Analisi Tattica: il Lecce di Eusebio Di Francesco

analisi tattica e come gioca il Lecce di Eusebio Di Francesco 2025 2026 con modello e principi e statistiche xG per corso match analyst e corsi match analysis e data analyst nel calcio con modulo in fase di possesso o fase offensiva in fase di non possesso o fase difensiva e in transizione

Analisi realizzata da Giannina Lattanzio, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification

Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET

Vedremo di seguito come gioca il LECCE di Eusebio Di Francesco: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.

L’allenatore Di Francesco al Lecce utilizza il 4-3-3 come modulo di riferimento, impostando la squadra su un calcio aggressivo, rapido nelle ripartenze e capace di valorizzare al meglio le ali in fase offensiva. In fase di possesso ricerca equilibrio e qualità tecnica, sfruttando soprattutto le zone esterne attraverso la dinamicità dei giocatori. Questo si traduce in scambi rapidi, sovrapposizioni, triangolazioni, inserimenti e un atteggiamento aggressivo volto a creare superiorità e spazi da attaccare.

In fase di non possesso, invece, Di Francesco punta su un’organizzazione collettiva precisa. Tuttavia, i suoi giocatori faticano ancora a rispettare con continuità questi principi, e spesso emergono errori legati a coperture, scivolamenti non coordinati e pressing poco efficace.

 

SISTEMA DI GIOCO

SISTEMA DI GIOCO DI BASE: 1-4-3-3

SISTEMA DI GIOCO DI FASE DI POSSESSO:  1-3-1-3-3 / 1-2-3-1-4

SISTEMA DI GIOCO DI FASE DI NON POSSESSO: 1-4-1-4-1 / 1-4-4-2

SISTEMA DI GIOCO ULTRA DIFENSIVO (FASE DI NON POSSESSO): 1-5-3-2 / 1-6-3-1

 

 

INTERPRETI

PORTIERI

N.30 FALCONE (piede destro)

Compiti tattici:

il portiere ha due comportamenti principali. Quando la squadra cerca di impostare dal basso, si limita a giocare passaggi semplici verso i difensori centrali o i terzini, garantendo sicurezza e continuità nel possesso. Diversamente, nelle situazioni in cui opta per una costruzione più diretta, la scelta ricade quasi sempre su un lancio lungo in direzione del vertice destro.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Buona tecnica nel giocare con i piedi e nel scegliere lo spazio dove poter giocar palla, anche se in questa partita si è notato molto che i suoi lanci erano principalmente per l’esterno alto destro.

Caratteristiche fisiche:

Strutturato e abile. Con grandi riflessi.

DIFENSORI CENTRALI:

N.4 GASPAR (Piede destro), N.44 GABRIEL (Piede destro)

Compiti tattici:

Durante la fase di possesso i difensori hanno un ruolo determinante nella costruzione del gioco. Tutti e quattro mostrano buona padronanza tecnica, gestiscono il pallone con sicurezza e cercano il momento giusto per avanzare o verticalizzare. La linea arretrata non si limita a una funzione difensiva, ma contribuisce in maniera attiva allo sviluppo dell’azione. In FDP la linea difensiva resta compatta, lavora con buona coordinazione nei movimenti di scivolamento e si supporta reciprocamente nelle situazioni di maggiore pressione.

Il giocatore che incide maggiormente è Gaspar. In FDP si distingue per la qualità nei passaggi, sia filtranti che rasoterra, oltre che per la precisione nei lanci lunghi che danno respiro e ampiezza alla manovra. In FDNP mostra notevole intelligenza tattica, comprende i tempi dell’anticipo ed è efficace nei duelli individuali. Inoltre, la sua struttura fisica gli consente di avere un impatto importante nei contrasti e nei recuperi palla, rendendolo il difensore più influente della gara.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Giocatori che eseguono passaggi semplici e verticalizzazioni potenti. Forti nei duelli e nei contrasti aerei

Caratteristiche fisiche:

Grande potenza e forza fisica. Sono competitivi, imponenti e dominanti nei colpi di testa.

