Analisi Tattica: la Roma di Gian Piero Gasperini 2026-27

Analisi realizzata da Patrick Nonnato, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification

Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET

Vedremo di seguito come gioca la ROMA di Gian Piero Gasperini 2026-27: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.

Nel panorama della Serie A 2026/27 la Roma di Gian Piero Gasperini rappresenta uno dei modelli di gioco più riconoscibili del campionato. Al secondo anno di gestione i principi dell’allenatore non devono più essere costruiti: sono assorbiti dalla rosa e vengono applicati con una velocità di esecuzione che nella prima stagione non era possibile. La squadra non deve ricostruire le posizioni in campo per riconoscersi, e questo sposta il lavoro dal piano dell’organizzazione a quello della selezione: quali rischi prendere, in quale momento della partita, contro quale avversario.

L’analisi tattica della Roma ha l’obiettivo di approfondire le complessità che ne definiscono il modello. Per procedere a tale disamina sono stati presi in esame due incontri, Lecce-Roma e Roma-Atalanta.

SISTEMA DI GIOCO

La Roma si dispone in campo con un sistema di gioco 1-3-4-2-1. In fase di possesso la struttura è fluida e si trasforma in relazione alla posizione della palla e all’atteggiamento dell’avversario. I tre centrali si dispongono in ampiezza massima e uno dei due mediani si abbassa per formare una linea di quattro in prima costruzione; i due quinti occupano le corsie in ampiezza e possono alzarsi fino alla linea dei trequartisti o degli attaccanti. I due trequartisti occupano gli half spaces tra la linea dei centrocampisti e quella difensiva avversaria, pronti a smarcarsi incontro o in profondità a seconda delle scelte dei difendenti avversari; la punta attacca lo spazio o viene incontro per liberare l’inserimento di un terzo uomo.

In fase di non possesso il modulo offensivo si trasforma in una struttura a cinque dietro, con l’abbassamento dei due quinti sulla linea dei braccetti; i due trequartisti si abbassano sulla linea dei mediani quando la squadra decide di difendere con il blocco basso. Nella pressione alta, invece, la struttura resta un 1-3-4-2-1 con la linea difensiva a ridosso della metà campo.

  • Sistema di base 1-3-4-2-1: tre centrali, due quinti a tutta fascia, mediana a due, due trequartisti, una punta
  • Costruzione con mediano abbassato: 1-4-1-4-1: uno dei mediani scende tra i centrali e forma una linea di quattro in prima costruzione; l’altro resta vertice davanti alla linea, i due trequartisti occupano gli half spaces
  • Possesso con quinti alti 1-3-4-2-1: i quinti salgono sulla linea dei trequartisti, garantendo ampiezza massima e allargando la linea difensiva avversaria
  • Spinta offensiva massima 1-3-2-5: entrambi i quinti si alzano sulla linea degli attaccanti, la mediana resta a due davanti ai tre centrali: è la struttura del sovraccarico numerico sull’ultima linea avversaria

 

 

LA ROSA

Portieri

N.99 Svilar (piede forte destro)

Compiti tattici. Viene utilizzato costantemente in fase di possesso per costruire dal basso e ha la capacità di leggere le diverse situazioni di gioco. Nella costruzione ha la funzione principale di attirare la pressione avversaria per favorire la giocata su un uomo libero: se non vi è pressione tiene palla tra i piedi per attirare l’uscita dell’avversario; nel momento in cui viene pressato cerca di giocare dalla parte in cui gli viene portata la pressione, comandando il gioco invece di subirlo. Con la linea difensiva alta è il riferimento per la copertura della profondità, si posiziona stabilmente fuori dai pali.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Molto abile tecnicamente nel giocare con i piedi e nello scegliere lo spazio dove giocare la palla; sicuro nelle scelte e reattivo tra i pali.

Doti fisiche. Rapidità di reazione e mobilità fuori dall’area; struttura adeguata al gioco da sweeper-keeper. Il ruolo richiede una doppia dote: reattività sul breve tra i pali e capacità di coprire spazio in campo aperto quando la linea sale a ridosso della metà campo.

