della partita. Ad inizio partita oppure quando il risultato è in bilico, dopo il recupero del pallone, la squadra cerca quasi sempre di andare in verticale. Vengono ricercati tutti gli interpreti del reparto offensivo, specialmente esterni e prima punta: i primi si aprono e vengono innescati in profondità oppure palla al piede per puntare l’uomo o cercare nuovamente la profondità sul taglio della prima punta. Quest’ultimo invece effettua costanti movimenti diversificati e difficili da leggere, difatti può attaccare la profondità ed essere servito dai compagni (come in occasione del primo gol), può venire in contro e giocare di sponda oppure ricevere palla e aprire il gioco.
Quando la squadra è in vantaggio, la tendenza è quella di calmare il gioco, mantenere il possesso e far rifiatare la difesa. In queste situazioni sono essenziali i due centrocampisti abili a gestire le seconde palle guadagnandosi punizioni o smistando il gioco e la prima punta che difende palla, fa sponde su palle “sporche” e si guadagna falli utili a far salire la squadra, guadagnare secondi e far rifiatare la difesa.
Transizione difensiva
Quando perdono palla, i Toffees provano inizialmente a recuperarla subito con una pressione alta portata dai giocatori più vicini alla sfera. Se però la situazione lo richiede, soprattutto quando deve difendere il risultato, la squadra preferisce abbassarsi rapidamente e ricompattarsi senza forzare il pressing.
In entrambe le situazioni la transizione avviene prontamente e in maniera ordinata : ogni giocatore sa esattamente cosa deve fare e fin dove portare la pressione.
Analisi SWOT
Punti di forza
L’Everton è una squadra molto solida e organizzata, difficile da affrontare soprattutto quando si chiude bene, che presenta diversi punti di forza :
- la presenza di una punta centrale come riferimento offensivo rappresenta l’elemento chiave del sistema di gioco: tutte le azioni d’attacco vengono sviluppate attraverso di lui, che funge da punto di raccordo e finalizzazione. In questo contesto, Beto è il giocatore che interpreta al meglio il ruolo, grazie alla sua capacità di offrire profondità, proteggere il pallone e fungere da perno nella manovra offensiva.
- le transizioni, soprattutto da fase difensiva a offensiva, sono molto efficaci e pericolose: non appena la palla viene recuperata il passaggio da FDNP a FDP è immediato e rapido con verticalizzazioni letali e contropiedi che portano a potenziali occasioni.
- organizzazione e compiti tattici chiari e ben interpretati: ad ogni giocatore vengono richiesti compiti tattici in entrambe le fasi e puntualmente vengono rispettati, Inoltre grazie alla disposizione in campo organizzata, i Toffees difendono in maniera intelligente, coprendo tutto la metà campo difensiva.
Punti di debolezza
Nonostante la buona organizzazione generale, ci sono alcune situazioni in cui la squadra va in difficoltà:
- a volte il rientro difensivo non è rapidissimo e si creano spazi tra difesa e centrocampo. Questo comporta grande libertà palla al piede dell’attacco avversario sulla zona ¾ offensiva.
- troppa libertà concessa sui tiri dalla distanza e sui cross, che portano a calci d’angolo o a situazioni complicate da sbrogliare consentendo agli avversari di prendere ritmo, coraggio e a mettere continua pressione alla difesa;