ESTERNI BASSI

N.17 VEIGA (Piede destro), N.25 GALLO (Piede sinistro)

Compiti tattici:

Gli esterni bassi hanno il compito di essere un appoggio per i loro difensori centrali e portiere in fase di costruzione bassa, invece quando si tratta di una costruzione diretta alzano linea creando ampiezza o cercano pure di scambiarsi con i loro compagni esterni alti e cercano la profondità per una superiorità numerica in attacco. In FDNP devono cercare di scivolare il più velocemente possibile, se la palla si trova nella loro zona, escono aggressivi col portatore palla invece se si trova nel lato opposto chiudono compatti insieme ai loro dif.centrali. Un altro compito è vincere l’uno contro uno e creare verticalizzazioni dirette in transizioni offensive.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Buona tecnica di base (la tecnica di Veiga spicca di più rispetto a quella di Gallo), Potenti nei lanci lunghi e tesi.

Caratteristiche fisiche:

Inteliggenti nel leggere le giocate, ottima velocità nel tornare in zona nei contropiedi difensivi. Buona capacità aerobica.

 

CENTROCAMPISTI

N.77 KABA (Piede destro), N.20 RAMADANI (Piede destro), N.29 COULIBALY (Piede destro), N.10 BERISHA (Piede destro), N.14 HELGASON (Piede destro)

Compiti tattici:

I centrocampisti si muovono costantemente negli spazi, offrendo sempre un appoggio sia nelle fasi di costruzione bassa sia agli attaccanti che vogliono scaricare la palla dopo aver vinto un duello aereo. In fase di sviluppo cercano di coinvolgere gli esterni alti e di creare opportunità per il cambio gioco. Quando la palla si avvicina alla zona di finalizzazione, attaccano l’area per generare superiorità numerica e per sfruttare eventuali rimbalzi o palloni che tornano indietro, creando così opportunità di tiro.

In FDNP si concentrano su schermature e coperture degli spazi quando gli attaccanti avversari esercitano pressing individuale. Quando l’avversario si trova in fase di sviluppo, agiscono con aggressività, cercando di vincere il duello sia in uno contro uno sia in situazioni di due contro uno. Se vengono superati, scivolano rapidamente per supportare la linea difensiva, limitare i lanci lunghi e costringere gli avversari a retrocedere.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Buona tecnica, buon controllo e buon lancio, intelligenti nel capire la situazione di gioco. Però, diversi passaggi sbagliati, causati sia da incomprensioni tra i giocatori sia dal tentativo di attaccare in maniera troppo affrettata.

Caratteristiche fisiche:

Sono giocatori che garantiscono di grandi capacità aerobiche e di progressione. Veloci e dinamici e prestanti fisicamente.

ESTERNI ALTI

N.50 PIEROTTI (Piede destro), N.7 MORENTE (Piede destro), N.23 SOTTIL (Piede destro)

Compiti tattici:

Il loro compito è di attaccare lo spazio su ogni verticalizzazione, scambiarsi con i loro compagni esterni bassi e con gli interni, creare triangolazioni e sovrapposizioni. Fare superiorità numerica in aerea avversaria per la finalizzazione ed eventuali rimpalli, saper vincere i duelli. In FDNP uscire sempre sul terzino facendo un pressing aggressivo e chiudere gli spazi quando la palla si trova verso il lato opposto.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Buon controllo e manovra del pallone, bravi nel capire le diverse situazioni di gioco.

Caratteristiche fisiche:

Buone qualità aerobiche, aggressivi nei duelli e dinamici.

 

ATTACCANTI

N.22 CAMARDA (Piede destro, è ambidestro), N.9 STULIC (Piede destro), N.11 N’DRI (Piede sinistro)

Compiti tattici:

Attaccare lo spazio, essere sempre presenti in ogni azione di attacco, cercare di stare sempre con l’ultima linea avversaria, creare contromovimenti, cogliere le proprie qualità tecniche per tirare in ogni situazione di attacco.

Caratteristiche tecnico-tattiche:

Buon controllo e manovra del pallone, abili nei contromovimenti e nell’attaccare lo spazio indicato.

Caratteristiche fisiche:

Buone doti fisiche di velocità.

 

FASE DI POSSESSO

COSTRUZIONE:

Il Lecce, impegnato in casa contro il Milan, ha impostato la propria costruzione prevalentemente in maniera diretta, affidandosi non solo ai difensori ma anche al portiere Falcone.

Questo non significa che la costruzione dal basso non fosse contemplata come opzione, ma, contro un avversario organizzato e aggressivo come il Milan, la soluzione diretta è apparsa la più affidabile e funzionale.

In più di un’occasione il Lecce ha tentato di avviare l’azione partendo dal basso, ma ha incontrato notevoli difficoltà nel superare il primo pressing alto e pulito dei rossoneri. Di conseguenza, la squadra di mister Di Francesco ha rapidamente attivato la ricerca immediata del lancio lungo, sia sugli esterni alti sia sull’attaccante.