Difensori centrali

N.23 Mancini (piede forte destro)

N.5 Ndicka (piede forte sinistro)

N.22 Hermoso (piede forte sinistro)

N.87 Ghilardi (piede forte destro)

N.26 Balerdi (piede forte destro)

Compiti tattici. Il terzetto ha compiti differenziati e solo parzialmente intercambiabili. Mancini è la guida della linea e l’uomo dell’anticipo: esce sulla propria zona o sull’uomo, sale in pressione nella trequarti avversaria e attacca l’area sul lato opposto sui cross. È l’uomo che rompe la linea con maggiore frequenza, e la sua uscita è anche il punto di maggiore esposizione del reparto quando la copertura non arriva in tempo. N’Dicka è il centrale di struttura: occupa il centro della difesa per garantire solidità nel gioco aereo e nei duelli, ed è il riferimento nelle partite contro attaccanti fisici. Hermoso è il braccetto sinistro e il costruttore arretrato, ma è anche l’uomo che attacca l’area in fase di spinta.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Buona tecnica applicata per controllo, passaggio e conduzione: la linea partecipa al palleggio con il portiere e con la mediana, e il centrale avanza palla al piede quando lo spazio è libero. Sono forti nell’uno contro uno difensivo e abili nel duello aereo, sia in fase difensiva sia in fase di finalizzazione da calcio piazzato. Il braccetto laterale ha la capacità di rompere la linea per seguire il diretto avversario anche oltre il centrocampo, con i compagni che scivolano a copertura dello spazio lasciato.

Doti fisiche. Struttura fisica e forza nei duelli; tempi di aggressione e dominanza nel gioco aereo. La capacità di sostenere la linea alta dipende dalla tenuta nella corsa all’indietro, che è la situazione in cui il reparto viene messo più frequentemente alla prova.

Esterni a tutta fascia

N.43 Wesley (piede forte destro)

N.77 Lulli (piede forte destro)

N.20 Molina (piede forte destro)

N.2 Rensch (piede forte destro)

Compiti tattici. Nel sistema adottato da Gasperini i due esterni svolgono un ruolo fondamentale in tutte le fasi. In fase di possesso hanno il compito di attaccare la zona laterale di competenza e sovraccaricarla insieme al compagno di catena, alzandosi molto e diventando una soluzione per scardinare il blocco difensivo avversario; in fase di non possesso garantiscono equilibrio abbassandosi sulla linea dei difensori e componendo una linea a cinque. Lulli, terzino destro di ruolo, occupa la corsia destra con un baricentro mediamente più prudente. Wesley occupa la corsia sinistra pur essendo un destro naturale, ed è il quinto a vocazione più spiccatamente offensiva del reparto. Molina è entrato in entrambe le partite come alternativa di spinta.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Abili nell’uno contro uno difensivo, con senso della posizione; sanno leggere con qualità i tempi di inserimento e trovare lo spazio libero dietro gli avversari. Entrambi hanno propensione al cross dal fondo e partecipano ai triangoli di fascia. Il dato che emerge con chiarezza è la qualità di Wesley come uomo di rottura in ampiezza: è la catena di sinistra il principale sfogo offensivo della squadra. Lulli, dal canto suo, garantisce ampiezza e copertura con un profilo più equilibrato tra le due fasi.

Doti fisiche. Notevoli capacità condizionali, capacità aerobiche e di progressione con e senza palla, con ottima velocità. È il reparto più sollecitato dal punto di vista atletico, perché il doppio compito — ampiezza massima in possesso, linea a cinque in non possesso — impone la ripetizione continua di corse in ampiezza.

