Analisi Tattica: la Fiorentina di Stefano Pioli 2025-26

Analisi realizzata da Andrea Rondina, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca la FIORENTINA di Stefano Pioli 2025-26: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
Pioli torna a Firenze, dopo la sua passata esperienza tra il 2017 e il 2019, a seguito di una stagione altalenante con l’Al-Nassr di Cristiano Ronaldo preceduta dalla più celebre esperienza milanese, sponda Rossonera, che ha trovato il suo apice con lo Scudetto della stagione 2021-2022. L’attuale stagione segna quindi per l’allenatore un nuovo capitolo, che trova, come obiettivi principali, quelli di rimettersi in gioco in un ambiente conosciuto e di rilanciarsi come tecnico capace di portare idee moderne.
La Viola, negli ultimi anni, ha collezionato risultati abbastanza rilevanti raggiungendo finali di Coppa Italia e Conference League senza però alzare alcun trofeo e, complice gli ultimi piazzamenti non del tutto soddisfacenti nel campionato nazionale, non ha mai fatto quel passo in più richiesto dalla Piazza e dalla Società.
Ad oggi la Fiorentina, nonostante abbiano lasciato l’amaro in bocca, ha mostrato un aumento significativo dei tiri e delle occasioni create assieme ad una maggior fluidità nei movimenti. Dovrà essere in grado, quindi, di confermare questa tendenza concretizzando il tutto attraverso i risultati sul campo e migliorando alcuni automatismi ancora poco collaudati.
SISTEMA DI GIOCO
In questa prima fase della stagione, Pioli ha presentato una Fiorentina che si è disposta prevalentemente con la difesa a tre e due mediani a supporto. All’esordio di Cagliari il modulo di riferimento è stato il 3-4-2-1, mentre contro il Torino si è visto un 3-4-1-2. Nelle qualificazioni europee si è partiti invece dal 3-4-3. Il filo conduttore resta, quindi, una linea difensiva a tre, supportata da due centrocampisti centrali e con grande responsabilità affidata ai quinti di centrocampo.
La squadra cerca di uscire palla al piede coinvolgendo i centrali e il portiere De Gea, che si dimostra abile nella costruzione dal basso. In fase di sviluppo l’ampiezza è garantita da Dodo e Gosens, due giocatori che interpretano il ruolo con caratteristiche diverse: il brasiliano più portato a condurre palla e creare combinazioni sul lato forte, il tedesco più orientato ad attaccare il secondo palo e a inserirsi senza palla. Davanti, l’attacco varia a seconda della punta schierata: con Kean la squadra cerca subito la profondità e la verticalità, con Dzeko invece si appoggia al gioco di sponda e alla capacità di consolidare il possesso.
SISTEMA DI BASE: 3-4-2-1
SISTEMA DI FASE DI POSSESSO: 3-4-2-1, 3-1-4-2, 3-1-5-1, 3-4-1-2, 3-4-3
SISTEMA DI FASE DI NON POSSESSO: 5-3-2, 5-2-2-1
INTERPRETI
PORTIERI
- 43 – DAVID DE GEA
- 1 – LUCA LEZZERINI
- 30 – TOMMASO MARTINELLI
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Oltre ad essere chiamato a compiere parate decisive (come quelle già viste nelle prime giornate), è un vero e proprio regista in porta. Il suo contributo è essenziale nella costruzione dal basso, consentendo alla squadra di gestire il primo pressing con scelte di uscita intelligenti. De Gea è il titolarissimo grazie alla sua abilità tra i pali e alla riconosciuta esperienza internazionale, non ha bisogno di presentazioni.
DIFENSORI
- 2 – DOMILSON DODO
- 5 – MARIN PONGRACIC
- 6 – LUCA RANIERI
- 15 – PIETRO COMUZZO
- 18 – PABLO MARI’
- 21 – ROBIN GOSENS
- 23 – EMAN KOSPO
- 26 – MATTIA VITI
- 29 – NICCOLO’ FORTINI
- 48 – TARIQ LAMPTEY
- 60 – EDDY NDA KONAN KOUADIO
- 65 – FABIANO PARISI
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
Il trio base è solitamente composto da Ranieri, Pongracic e Comuzzo, con Viti che è una nuova opzione di piede mancino sul lato sinistro del 3-fondo. Questi difensori non solo aggrediscono gli attaccanti avversari, ma sono anche punti di riferimento nella costruzione del gioco. I terzi centrali (third-backs), come Viti/Ranieri e Comuzzo, possono attaccare palla al piede, spingendo in avanti o tagliando verso il centro per creare superiorità numerica, o smarcandosi con passaggi profondi. Percussioni centrali possono avvenire anche grazie a Pongracic grazie all’ausilio del centrale di centrocampo che, in questo caso, rientra e si posiziona sulla linea difensiva.
