Analisi Tattica: la Fiorentina di Paolo Vanoli

analisi tattica e come gioca la Fiorentina di Paolo Vanoli 2025 2026 con modello e principi e statistiche xG per corso match analyst e corsi match analysis e data analyst nel calcio con modulo in fase di possesso o fase offensiva in fase di non possesso o fase difensiva e in transizione

Analisi realizzata da Paolo Odisio, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification

Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET

Vedremo di seguito come gioca la FIORENTINA di Paolo Vanoli: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.

Paolo Vanoli torna su una panchina di Serie A dopo circa cinque mesi di stop. La sua ultima esperienza, in cui si era trovato alla guida del Torino per la stagione 2024/25, si era conclusa dopo 40 partite ufficiali, di cui 11 vittorie, 14 pareggi e 15 sconfitte ed una media di 1.18 punti a partita. Precedentemente, aveva condotto il Venezia al ritorno nella massima serie, dopo aver allenato i Lagunari per quasi due stagioni intere di Serie B con due partecipazioni consecutive ai playoff della serie cadetta.

Durante queste tre stagioni in Italia, Vanoli ha utilizzato prevalentemente il 3-5-2, con l’alternativa del 3-4-2-1 a Torino, ma sia a Venezia che a Torino ha schierato in alcuni periodi una difesa a quattro. In questo inizio alla Fiorentina, il tecnico varesino sembra voler mantenere una linea di continuità con il suo predecessore Pioli, utilizzando la difesa a tre.

 

 

Sistemi di gioco

SISTEMA DI GIOCO DI BASE: 3-5-2

La scelta del 3-5-2 rappresenta una decisione strategica significativa nella gestione del passaggio da Pioli a Vanoli. In questa prima partita emerge una continuità difensiva rispetto alla Fiorentina di Pioli, probabilmente dettata dalla necessità di non generare scompensi immediati nella struttura della squadra. Tuttavia, la molteplicità dei sistemi in fase offensiva rivela l’intenzione di Vanoli di mantenere una flessibilità tattica e una capacità di adattamento agli avversari, elemento che caratterizza il suo approccio metodologico.

SISTEMA DI GIOCO DI FASE OFFENSIVA: 3-1-4-1-1, 3-1-5-1, 3-3-3-1, 3-2-4-1, 2-3-4-1, 2-2-4-2, 2-3-5

La variabilità nelle costruzioni (da 3-1-4-1-1 a 2-2-4-2) non è casuale: rispecchia il principio di occupazione dinamica dello spazio, centrale per Vanoli. Piuttosto che cristallizzarsi in un’unica struttura, il tecnico impiega un sistema fluido in cui i ruoli mantengono una certa intercambiabilità funzionale. Questo approccio consente di generare superiorità numerica in zone specifiche del campo senza rinunciare alla solidità strutturale.

Quando si trova in possesso, la Fiorentina cerca di occupare il campo sia in ampiezza che in profondità. La prima è garantita dai due esterni, dal centrale di sinistra e dalle due mezzali, che possono allargarsi per offrire una seconda opzione in maniera complementare ai movimenti degli esterni e di Ranieri. Ciò significa che, su ogni fascia, un giocatore occupa una posizione più bassa per agevolare la costruzione e l’uscita dal pressing e un altro giocatore si posiziona più in alto per garantire ampiezza allo sviluppo dell’azione. Questo meccanismo è assolutamente centrale nel modello di Vanoli. Non si tratta semplicemente di avere ampiezza: ogni fascia presenta almeno due giocatori posizionati in profondità differente, creando corridoi di gioco variabili. Tale configurazione consente di aggirare il pressing avversario in orizzontale, trovando sbocchi anche quando la prima linea di passaggio è chiusa.

 La profondità nei pressi dell’area avversaria è data soprattutto da Piccoli, punto di riferimento offensivo, ma anche dallo scaglionamento del centrocampo e dalla libertà di movimento di Gudmundsson, che può spaziare per tutta la metà campo offensiva ed è abile nella conduzione della palla in avanti. In generale, Ranieri, Sohm, Mandragora, Fortini, Dodò e Gudmundsson possono occupare posizioni e profondità diverse a seconda della circostanza e dell’azione, e riescono a farlo in maniera ben coordinata tra di loro, in modo da avere sempre soluzioni sia in costruzione, sia in sviluppo, sia in rifinitura. Ciò che spesso manca alla Fiorentina per concludere con successo il possesso è la qualità delle giocate.