Centrocampisti

N.4 Cristante (piede forte destro)

N.17 Koné (piede forte destro)

N.61 Pisilli (piede forte destro)

N.15 de Roon (piede forte destro)

Compiti tattici. Il loro compito è dare equilibrio nella zona centrale del campo. Cristante è il filtro della mediana a due: si abbassa tra o accanto ai centrali per offrire una linea di passaggio sicura in costruzione e gestisce il ritmo del possesso; in fase di non possesso copre le aggressioni dei braccetti e protegge la zona davanti alla difesa, ricorrendo al fallo tattico quando serve a spezzare una ripartenza. Koné è complementare: rompe le linee avversarie con la conduzione palla, attacca lo spazio interno e recupera in ripiegamento.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Nelle competenze di tecnica individuale sono abili soprattutto nei fondamentali di controllo e passaggio, capaci di giocare sul corto; Koné aggiunge la conduzione in progressione come strumento per superare la prima linea di pressione. Nelle competenze di tattica individuale sono abili nel contrasto, nell’intercettamento, nell’anticipo e nella presa di posizione. Cristante possiede lettura tattica e tempi di gioco: sa dove spostarsi nelle varie zone del campo creando, con il suo movimento, la superiorità numerica funzionale all’avanzamento della palla.

Doti fisiche. Capacità organiche sopra la media, con copertura di campo e tenuta nella ripetizione degli sforzi. Koné è il profilo più dinamico e dominante nei duelli; Cristante garantisce fisicità nei contrasti e presenza nel gioco aereo, che nelle partite contro blocchi bassi diventa una vera arma offensiva. La mediana a due regge solo se entrambi sostengono il volume di aggressione richiesto dal pressing uomo su uomo.

Trequartisti

N.21 Dybala (piede forte sinistro)

N.86 Mora (piede forte destro)

  1. 18 Soulé (piede forte sinistro)

Compiti tattici. In fase di possesso sono una chiave tattica fondamentale per scardinare il blocco difensivo avversario; in fase di non possesso partecipano al pressing offensivo indirizzando le giocate avversarie e, quando la squadra difende con il blocco basso, si abbassano sulla linea dei centrocampisti. Dybala è il regista offensivo della trequarti: si abbassa per ricevere e impostare, si allarga o attacca la linea difensiva, verticalizza e batte i calci piazzati. Mora si muove tra le linee, attacca lo spazio e cerca lo scambio nello stretto.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Garantiscono superiorità qualitativa attraverso grande qualità nell’uno contro uno offensivo e hanno grande capacità di giocare tra le linee. Sono calciatori dotati di tecnica applicata da sfruttare negli ultimi venticinque metri, con controllo e dribbling nello stretto e facilità di conclusione. Dybala aggiunge la dimensione della creazione e delle palle inattive.

Doti fisiche. Molto rapidi, con ottime doti di accelerazione con e senza palla, e buone capacità aerobiche. Hanno volontà di sacrificarsi in fase di non possesso. Per Dybala la gestione del carico è la variabile fisica più delicata del reparto: è il giocatore su cui passa la maggior parte della produzione creativa e la sua tenuta condiziona il rendimento dell’intera trequarti.

Attaccanti

N.14 Malen (piede forte destro)

N.9 Castro (piede forte destro)

Compiti tattici. L’attaccante titolare è un profilo mobile, che non dà punti di riferimento alla difesa avversaria: attacca la profondità, aggredisce la difesa avversaria sul primo controllo e vive dentro l’area. Il suo lavoro viene però anche incontro: fa sponde e lavora per allungare la difesa avversaria, creando lo spazio per gli inserimenti dei compagni.

Caratteristiche tecnico-tattiche. Possiedono notevoli doti realizzative, essendo i principali finalizzatori della mole di gioco espressa dalla squadra. Malen è abile nello smarcamento sul lato cieco del difendente per ottenere vantaggio nei movimenti di attacco alla profondità, con primo controllo orientato al tiro e finalizzazione istintiva. Sa leggere le situazioni e capire quando muoversi incontro per svuotare la profondità, attaccata poi da un terzo uomo, e quando invece attaccare lo spazio.