Sono gli esterni a tutta fascia che rendono fluido il passaggio tra difesa e attacco. In fase di non possesso, si abbassano prontamente formando una linea difensiva a cinque, garantendo copertura sui lati. In fase di possesso, invece, salgono larghissimi, offrendo soluzioni offensive con sovrapposizioni, cross e inserimenti in area. Gosens, in particolare, risulta spesso decisivo sul secondo palo e come finalizzatore. La differenza di tecnica e fisicità (Gosens più prestante a livello fisico, Dodo più abile palla al piede e nel dribbling 1 vs 1) è determinante per capire quanto la Fiorentina sia orientata verso il lato destro ma concluda le azioni sul lato opposto.
CENTROCAMPISTI
- 7 – SIMON SOHM
- 8 – ROLANDO MANDRAGORA
- 11 – ABDELHAMID SABIRI
- 14 – HANS NICOLUSSI CAVIGLIA
- 22 – JACOPO FAZZINI
- 24 – AMIR RICHARDSON
- 27 – CHER NDOUR
- 44 – NICOLO’ FAGIOLI
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
I centrali di centrocampo risultano essere più tecnici palla al piede, mentre le mezzali sono più di quantità e fisicità considerato che ricevono cross dagli esterni. Costituiscono e gestiscono, insieme agli attaccanti, il primo pressing.
Mandragora e Fagioli sono fulcri fondamentali del gioco. Il primo offre equilibrio, qualità in appoggio e inserimenti nei momenti giusti; il secondo distribuisce gioco tra le linee con visione e creatività.
Fazzini, nuovo acquisto, è un elemento versatile e dotato tecnicamente, bravo nel dribbling e con un’intensa capacità lavorativa, perfetto per il pressing alto e il supporto in fase di costruzione. Offre un’alternativa a Gudmundsson.
ATTACCANTI
- 9 – EDIN DZEKO
- 10 – ALBERT GUDMUNDSSON
- 20 – MOISE KEAN
- 61 – RICCARDO BRASCHI
- 91 – ROBERTO PICCOLI
CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE
L’attacco si presenta completo ad ogni esigenza e può essere scelto in base al tipo di partita: fisico per il consolidamento della palla, tecnico in caso di ricerca degli half-spaces e rapido nel caso non si voglia dare riferimenti all’avversario e ricercare la profondità.
Edin Dzeko: punta fisica e d’esperienza, utile per ancorare la manovra, proteggere palla e generare spazi per le inserzioni. Ideale per situazioni in cui è necessario consolidare il possesso nella metà campo avversaria.
Albert Gudmundsson: agisce come rifinitore creativo, capace di scalare tra le linee e di facilitare il movimento degli attaccanti e dei trequartisti.
Moise Kean: attaccante rapido e dinamico, perfetto per sfruttare le verticalizzazioni immediate. La sua presenza sollecita le difese avversarie e libera spazio per i movimenti dei compagni e dei quinti.
Riccardo Braschi e Roberto Piccoli: offrono alternative a partita in corso, capaci di portare freschezza e diverse soluzioni offensive (scalate, mobilità, target area). Piccoli, altro nuovo acquisto che ha richiesto un gran investimento da parte della società, può scalare le gerarchie ed essere preferito, in diversi momenti della stagione, a Dzeko.
FASE DI POSSESSO (FDP)
COSTRUZIONE
La Fiorentina costruisce dal basso con i tre difensori centrali molto larghi e De Gea coinvolto in maniera attiva per avere sempre una linea di passaggio sicura. Se non è il portiere spagnolo ad iniziare l’azione, il compito è affidato a Pongracic coadiuvato da Fagioli (modulo 3+1) che, spesso, si abbassa per offrire un appoggio in zona centrale, mentre l’altro centrale di centrocampo, nella figura di Mandragora o Sohm, si posiziona qualche metro più avanti per dare continuità. L’idea è quella di creare sempre una superiorità numerica iniziale contro il pressing avversario. Ecco che in questa fase il ruolo di terzo difensivo risulta fondamentale perché, allargandosi, fornisce una delle principali costanti tattiche nell’idea di Pioli: il gioco sulle fasce.