Anche in situazioni di posizionamento non ottimale, il Lecce ha preferito verticalizzare in maniera diretta: l’obiettivo non era tanto mantenere il possesso, quanto spostare il punto di perdita palla nella zona più lontana possibile dalla propria porta, riducendo così i rischi difensivi.

Quando il Lecce trovava l’occasione di poter sviluppare una costruzione dal basso, i passaggi iniziali erano quasi sempre semplici e lineari: si partiva con una giocata del portiere verso il terzino, oppure dal difensore centrale che cercava il terzino in appoggio. Da lì, se il terzino riceveva palla in una situazione chiusa, la soluzione più immediata era tornare indietro al difensore centrale, con l’obiettivo di far girare il pallone e guadagnare metri alzando gradualmente la linea di gioco. Questo palleggio non aveva un ritmo particolarmente veloce, ma serviva soprattutto a dare respiro alla manovra e a far avanzare la squadra, arrivando in alcuni frangenti fino alla zona di metà campo, sempre in attesa di trovare il momento giusto per verticalizzare con precisione.

Il problema è sorto nel momento in cui la linea difensiva del Lecce si è trovata di fronte al pressing aggressivo e continuo del Milan. La pressione dei rossoneri ha limitato fortemente la possibilità di sviluppare un’uscita pulita e ha costretto spesso la difesa a rinunciare al possesso ragionato. In queste circostanze, la scelta è ricaduta quasi sempre sul lancio lungo diretto, indirizzato come detto anteriormente sia verso gli esterni alti che verso la punta centrale. Anche quando questi giocatori si trovavano in posizione scomoda o addirittura già in inferiorità numerica rispetto ai difensori avversari, il Lecce preferiva comunque cercarli.

Un aspetto che ha pesato negativamente nella costruzione dal basso è stata la poca collaborazione del reparto offensivo e del centrocampo. Quando i difensori centrali o i terzini riuscivano a trovare l’occasione per costruire il gioco con una palla aperta, mancavano linee di passaggio realmente efficaci. Gli attaccanti, infatti, si muovevano poco, in maniera statica, e spesso con tempi sbagliati rispetto allo sviluppo dell’azione. Allo stesso modo, il centrocampo non è stato abbastanza dinamico né rapido nell’abbassarsi o nello smarcarsi tra le linee, rendendo molto complicato trovare soluzioni interne di qualità.

Questa mancanza di movimento ha reso il Lecce piuttosto leggibile. Le linee di passaggio erano prevedibili e gli avversari hanno avuto gioco facile nell’anticipare le giocate, recuperando spesso palla in zone delicate. Di conseguenza, la squadra di Di Francesco si è trovata a perdere diversi palloni pericolosi non tanto per errori tecnici, quanto per la scarsa offerta di soluzioni dinamiche da parte dei reparti avanzati.

 

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SVILUPPO

Nella fase di sviluppo si è osservato che i centrocampisti hanno lavorato più spesso in relazione con gli esterni alti che tra di loro. In particolare, Kaba ha mostrato più volte la tendenza a muoversi verso l’esterno, occupando la zona di Pierotti, mentre Pierotti a sua volta si stringeva verso l’interno. Questi scambi di posizione sono stati abbastanza frequenti, ma non sempre eseguiti nei momenti più efficaci, e per questo non hanno portato un vantaggio concreto.

Al contrario, tra i tre centrocampisti – Kaba, Ramadani e Coulibaly – gli scambi diretti e i movimenti coordinati sono stati piuttosto limitati. Questa mancanza di rotazioni interne ha creato una certa staticità in mezzo al campo. Più spesso i centrocampisti preferivano abbassarsi per ricevere palla direttamente dai difensori centrali: in quel caso controllavano, scaricavano velocemente e, con questo movimento, liberavano spazio nella zona che avevano lasciato libera.

Quando il pallone veniva giocato direttamente dai difensori verso un esterno alto o una punta, i centrocampisti erano invece molto rapidi nell’accompagnare l’azione. Si portavano subito in appoggio vicino al portatore di palla e cercavano giocate filtranti negli spazi tra le linee della difesa del Milan. Il limite di questo tipo di attacco è che non venivano sfruttati a dovere i grandi spazi che il Milan lasciava sulle corsie esterne. Nelle poche occasioni in cui la squadra si è accorta di questa possibilità, è riuscita a sviluppare bene l’azione: ha guadagnato ampiezza, ha portato palla sul fondo e ha concluso con un cross sul secondo palo o con un passaggio rasoterra verso il centro dell’area.