Doti fisiche. Malen è molto veloce e rapido, con scatto nei primi metri per attaccare lo spazio alle spalle della difesa. Castro garantisce struttura fisica e presenza nel gioco aereo, ed è il cambio di profilo che consente a Gasperini di modificare il tipo di attacco senza cambiare sistema.

 

Fase di possesso (FDP)

In fase di costruzione della manovra, l’obiettivo della squadra è superare le linee di pressione avversaria per giungere alla finalizzazione.

Costruzione

Sviluppare un’efficace costruzione dal basso dipende da fattori tecnici e organizzativi: la capacità di riconoscere le situazioni di gioco e i contesti tattico-spaziali, la capacità di gestire e trarre vantaggio dalle situazioni di superiorità numerica, la capacità di interpretare l’organizzazione avversaria per superarne le linee di pressione, la capacità di eseguire gesti tecnici di qualità e il timing spazio-temporale nelle varie possibili giocate. Questi sono i prerequisiti che la Roma ha costruito nel corso della prima stagione e che oggi le consentono di costruire con qualità a prescindere dagli interpreti scelti e dall’avversario.

Da un punto di vista tattico, la prima discriminante che la Roma analizza riguarda la disposizione e la scelta difensiva avversaria. In base all’atteggiamento avversario la squadra sviluppa azioni ad hoc. L’avversario ha fondamentalmente tre possibilità, e a ciascuna corrisponde una risposta diversa.

1) L’avversario accetta la parità numerica in costruzione e aggredisce in avanti. È la situazione in cui gli spazi di manovra si riducono, il portiere è l’unico uomo che può giocare con una certa libertà e l’opzione più conveniente è innescare rapidamente gli attaccanti. La Roma attua questo principio con un movimento ad aprire dei mediani che consente la giocata verticale: si riserva così la possibilità di saltare due linee avversarie, dando verticalità alla manovra.

2) L’avversario pressa in inferiorità numerica. Per evitare che l’avversario riesca nel suo intento, la Roma attua due possibili soluzioni: sfruttare la propensione dell’avversario a spostarsi sul lato della palla per attirarlo in quella zona e poi attaccargli le spalle, oppure gestire la palla centralmente utilizzando i raccordi per tagliare la pressione. Per soddisfare il secondo principio la squadra sfrutta le caratteristiche dei difensori centrali, capaci di eseguire passaggi forti e precisi anche sotto pressione, e dei centrocampisti, capaci di raccordarsi con i giocatori liberi da marcatura.

3) L’avversario resta stretto e basso nella propria metà campo. L’obiettivo è invitare l’avversario a uscire in pressione per poi sfruttare gli spazi liberati. La conduzione puntando l’avversario è utile per creare situazioni di due contro uno e giocare sull’uomo libero: l’avversario è costretto a liberare una linea di passaggio perché indotto a uscire. Il controllo di suola ha la medesima funzione e consente di giocare la palla in tutte le direzioni avendola frontalmente. Il retropassaggio invoglia il pressing avversario e libera spazio tra le linee di difesa e centrocampo, sfruttando la capacità di occupazione posizionale dei trequartisti.

La struttura di costruzione osservata in entrambe le partite è la 1-4-1-4-1: il portiere con i tre centrali larghi e uno dei due mediani — Cristante, il più frequentemente — che si abbassa tra o accanto a loro per formare una linea di quattro, il secondo mediano vertice davanti alla linea, i due trequartisti negli half spaces e i due quinti in ampiezza. È una struttura che garantisce superiorità numerica nella prima linea di costruzione e che consente di condurre palla per attirare la pressione avversaria.

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Sviluppo

Una volta superata la prima pressione avversaria e portata palla sulla linea dei centrocampisti, questi possono scegliere lo spazio dove attaccare. La scelta dipende molto dall’atteggiamento difensivo del centrocampo e della difesa avversaria. I principi di gioco della Roma in questa fase sono tre: seguire il pressing avversario per giocargli alle spalle, attaccare centralmente, e creare overload e densità in determinate zone di campo.