SISTEMA DI GIOCO DI FASE DIFENSIVA: 5-3-2, 5-2-3, 4-3-3

Quando si trova in fase di non possesso, la Viola si posiziona dietro la linea della palla e attende gli avversari, accennando ogni tanto un timido pressing. I due esterni si abbassano sulla linea dei centrali. Sulla costruzione avversaria, una mezzala (Mandragora) si alza sulla linea delle punte in modo da chiudere le linee di passaggio centrali ai tre difensori del Genoa (5-2-3), mentre Pongracic si occupa di marcare Thorsby salendo fino alla linea di metà campo (4-3-3). Quando il pallone supera la prima linea di pressione della Viola, Mandragora e Pongracic tornano in posizione (5-3-2).

Titolari

POR 43 De Gea: partecipa alla costruzione, cerca i giocatori offensivi con lanci lunghi.

DCD 5 Pongracic: contribuisce alla prima costruzione della squadra, raramente si alza sulla fascia di destra per contribuire allo sviluppo dell’azione e andare al cross.

DC 18 Marì: inizia la prima costruzione ed è il primo play della squadra.

DCS 6 Ranieri: si allarga molto in ampiezza e a volte si alza nel mezzo spazio di sinistra per contribuire allo sviluppo dell’azione. In fase difensiva ha il compito di marcare strettamente Colombo.

CD 2 Dodò: cerca spesso il cross, ma non riesce ad essere preciso (0 cross precisi su 6 tentati in 90’).

CCD 8 Mandragora: si muove molto in verticale, abbassandosi per partecipare alla costruzione e occupando l’area per contribuire alla finalizzazione sui cross che arrivano da sinistra.

CC 14 Nicolussi Caviglia: resta nella zona mediana del campo, è il secondo play della squadra. Non partecipa alla finalizzazione, e in fase di non possesso si occupa più di copertura che di marcatura.

CCS 7 Sohm: collabora bene con Fortini, muovendosi in maniera complementare al suo compagno sia nella fase di costruzione che di sviluppo. È molto preciso nei passaggi (90% di precisione nei 75’ giocati) e riesce a trovare il filtrante giusto per l’inserimento di Colombo in occasione del gol, ma non è altrettanto prestante in fase difensiva.

CS 29 Fortini: esterno a piede invertito con meno accelerazione di Dodò, non cerca mai il dribbling e rientra sul piede forte per crossare, con più precisione rispetto al compagno.

PCD 91 Piccoli: punto di riferimento avanzato, è fisicamente ben piazzato. Sbaglia parecchi appoggi (46% di passaggi riusciti negli 84’ minuti giocati), ma si propone bene per ricevere i lanci lunghi dalla difesa e occupa sempre l’area cercando di smarcarsi. Effettua un ottimo movimento per l’inserimento in occasione del gol.

PCS 10 Gudmundsson: libero di spaziare su tutto il fronte offensivo, spesso occupa una posizione più arretrata rispetto a Piccoli ed ha la responsabilità di rifinire le azioni offensive.

Sostituzioni

DCS 26 Viti: sostituisce bene Ranieri, offrendo solidità difensiva e proponendosi in avanti come il compagno durante lo sviluppo delle azioni offensive.

CS 65 Parisi: chiude bene difensivamente, ma non apporta nessun contributo significativo alle azioni di attacco.

PCS 9 Dzeko: cerca di offrire un secondo riferimento offensivo strutturato.

CCS 27 Ndour: cerca di portare un po’ di dinamismo alla manovra.

CCD 22 Fazzini: pochi minuti giocati e scarso apporto.