Dal punto di vista individuale, Kaba si è distinto per la sua capacità di occupare sempre lo spazio giusto. Si è fatto trovare libero nei momenti opportuni, offrendo una soluzione di passaggio sicura e utile per dare continuità al possesso.

Tra i momenti positivi della fase di sviluppo vanno evidenziati anche:

le triangolazioni veloci tra i centrocampisti e l’attaccante, con Ramadani e Coulibaly che hanno mostrato una buona intesa con Camarda negli scambi rapidi nello stretto; i cambi di gioco rapidi dei difensori centrali verso gli esterni alti, che hanno permesso di spostare l’azione e avanzare con più velocità.

 

RIFINITURA

In questa fase si è notata una difficoltà evidente da parte della squadra nel mettere in pratica quanto preparato dal mister Di Francesco. L’obiettivo era chiaro: arrivare in zona pericolosa e trovare la conclusione, ma l’applicazione è stata complessa e spesso poco efficace.

I centrocampisti (Kaba, Ramadani e Coulibaly), insieme agli esterni (Morente e Pierotti) e all’attaccante Camarda, hanno faticato a calciare quando la difesa del Milan era schierata. Nelle rare occasioni in cui si sono trovati in condizione di tiro, hanno quasi sempre aggiunto un controllo o un movimento in più, perdendo così il tempo giusto per concludere. Questo ha favorito il pressing immediato e aggressivo del Milan, che con grande intensità recuperava possesso.

Un altro limite emerso è stata la gestione delle combinazioni corte. Spesso i giocatori hanno cercato triangolazioni rapide al limite dell’area, ma queste sono risultate inefficaci a causa della superiorità numerica difensiva del Milan, che impediva di trovare lo spazio per il tiro. In alcuni momenti è mancata anche la comprensione reciproca tra i giocatori: passaggi forzati o letti in ritardo hanno portato a palle perse semplici, intercettate senza difficoltà dai centrocampisti o dai difensori avversari nonostante la loro superiorità numerica in area.

In sintesi, la squadra ha costruito con ordine fino alla trequarti ma, una volta arrivata in zona di rifinitura, ha trovato pochi sbocchi concreti, la lentezza nella scelta, la difficoltà nel leggere i tempi di conclusione e poca precisione nelle combinazioni hanno impedito di trasformare l’azione in occasioni reali da gol.

 

FINALIZZAZIONE

La fase di finalizzazione è stata quella meno efficace della partita, come dimostrano i soli due tiri nello specchio della porta registrati nell’arco dei novanta minuti. Nonostante la squadra sia riuscita ad arrivare al cross o al lancio lungo in diverse occasioni, le conclusioni non sono mai state realmente pericolose: i lanci sono stati quasi sempre intercettati dai difensori del Milan oppure bloccati dal portiere.

Quando il pallone arrivava dalle corsie esterne, con i cross di Pierotti o Morente, l’unico giocatore che attaccava l’area con i tempi giusti era Camarda. I centrocampisti tentavano di inserirsi a supporto, ma quasi sempre con un attimo di ritardo, trovandosi fuori tempo utile per incidere. Questo ha portato Camarda a trovarsi spesso isolato: in area c’erano al massimo lui e un compagno, ma sempre circondati da quattro o cinque difensori del Milan.

Il risultato è stato un attacco poco incisivo, con mancanza di presenza numerica in area e difficoltà a trasformare le azioni di sviluppo e rifinitura in occasioni da gol reali.

 

LATERALITA’

L’obiettivo principale del mister era sfruttare le zone esterne per creare superiorità e pericolosità offensiva. Questo non avveniva solo tramite scambi o triangolazioni tra interni ed esterni, o tra compagni di catena, ma anche attraverso la profondità, andando a conquistare la corsia esterna alle spalle della linea difensiva del Milan.

Si è osservato un buon livello di dinamicità e intesa in particolare tra le mezze ali e gli esterni, con un esempio concreto nel lato destro tra Kaba e Pierotti. I movimenti erano corretti e coordinati, e le combinazioni tra i giocatori hanno permesso di creare azioni potenzialmente pericolose. Il problema principale non era quindi la creazione dell’azione, ma il momento in cui l’azione veniva sviluppata. Quando il terzino basso o il difensore centrale lanciava palla verso l’esterno alto, quest’ultimo attaccava lo spazio senza effettuare contro-movimenti o variazioni di tempo. Il risultato era una giocata prevedibile, facilmente letta dagli avversari che riconquistavano palla attraverso un uno vs uno o un due vs uno.