I giocatori più coinvolti nella fase di sviluppo sono i due mediani. Il più arretrato dei due è il metronomo: gestisce il ritmo e garantisce la sicurezza del giro palla, e quando viene marcato la manovra tende a ricercare il sovraccarico sulle catene laterali. L’altro è l’uomo che rompe le linee: conduce palla in avanzamento e costringe il centrocampo avversario ad accorciare, liberando spazio tra le linee per i trequartisti. Nella partita di Lecce questo meccanismo è visibile più volte nel primo tempo, quando la progressione del mediano costringe la linea avversaria ad abbassarsi e apre la ricezione tra le linee.

Contro l’Atalanta lo sviluppo ha preso una forma diversa e più paziente. Di fronte a un blocco basso che non usciva, la Roma ha fatto circolare il pallone da un lato all’altro per muovere la difesa avversaria, cercando l’imbucata per i trequartisti nei mezzi spazi. Le rotazioni sono state continue: quando un trequartista si abbassava su un lato, il quinto di quel lato si alzava per garantire l’ampiezza, e il trequartista del lato opposto si posizionava a ridosso della punta per sfruttare gli spazi liberati dai suoi movimenti.

La circolazione è paziente quando l’avversario è schierato e diventa verticale appena si apre un varco: la scelta dipende dallo spazio disponibile, non dal punteggio. Nella partita di Lecce, con il risultato acquisito, il possesso è diventato orizzontale e la squadra ha gestito, con i quinti che mantenevano la posizione senza spingere con continuità. Contro l’Atalanta si è verificato l’opposto: con il risultato da recuperare, la squadra ha progressivamente rinunciato alla circolazione paziente per accelerare, alzando il baricentro e cercando ripetutamente i cross dalle corsie. È il passaggio da una fase di sviluppo ragionata a una fase di assalto, e la Roma ha mostrato di saperlo fare senza perdere l’equilibrio: nei minuti finali la squadra ha rischiato consapevolmente, portando la linea difensiva nella metà campo avversaria.

Rifinitura

Nella trequarti la Roma si affida alla combinazione tra i tre uomini offensivi, con i quinti che attaccano lo spazio alle spalle dei terzini avversari. L’occupazione posizionale è fluida e dinamica: è un continuo alternarsi di svuotamento e riempimento dello spazio circostante, che assolve al principio offensivo della mobilità. Il principio fondamentale è quello del sovraccarico di zona: avere superiorità numerica contro la linea difensiva avversaria, occupando ogni canale.

I meccanismi ricorrenti osservati sono quattro. Il dialogo nello stretto tra i trequartisti e la punta, per liberare un uomo davanti alla linea difensiva. L’inserimento del quinto, che arriva sul fondo per il cross o chiude il taglio all’indietro dal lato opposto. L’attacco della profondità della punta sui palloni filtranti, con il movimento che può essere preceduto dallo svuotamento della punta stessa e dall’inserimento di un terzo uomo. E infine l’attacco dell’area da parte dei giocatori che partono dietro la linea del pallone: i due mediani, e i braccetti difensivi.

Finalizzazione

I modi in cui gli uomini di Gasperini tentano la via del gol sono molteplici:

  • Lo sfruttamento delle capacità di attacco della profondità della punta, con passaggi sullo smarcamento sul lato cieco del difendente.
  • Il colpo di testa da traversone, con i giocatori che attaccano l’area da dietro.
  • I filtranti che servono il taglio dei trequartisti alle spalle dei difensori.
  • L’isolamento per il dribbling e il tiro dei trequartisti negli half spaces.
  • Il riempimento dell’area di rigore con più effettivi per ricevere i cutback e i cross bassi dei quinti.
  • Lo sfruttamento diretto dell’errore avversario in costruzione, con aggressione immediata.
  • La palla inattiva come soluzione quando la manovra non sfonda.