Fase di possesso

In possesso, la Fiorentina parte da un 3-1-4-1-1 che può trasformarsi in vari modi a seconda delle circostanze e degli sviluppi dell’azione, come esaminato di seguito. Si tratta di una squadra abbastanza diretta, che cerca di verticalizzare rapidamente, senza fare troppo possesso sterile in orizzontale. Va però considerato che in questa partita la Fiorentina non si è trovata in una situazione di vantaggio per più di tre minuti, ed è ragionevole pensare che qualora la squadra si trovi in tale condizione possa scegliere allora di abbassare il ritmo di gioco. L’obiettivo della manovra è liberare gli esterni al cross o servire gli inserimenti della punta con dei filtranti.

Costruzione

La prima costruzione vede soprattutto due dei tre centrali (Pongracic e Marì) collaborare con De Gea e con Nicolussi Caviglia. Quest’ultimo si posiziona sempre appena sopra la linea dei difensori centrali della Fiorentina, nello spazio tra le linee avversarie. In questo modo si crea un dilemma tattico per la mediana avversaria: se non lo marca, consente una progressione centrale; se lo marca, lascia spazi nella sua zona di competenza. In costruzione, spesso Ranieri si allarga molto sulla fascia sinistra. A sua volta, Marì si sposta verso il vertice sinistro della propria area e Pongracic verso il vertice destro, in modo da formare una sorta di rombo (De Gea – Pongracic – Nicolussi Caviglia – Marì), con l’aggiunta di Ranieri più largo sulla fascia sinistra (3-1-5-1 o 3-1-4-1-1).

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Quando i difensori sono sotto pressione o non trovano sbocchi per la manovra, coinvolgono De Gea. Il portiere e i centrali diverse volte vanno al lancio lungo diretto, cercando soprattutto Piccoli, fisicamente adatto a ricevere questi palloni e fare da fulcro offensivo, ma anche Sohm, Gudmundsson o Fortini, per saltare le linee di pressione avversarie e trovare spazi liberi in profondità. Tuttavia, questa scelta espone a vulnerabilità: qualora il lancio fosse intercettato, la Fiorentina può trovarsi con una struttura difensiva arretrata e poco compatta. La partita, molto aperta e ricca di transizioni, ha esposto proprio questa vulnerabilità.

Quando il pallone è in possesso dei centrali, spesso Mandragora si abbassa sulla destra sulla linea di Nicolussi Caviglia e si posiziona quasi sulla linea laterale del campo per fornire un’uscita larga, mente Dodò occupa una zona più avanzata sulla fascia. Gudmundsson allora si abbassa a prendere il posto di Mandragora nella linea mediana, per ricevere eventualmente il pallone e poi portarlo avanti o smistarlo (3-2-4-1). A volte, è Dodò a rimanere basso e partecipare alla costruzione, mentre Mandragora rimane sulla linea mediana.

Anche sulla sinistra la Fiorentina cerca di avere sempre uno sbocco largo. Come detto, spesso Ranieri si allarga e si alza sulla linea di Nicolussi Caviglia. Fortini allora si alza molto sulla fascia, arrivando addirittura fino alla linea di Piccoli (2-3-4-1 o 2-2-4-2).
A volte, invece, Ranieri resta sulla linea difensiva a tre, ed è Sohm ad abbassarsi all’altezza di Nicolussi Caviglia per offrire una soluzione in ampiezza alla costruzione. In questo caso, Gudmundsson si abbassa a prendere il posto di Sohm nella linea mediana (3-2-4-1). Se allo stesso tempo sull’altra fascia anche Mandragora si è abbassato, allora Dodò stringe verso il centro del campo per occupare il mezzo spazio di destra nella linea dietro a Piccoli (3-3-3-1).
Più raramente, è Fortini a restare basso sulla fascia sinistra per partecipare alla costruzione. Quando succede questo, Sohm si allarga ad occupare una posizione più avanzata sulla fascia destra e Gudmundsson si abbassa a prendere il suo posto nella linea mediana (3-2-4-1 o 3-3-3-1).