Meno ricercata ma comunque nelle carte della Fiorentina è la costruzione diretta sull’attaccante. In particolare, se il recupero palla avviene nella metà campo offensiva, la ricerca di Kean, che garantisce profondità e verticalità, garantisce una soluzione che può rivelarsi letale.
In linea generale però, per costruire la sua manovra, la Viola non disdegna il possesso palla lento con passaggi veloci, bassi e diretti al compagno più vicino. Non è una casualità che uno dei dati che più balza agli occhi è quello del possesso palla: circa il 60% in ogni partita giocata fino ad oggi.
SVILUPPO
Quando la palla si muove oltre la prima pressione, i quinti diventano protagonisti. Dodo porta palla con coraggio, cerca triangolazioni corte e prova a creare superiorità con conduzioni aggressive. Gosens, al contrario, interpreta il ruolo con più razionalità: tende ad attaccare senza palla, muovendosi sul lato debole e cercando il secondo palo o il taglio alle spalle del centrocampista/difensore avversario.
Se l’attacco avviene in zona centrale del campo invece, i trequartisti si muovono negli half-spaces, alternando movimenti incontro e corse in profondità per attirare o disordinare le marcature. In quest’ultima situazione, anche le mezzali costituiscono una risorsa preziosa: svolgono spesso il movimento opposto al trequartista Gudmundsson atto a far saltare le marcature e liberare spazi. La squadra agisce infatti con un 3-1-5-1 di carattere offensivo finalizzato all’occupazione della trequarti che genera diverse soluzioni.

RIFINITURA
Nella zona di rifinitura si cerca di portare palla rapidamente verso la trequarti. Lì Fagioli diventa determinante sia per la sua capacità di giocare passaggi filtranti, sia per le soluzioni in appoggio ai trequartisti. La Fiorentina in questa sottofase preferisce occupare l’ampiezza con un quinto e avere l’altro pronto a inserirsi dall’opposto. Gli spazi centrali vengono invece presidiati da chi si muove alle spalle della punta, pronto a ricevere tra le linee. Gudmundsson e Fazzini in questa fase hanno piena licenza per svariare, aprire il gioco, cercare filtranti pericolosi oppure tentare il tiro da fuori area grazie all’ampiezza e all’occupazione di tutto il campo dei compagni.
FINALIZZAZIONE
In area di rigore la presenza minima è di tre uomini: la punta centrale, un quinto che si inserisce e un trequartista o la mezzala a rimorchio. Con Kean la finalizzazione si sviluppa spesso in velocità, con ricerca immediata della profondità e attacco dello spazio. Con Dzeko, invece, la squadra preferisce consolidare il possesso e sfruttare la sua capacità di fare da riferimento, permettendo agli altri di inserirsi con più calma. Come anticipato però i cross rimangono la soluzione preferita dalla Fiorentina, per ricercare non solo le giocate aeree degli attaccanti ma anche quelle delle mezzali o del laterale di centrocampo opposto che si inseriscono creando grande densità in area di rigore (fino a 4-5 giocatori in contemporanea).

Se la squadra avversaria si chiude in blocco basso invece anche la fantasia dei trequartisti e le capacità tecniche di questi possono portare alla soluzione da fuori area o al filtrante che sfrutta i tagli degli esterni.
LATERALITA’ OFFENSIVA
Le catene laterali sono fondamentali per il gioco di Mister Pioli: terzo di difesa – mezzala – laterale di centrocampo è una combinazione spesso ricercata. Gli uno-due sono molto frequenti e all’esterno è spesso richiesta una grande capacità di dribbling in caso la squadra avversaria attui raddoppi e marcature strette.
FASE DI NON POSSESSO (FDNP)
PRIMA AZIONE DIFENSIVA
Il pressing iniziale non è sempre portato alto. La Fiorentina sceglie piuttosto di alzarsi in maniera selettiva, sfruttando dei trigger specifici: passaggi laterali o retropassaggi verso il portiere. In queste situazioni i trequartisti escono con aggressività, sostenuti dai quinti, mentre la punta centrale indirizza la giocata. Se la prima pressione, concetto che Pioli aveva già proposto con successo al Milan, porta un recupero palla immediato, la soluzione offensiva ricercata è quella della verticalità verso l’attaccante.