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Lateralità offensiva

I due quinti non hanno lo stesso ruolo, e la squadra carica un lato per poi attaccare l’altro. Wesley, sulla sinistra, interpreta il ruolo in modo spiccatamente offensivo, occupando la corsia in permanenza e arrivando a ridosso dell’area; Lulli, sulla destra, alterna spinta e copertura con un baricentro mediamente più basso. Entrambi sono abili ad attaccare gli spazi liberi in profondità, a effettuare sovrapposizioni e a offrire uno scarico al compagno di catena. Le soluzioni più ricercate nelle catene laterali sono la sovrapposizione, la triangolazione esterna e interna, il dribbling e il taglio. Quando l’avversario chiude il centro, il gioco sugli esterni diventa la soluzione principale.

Fase di non possesso (FDNP):

Primo pressing

La Roma opta per un approccio difensivo di pressione alta, che può essere definito uno stile ad alto rischio e media ricompensa. Nel momento in cui l’avversario mette in atto una costruzione nella propria metà campo, la squadra si pone come scopo primario quello di aggredire in maniera organizzata e coordinata. È uomo su uomo, con la volontà di guadagnare metri ogni qualvolta la palla in possesso avversario perda metri andando indietro.

I trigger di attivazione sono riconoscibili: il retropassaggio al portiere, il pallone che arriva al centrale difensivo in posizione frontale, i passaggi laterali tra i difensori e le ricezioni spalle alla porta. A quel punto la squadra alza il baricentro e stringe le distanze. I primi a uscire sono la punta e il trequartista di competenza; dietro di loro la mediana aggredisce i diretti avversari e i braccetti accompagnano la pressione accorciando in avanti. L’obiettivo è leggibile nella postura dei corpi: chi esce in pressione chiude le linee di passaggio interne e indirizza la costruzione avversaria verso le corsie esterne, dove il quinto di competenza è pronto ad aggredire.

Nel momento in cui l’avversario riesce a consolidare il primo possesso, la Roma si ricompatta e adotta un comportamento più conservativo: tutti i giocatori si pongono sotto la linea del pallone, i reparti sono corti tra loro e si verifica densità in zona centrale, in modo da non subire passaggi che bucano le linee. Il principio alla base è quello di limitare il tempo e lo spazio per le giocate avversarie.

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Linea difensiva

I tre centrali difendono con la linea alta, a ridosso della linea di metà campo quando la squadra è in pressione. Il comportamento più evidente è l’aggressione del braccetto: il difensore laterale esce dalla linea per anticipare l’avversario o per contrastare il portatore di palla, anche molto lontano dalla propria area. È Mancini a rompere la linea con maggiore frequenza; il braccetto opposto presidia il proprio lato con un baricentro leggermente più prudente.

La linea difensiva lavora a uomo nella zona e tende a essere aggressiva anche a palla scoperta. Dall’analisi di questa fase si nota che la Roma inizia la fase difensiva quando è ancora in possesso palla avanzato: in questa situazione risulta fondamentale prevenire eventuali transizioni difensive effettuando marcature preventive e portando l’attenzione difensiva ai massimi livelli, anche accettando la parità numerica. Contemporaneamente i difensori hanno la possibilità di seguire tutto campo il diretto avversario in un uno contro uno, spezzando la linea anche oltre il centrocampo. A Lecce la gestione della profondità è stata quasi sempre saldata dalla lettura del portiere, stabilmente fuori dai pali.

Atteggiamento del centrocampo

Il centrocampo è scaglionato e duttile. L’assetto utilizzato vede i due mediani davanti alla difesa, con i due trequartisti che si abbassano al loro fianco quando la squadra difende con il blocco basso. Il mediano più arretrato è il filtro: copre le aggressioni dei braccetti, protegge la zona centrale e si occupa del gioco aereo difensivo. L’altro è l’uomo del recupero: aggredisce l’interno avversario, copre campo e vince il pallone anche in ripiegamento.

La mediana ha anche il compito di attaccare gli avversari per il recupero delle seconde palle, che è la condizione per sostenere il baricentro alto. Quando l’avversario riesce a consolidare il possesso nella metà campo della Roma, la squadra accetta di abbassarsi e difende a cinque, con i trequartisti che stringono verso l’interno per chiudere le linee di passaggio.