 

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FASE DI NON POSSESSO

PRIMO PRESSING

Il Lecce ha impostato un pressing iniziale aggressivo, con l’obiettivo di mettere subito in difficoltà la costruzione del Milan. Gli attaccanti si muovevano in base alla zona in cui si trovava il pallone: Camarda è il primo a far pressing in maniera diretta e intensa sull’uomo in possesso, mentre se il pallone si apre verso i terzini avversari il compito di uscire in pressione spetta agli esterni alti, Morente o Pierotti.

L’intenzione tattica è di costringere il Milan a commettere errori già nelle prime fasi della manovra. Tuttavia, l’applicazione del pressing ha mostrato dei limiti evidenti. Nel tentativo di aggredire in avanti, il Lecce ha concesso troppi spazi interni ed esterni, non riuscendo a mantenere le giuste distanze tra i reparti.

Questa disorganizzazione ha permesso al Milan non solo di superare con facilità la prima linea di pressione, ma anche di avanzare con rapidità. Spesso, bastavano pochi passaggi per portare la manovra rossonera fino alla trequarti offensiva o, in alcuni casi, direttamente a ridosso della metà campo del Lecce.

In sostanza, il pressing alto del Lecce è risultato intenso nelle intenzioni ma poco efficace nella gestione collettiva, perché non supportato da un’adeguata copertura degli spazi sia su zona centrale che esterna.

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ATTEGGIAMENTO CENTROCAMPO

Il centrocampo, con Kaba, Ramadani e Coulibaly (o chi ne ricopre i ruoli), in fase difensiva si è mosso principalmente con l’obiettivo di recuperare palla attraverso un pressing aggressivo a zona su uomo, questo significa che i giocatori stavano scaglionati e non piatti. Spesso i centrocampisti sceglievano di uscire sul portatore avversario per fare un uno contro uno diretto, oppure cercavano di creare un due contro uno per aumentare le possibilità di riconquista. Allo stesso modo, quando l’azione si sviluppava sulle corsie laterali, non mancava il supporto agli esterni: i centrocampisti provavano a raddoppiare, oppure restavano in copertura se la situazione non permetteva di accompagnare.

Il pressing veniva eseguito con intensità e con atteggiamento aggressivo, ma è emersa una problematica importante: dopo l’uscita in pressione, i centrocampisti faticavano a scivolare velocemente su zona in copertura, lasciando spazi tra i reparti. Questi varchi sono stati sfruttati dal Milan nella fase di sviluppo, trovando linee di passaggio libere sia centrali che laterali.

Un altro limite riguarda la gestione dei duelli dopo essere stati superati. In quelle situazioni i centrocampisti scivolavano rapidamente verso la linea difensiva per dare supporto, ma lo facevano con un atteggiamento più passivo che competitivo in particolare Ramadani. Spesso erano presenti nella zona, ma senza la giusta aggressività nel contrasto, permettendo così al Milan di mantenere facilmente il possesso e proseguire l’azione.

In sintesi, il centrocampo ha mostrato buone intenzioni nell’aggressione alla palla, ma ha pagato in termini di equilibrio e intensità difensiva, lasciando spazi e risultando meno efficace nei duelli.

 

 

LATERALITA’ DIFENSIVA

Il compito principale di Veiga e Gallo è quello di uscire in pressione sul portatore di palla avversario, staccandosi così dalla linea difensiva. Questo movimento, però, non è sempre ben coperto dai compagni, di conseguenza, dietro al terzino rimangono spesso spazi liberi che gli avversari possono attaccare con facilità.

I terzini incontrano difficoltà sia nei duelli individuali (uno contro uno), sia nei raddoppi (due contro uno). Anche quando ricevono il supporto dei centrocampisti, l’aiuto non è sempre abbastanza aggressivo per mettere realmente in difficoltà l’avversario.

Un’eccezione positiva è rappresentata da Kaba e Gaspar, che più volte hanno garantito un sostegno concreto ed efficace sulle corsie. In particolare, quando la palla si trovava lateralmente in zona del terzino Sinistro Veiga, i due sono stati puntuali nell’aggressione e hanno mostrato un atteggiamento più competitivo, aumentando la solidità difensiva sulla fascia.