Sviluppo

Quando viene superata la prima linea di pressione, il gioco della Fiorentina si sviluppa molto sulle fasce laterali, oppure per vie centrali con la collaborazione di Gudmundsson alla manovra. I centrocampisti cercano di occupare il campo in ampiezza e in profondità secondo il principio dello scaglionamento. Ad esempio, possono formare una linea a cinque uomini dietro a Piccoli, con Gudmundsson ad occupare la posizione centrale della linea di centrocampo e Nicolussi Caviglia che invece rimane più basso (3-1-5-1). La formazione di una linea a cinque rappresenta un momento critico: superato il pressing iniziale, il compito diventa quello di consolidare il possesso e avvicinarsi alla zona di rifinitura senza rinunciare alla sicurezza strutturale. A volte, quando Gudmundsson si abbassa sulla linea di metà campo per ricevere palla e salire in conduzione, Sohm si alza a prendere il suo posto dietro Piccoli.

Soprattutto nel secondo tempo, Ranieri (e poi il suo sostituto Viti) tende ad alzarsi nel mezzo spazio di sinistra per collaborare con Sohm e l’esterno sulla fascia (prima Fortini e poi Ranieri), per poi inserirsi in area. Se la fase di sviluppo dell’azione si prolunga, Sohm si abbassa sulla fascia sulla linea di Nicolussi Caviglia per contribuire al giro palla e coprire lo spazio lasciato da Ranieri, mentre quest’ultimo resta alto finché il pallone rimane in possesso della Fiorentina nella metà campo di sinistra o fino al termine dell’azione (2-3-5). Vanoli utilizza Ranieri come un elemento di fluidità strutturale, come centrocampista o attaccante aggiunto. Questa scelta espone alcune vulnerabilità: qualora il possesso fosse perso durante questa fase, la Fiorentina si troverebbe con una linea difensiva squilibrata. Tuttavia, la compensazione di Sohm che scende sulla fascia mitiga questo rischio.

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Gioco esterno

Come detto, una delle principali soluzioni tentate dalla Viola per arrivare alla finalizzazione sono i cross provenienti dagli esterni (17 cross provati in 90’).

La fascia destra è il principale sbocco delle azioni offensive. Dodò cerca spesso il fondo per andare al cross, ma in questa partita non riesce mai ad essere preciso (0 cross precisi su 6 tentati). Raramente, Pongracic sale per dare supporto all’esterno e può andare a sua volta al cross. A volte Mandragora può invertire la posizione con Dodò e scattare in profondità e in ampiezza.

La fascia di sinistra è molto utilizzata in fase di costruzione e di sviluppo, ma meno nella fase conclusiva delle azioni. In una sola occasione, Fortini effettua un cross abbastanza preciso e pericoloso dopo essere rientrato sul destro, il suo piede forte. Non prova mai a saltare l’uomo per creare superiorità numerica e non raggiunge mai il fondo del campo. La scelta di far salire maggiormente Ranieri nel secondo tempo può essere un tentativo di rendere la fascia sinistra più produttiva e pericolosa, generando anche confusione nella difesa avversaria, ma non produce risultati degni di nota.

Rifinitura

Nell’ultimo terzo di campo, il gioco della Fiorentina è affidato soprattutto a Gudmundsson, che ha libertà di spaziare sul fronte offensivo in ampiezza e in profondità ed occupa gli spazi tra le linee. L’islandese spesso avanza palla al piede e allarga il gioco sugli esterni o cerca l’imbucata per gli inserimenti di Piccoli. Non confinato in una zona specifica del campo, Gudmundsson assume quindi il ruolo di elemento fluido, capace di interpretare il gioco in funzione degli spazi che emergono. Questa libertà comporta responsabilità tattica elevata: deve leggere lo spazio e guidare la manovra offensiva di conseguenza.

Anche Sohm ha una buona qualità nei passaggi nell’ultimo terzo di campo (85% di precisione nella metà campo avversaria nei 75’ minuti giocati) e contribuisce a creare occasioni pericolose, come in occasione del secondo gol: Piccoli si trova a difendere palla ricevendo un lancio lungo di De Gea, collabora con Dodò e Mandragora, e va poi a proporsi con un inserimento in area servito dal filtrante di Sohm.

Finalizzazione

La Fiorentina cerca di arrivare alla conclusione principalmente in due modi: attraverso i cross provenienti dalle fasce e con i filtranti di Gudmundsson e Sohm per Piccoli, senza però disdegnare il lancio lungo diretto quando necessario. Nel primo caso, la Viola cerca di riempire l’area con quattro giocatori: Piccoli, Gudmundsson e l’esterno e la mezzala opposti alla fascia da cui giunge il cross. La densità offensiva nell’area rappresenta una scelta di sovraccarico, nel tentativo di creare caos difensivo attraverso il sovraffollamento piuttosto che attraverso la qualità della penetrazione.