Lateralità difensiva

Il meccanismo è il seguente: se l’avversario tenta di sviluppare l’azione e raggiunge la trequarti difensiva, la squadra si compatta e i quinti si abbassano sulla linea dei braccetti, andando all’occorrenza ad aiutare i difensori raddoppiando la marcatura sull’esterno avversario. Il blocco non è simmetrico e scala lateralmente verso il lato palla, concentrando densità dal lato del pallone e lasciando volutamente più spazio sul lato debole. La conseguenza pratica è che la Roma tende a indirizzare l’avversario verso le corsie esterne, accettando il cross pur di non concedere la superiorità interna.Transizione offensiva

Quando la Roma conquista palla dà il via a una transizione offensiva molto veloce, tramite passaggi immediati verso i vertici, che hanno il compito di proteggere la palla, appoggiarsi a un compagno oppure, se hanno abbastanza spazio, attaccare immediatamente la profondità. Il pallone viene cercato in verticale per i trequartisti oppure direttamente in profondità per la punta, sfruttando la disorganizzazione avversaria prima che si ricomponga.

Tuttavia, se la ri-aggressione avversaria toglie spazio e tempo alla giocata filtrante di qualità, la Roma accetta di consolidare il possesso e affidarsi alla costruzione ragionata.

Transizione difensiva

Quando viene perso il possesso, il giocatore più vicino in zona palla pressa immediatamente il portatore, mentre gli altri giocatori gli chiudono le linee di passaggio. La squadra tende a non ripiegare, preferendo mantenere un baricentro piuttosto alto nella speranza di recuperare in fretta il pallone e dare il via a un contrattacco. La compattezza e la densità in zona palla favoriscono tale atteggiamento in transizione.

Dopo una palla persa la squadra ri-aggredisce con più uomini insieme, costringendo l’avversario al lancio lungo o al retropassaggio. Quando il contropressing non arriva in tempo, la squadra ricorre al fallo tattico: a Lecce per fermare una ripartenza a centrocampo, contro l’Atalanta in una situazione di contropiede che si stava sviluppando pericolosamente. È un ricorso sistematico e rientra nel costo del modello. Se la prima ri-aggressione fallisce, tutta la squadra indietreggia, si ricompatta e crea densità in zona centrale accorciando la distanza tra i reparti.

Analisi SWOT

Punti di forza

  • Fluidità e identità della struttura: la squadra modula la posizione dei quinti, l’altezza della linea e il numero di uomini in area, non la struttura di riferimento.
  • Attacco dell’area da parte dei giocatori che partono da dietro la linea del pallone.
  • Palle inattive come risorsa decisiva.
  • Gestione del risultato e utilizzo delle sostituzioni come strumento tattico.
  • Capacità di assorbire gli imprevisti: a Lecce l’infortunio nel riscaldamento del centrale titolare non ha modificato l’organizzazione collettiva; contro l’Atalanta la sostituzione del braccetto più aggressivo non ha indebolito la capacità della linea di alzarsi nella fase di assalto.
  • Profondità di rosa con impatto diretto sui risultati.

Punti di debolezza

  • Esposizione nelle situazioni di transizione con la linea non ricomposta.
  • Dipendenze dalle condizioni della partita per quanto riguarda la rifinitura: quando l’avversario chiude il centro e non concede spazio, la manovra fatica a trovare l’imbucata e la squadra è costretta a spostare il baricentro interamente sui cross e sulle palle inattive.
  • Vulnerabilità sui duelli in campo aperto e sulle palle giocate alle spalle della linea: i difensori accettano l’uno contro uno anche a palla scoperta e in parità numerica.
  • Coperture non sempre precise quando un compagno spezza la linea: l’aggressione del braccetto lascia spazio interno che richiede uno scivolamento tempestivo dei due compagni.
  • Costo fisico e disciplinare del modello di aggressione uomo su uomo.

 

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