LINEA DIFENSIVA
Se la prima pressione viene saltata, la Fiorentina scivola rapidamente in blocco basso con un 5-3-2 oppure 5-2-2-1. Ancora una volta gli esterni di centrocampo, anche in fase difensiva, risultano essere fondamentali perché costituiscono motivo di superiorità. I tre difensori centrali difendono in maniera piuttosto posizionale, mentre i quinti si abbassano molto a protezione della linea. La fase in cui la squadra si ricompatta è delicata perché può generare spazi e mostrare lacune difensive tra esterni e terzi di difesa: un difetto che gli avversari hanno provato a sfruttare con cross e traversoni.
ATTEGGIAMENTO DEL CENTROCAMPO
Il centrocampo lavora in maniera protettiva. Mandragora e Sohm rimangono più bloccati e si posizionano quasi in marcatura preventiva, mentre Fagioli è chiamato a schermare linee di passaggio verticali e a uscire in pressione quando necessario. A Torino questo atteggiamento è stato più ordinato, e infatti i granata sono stati contenuti con soli sette tiri totali.
In caso di pressing intenso le linee di centrocampo e difesa risultano scaglionate, considerato che l’obiettivo principale è quello di recuperare palla nel più breve tempo possibile e/o costringere l’avversario al lancio lungo.
LATERALITA’ DIFENSIVA
Nonostante gli esterni abbiano doppio compito, offensivo e difensivo, a livello di lateralità la squadra risponde con raddoppi sugli esterni avversari grazie al supporto della mezzala che non si inserisce ma che, appunto per mantenere l’equilibrio, tende a non azzardare l’avanzamento. Mentre la squadra stringe e raddoppia da un lato, la linea difensiva scivola compatta verso quel lato, e il terzino opposto stringe verso il centro per proteggere l’area, lasciando momentaneamente scoperto il lato debole ma pronto a scivolare in caso di cambio gioco.
TRANSIZIONE OFFENSIVA
Nell’istante in cui la squadra recupera palla si nota la volontà di giocare in profondità sull’attaccante se il recupero avviene in zone del campo alte/medie (Kean target principale) oppure, alternativamente, può consolidare il possesso, in particolare quando Dzeko o Piccoli sono in campo, per gestire meglio i secondi tempi d’azione. Questa opzione rallenta i ritmi di gioco ma permette a tutta la squadra di riorganizzarsi preparando il successivo attacco.
TRANSIZIONE DIFENSIVA
Pioli, difensivamente parlando, ha ripreso alcuni concetti “da Milan”: chiede infatti ai suoi un contropressing immediato ed organizzato che avviene con i 5-6 uomini più vicini al pallone. Nel caso in cui, tuttavia, la prima pressione venga saltata, la Fiorentina scivola rapidamente in blocco basso grazie ai quinti di centrocampo che formano, generalmente, un difensivo 5-3-2.
ANALISI SWOT
PUNTI DI FORZA:
- Buon possesso medio (~60%).
- Creazione tiri significativa a Torino (16), indice di crescita.
- Ampiezza garantita dai quinti.
- Struttura modulare 3-4-x adatta agli interpreti.
- Flessibilità offensiva con due punte diverse: possibilità di cambiare registro in base all’attaccante schierato (attacco profondità vs gioco di sponda).
PUNTI DI DEBOLEZZA
- Solo 1 gol in 2 gare contro avversari ampiamente alla portata.
- Difesa sui piazzati da registrare.
- Alcuni spazi concessi sul lato debole che, se non bilanciato, apre spazi per cross avversari.
Le prime due partite della Fiorentina di Pioli hanno mostrato una squadra con identità già chiara: difesa a tre, quinti molto coinvolti, un gioco che alterna verticalizzazioni rapide a fasi di consolidamento in base all’attaccante scelto. Il possesso resta alto, ma la produzione offensiva deve crescere per trasformare il volume di gioco in concretezza. La difesa, pur solida a Torino, ha mostrato fragilità a Cagliari nelle situazioni statiche. L’impressione generale è quella di una squadra in costruzione, che ha già tratti ben definiti ma deve ancora migliorare nei dettagli per diventare competitiva nella lotta per l’Europa.