 

LINEA DIFENSIVA

La linea difensiva adotta un comportamento a zona su uomo: i difensori si staccano dalla linea per anticipare l’avversario, cercando di impedirgli la ricezione sia su palloni aerei sia su passaggi rasoterra. In queste situazioni si evidenzia una buona capacità nei duelli individuali, con interventi spesso decisi ed efficaci nell’uno contro uno.

Quando però la palla riesce a superare la prima marcatura ed entra negli spazi lasciati tra i difensori, la linea reagisce scivolando in modo compatto verso il centro. L’obiettivo è quello di chiudere il corridoio centrale il più rapidamente possibile. Se il tempismo è corretto, i difensori riescono ad aggredire con decisione l’avversario e a riconquistare il possesso.

La gestione successiva al recupero palla, però, rappresenta un limite: troppo spesso, dopo aver vinto il duello, i difensori scelgono il rilancio immediato e verticale, anche in assenza di compagni pronti a ricevere. Questo porta frequentemente a perdere nuovamente il pallone, concedendo all’avversario un nuovo possesso.

In quelle stesse situazioni, sarebbe stato più utile ricorrere a soluzioni alternative come un cambio di gioco, un passaggio verso gli esterni bassi o alzare il pallone sugli esterni alti, così da guadagnare ampiezza, dare respiro alla manovra e permettere alla squadra di risistemarsi per ricostruire con ordine.

Da non sottovalutare che il giocatore più forte fisicamente e il più aggressivo nei duelli della linea difensiva è Gaspar.

 

TRANSIZIONE

TRANSIZIONE DIFENSIVA

Nel momento in cui il Lecce perde il possesso, il primo principio è quello di agire immediatamente sul portatore di palla: il giocatore più vicino esce in pressione in modo rapido e aggressivo per rallentare l’azione avversaria. Allo stesso tempo, i compagni più lontani si concentrano nel chiudere le linee di passaggio, cercando di limitare le opzioni al Milan.

La squadra, però, non punta a un contro-pressing alto e continuo, ma preferisce ripiegare teoricamente con ordine, mantenendo un baricentro medio-basso. L’idea è quella di dare priorità all’organizzazione difensiva e alla compattezza dei reparti anche se per loro è faticoso, accettando di abbassarsi pur di restare equilibrati.

Una volta ristabilita la struttura difensiva, l’obiettivo diventa recuperare palla in zona bassa e sfruttare subito la riconquista per dare il via a un contrattacco veloce.

 

TRANSIZIONE OFFENSIVA

Quando il Lecce recupera palla e si apre una situazione di transizione offensiva, la scelta immediata è quella di verticalizzare rapidamente. La squadra cerca subito il lancio lungo, sia in direzione centrale verso l’attaccante di riferimento, sia sugli esterni che attaccano la profondità.

Nel caso ci sia la possibilità, la verticalizzazione viene preceduta da un appoggio corto su un compagno vicino, che funge da raccordo per poi allungare il gioco. Altrimenti, la soluzione è diretta: il portatore cerca subito la profondità con un passaggio lungo.

L’idea di base è chiara: attaccare velocemente lo spazio sfruttando la corsa degli attaccanti e togliendo tempo alla riorganizzazione difensiva avversaria.

ANALISI SWOT

PUNTI DI FORZA

  • Verticalizzazioni dirette: capacità di attaccare rapidamente la profondità con lanci lunghi o passaggi verticali.
  • Difesa aggressiva: linea dif. efficace nell’anticipo e solida nei duelli, soprattutto nei contrasti aerei.
  • Qualità nell’1 vs 1: sia difensori che centrocampisti dimostrano sicurezza nei duelli individuali.
  • Centrocampo dinamico: buona mobilità e lettura del gioco, che garantiscono soluzioni sia in fase di sviluppo che di copertura.

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Verticalizzazioni imprecise in transizione: nelle situazioni di recupero palla, spesso le verticalizzazioni risultano affrettate portando a una rapida perdita del possesso.
  • Spazi tra reparti in FDNP: mancanza di compattezza, con linee di centrocampo e difesa troppo distanti.
  • Scarsa finalizzazione: poche occasioni da rete, nonostante un buon lavoro di preparazione offensiva.
  • Scarso sfruttamento degli spazi concessi dagli avversari: in particolare, difficoltà nell’attaccare le zone esterne lasciate libere o nel variare le soluzioni offensive.

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