Questa bassa varietà di soluzioni offensive, unita alla scarsa qualità dei cross effettuati (solo il 12% dei 17 cross effettuati in questa partita è andato a buon fine), rendono la Fiorentina una squadra che fatica ad essere pericolosa. Escludendo il calcio di rigore, la Viola ha creato soltanto 0.77 xG ed ha trovato la conclusione solamente 7 volte.

Fase di non possesso

Senza il pallone, la squadra si preoccupa soprattutto di impedire agli avversari di rendersi pericolosi, attraverso la copertura e la marcatura, mentre non spende energie eccessive nel tentativo di recuperare il possesso in una zona alta del campo.

Prima azione difensiva

La Fiorentina non attua un pressing aggressivo e continuo sui difensori avversari, e accenna al pressing raramente e solo a palla scoperta. Sulla costruzione avversaria, si posiziona compatta dietro la linea del pallone a coprire gli spazi. La scelta di non praticare pressing aggressivo rappresenta una decisione strategica consapevole di Vanoli, che non vuole rischiare di esporsi in profondità. Il pressing a palla scoperta consente alla Fiorentina di mantenere una struttura difensiva compatta senza impiegare uno sforzo difensivo e atletico massimale su ogni situazione.

Nel finale di partita, in situazione di parità, il pressing della Viola si fa più intenso, ma non viene comunque praticato con continuità. L’intensificazione del pressing nel finale riflette il contesto situazionale: quando la partita è in equilibrio e il tempo stringe, il bilancio rischi-benefici del pressing cambia. Vanoli accetta il rischio di un possibile spazio dietro la linea per tentare di recuperare palla nella zona mediana e generare una ripartenza pericolosa.

Centrocampo

I centrocampisti adottano una marcatura a uomo nella zona.

Nicolussi Caviglia segue Frendrup, il centrocampista centrale del Genoa, ma spesso soltanto fino alla linea di metà campo. Quando Frendrup si abbassa di più, Nicolussi Caviglia si distacca e torna a coprire lo spazio in profondità, lasciando Frendrup libero. Questa scelta emerge dalla consapevolezza che la marcatura a uomo pura, in uno spazio ristretto come la zona mediana, esporrebbe la Fiorentina al rischio di essere trascinata fuori posizione e creare buchi strutturali nel centrocampo. Questo tipo di marcatura, invece, combina elementi della marcatura a uomo (responsabilità su un giocatore specifico) e elementi della marcatura a zona (copertura di un determinato spazio). Ne consegue che Frendrup rimanga libero nella fase di costruzione, ma sia marcato strenuamente quando si trova nella zona di metà campo. Vanoli ritiene che Frendrup sia pericoloso in zona mediana, meno pericoloso nella costruzione iniziale.

Sohm marca Ellertsson, seguendolo anche quando l’islandese prova ad allargarsi sulla fascia per offrire un’uscita in costruzione. In questo modo, Sohm impedisce al Genoa l’uscita facile palla al piede e costringe gli avversari a cercare altre soluzioni o forzare la giocata.

Mandragora si occupa invece della marcatura di Thorsby. Quando il pallone è in possesso dei centrali del Genoa, però, si alza sulla linea di Gudmundsson e Piccoli per chiudere le linee di passaggio a Vasquez, il centrale di sinistra del Genoa. In questo caso, Pongracic si stacca dalla linea difensiva e sale a centrocampo per occuparsi della marcatura di Thorsby, lasciato libero da Mandragora (4-3-3). Ciò richiede attenzione elevata: i giocatori devono comprendere e prevenire questi cambi di marcatura. Un’esecuzione imperfetta di questo meccanismo può generare confusione difensiva e buchi strutturali.

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Lateralità difensiva

Fortini e Dodò in fase di non possesso si abbassano sulla linea dei centrali difensivi, per marcare a uomo nella zona gli esterni alti del Genoa (5-3-2). Quando il Genoa porta altri giocatori nelle zone esterne del campo, Gudmundsson e Sohm aiutano Fortini a non trovarsi in inferiorità numerica sulla fascia sinistra, mentre Mandragora e Pongracic supportano Dodò sulla fascia destra.

Analisi della linea di difesa

Quando necessario, i centrali si alzano anche fino a centrocampo per seguire il proprio uomo.

Ranieri si occupa della marcatura a uomo di Colombo e lo segue molto strettamente, anche facendosi condurre fuori posizione. La linea, quindi, può trovarsi spezzata o in una situazione di confusione posizionale a causa degli spostamenti di Colombo e dei conseguenti movimenti di Ranieri. Questa è una scelta tattica consapevole ma rischiosa: Vanoli ha deciso di prioritizzare la marcatura di Colombo (una delle principali minacce offensive del Genoa) accettando il rischio di disorganizzazione posizionale della linea.

Applicando la marcatura a uomo nella zona e intervenendo in occasione delle scalate di Mandragora, Pongracic spesso si occupa di marcare Thorsby. Siccome però Thorsby copre tendenzialmente degli spazi più ampi rispetto alle due punte del Genoa, sia in ampiezza che in profondità, anche Pongracic viene spesso attirato fuori posizione, spezzando la linea.

Marì si occupa invece di marcare Vitinha, anche se in maniera meno stretta. Quando Vitinha si sposta in ampiezza, Marì il più delle volte non lo segue. Vanoli, quindi, ha deciso di privilegiare la copertura dello spazio rispetto alla marcatura individuale per Marì. Questa scelta rappresenta una differenziazione tattica: non tutti i centrali marcano con la medesima intensità; ciascuno marca in funzione del proprio profilo atletico e della propria collocazione nella struttura difensiva.

Transizioni

In transizione offensiva, la Fiorentina cerca di ripartire velocemente con i suoi portatori di palla (Gudmundsson, Mandragora o gli esterni) per sfruttare gli spazi liberi, con l’obiettivo di arrivare al cross o al filtrante, oppure cerca il lancio lungo diretto, principalmente su Piccoli. Alla transizione partecipano più uomini possibili tra quelli deputati alla fase offensiva (ovvero i due attaccanti, i due esterni e le due mezzali). L’obiettivo della ripartenza è chiaro: non consumare tempo nel possesso, bensì accelerare la progressione verso la zona di finalizzazione. Cross o filtrante sono i due esiti desiderati, il che implica una ripartenza funzionale alla generazione di occasioni rapide.

In transizione difensiva cerca di riaggredire velocemente il pallone per riconquistare rapidamente il possesso. Piuttosto che costruire una struttura difensiva solida e attendere, Vanoli preferisce riaggredire il pallone nel momento di massima vulnerabilità dell’avversario (immediatamente dopo la presa di possesso). Questo principio, se eseguito con successo, consente di recuperare il pallone molto alto nel campo, generando una situazione di superiorità numerica offensiva. Se la riconquista immediata non riesce, la Viola si ricompatta dietro la linea del pallone per coprire gli spazi e marcare a uomo nella zona. È un approccio pragmatico, che non persiste nel pressing, ma dà priorità alla solidità strutturale.

Analisi SWOT

Punti di Forza

  • Solidità strutturale nella fase difensiva, con sistemi di copertura dello spazio bilanciati;
  • Fluidità nella costruzione, con multiple opzioni di progressione e riallocazioni dinamiche di ruoli;
  • Capacità di ripartenza rapida e sfruttamento degli spazi in transizione;
  • Qualità tecnica nella rifinitura (Gudmundsson e Sohm).

Punti di Debolezza

  • Bassa varietà offensiva e prevedibilità dei pattern (cross laterali prevalenti);
  • Scarsa precisione nell’esecuzione tecnica (0 cross precisi su 6 per Dodò);
  • Vulnerabilità difensiva derivante dalla marcatura stretta (Ranieri su Colombo, Pongracic su Thorsby), con rischio di disorganizzazione posizionale;
  • Conversione insufficiente dei possessi in occasioni di qualità (0.77 xG escludendo rigore).

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