Analisi Tattica: il Torino di Roberto D’Aversa

analisi tattica e come gioca il Torino di Roberto D'Aversa 2025 2026 con modello e principi e statistiche xG per corso match analyst e corsi match analysis e data analyst nel calcio con modulo in fase di possesso o fase offensiva in fase di non possesso o fase difensiva e in transizione

Analisi realizzata da Lorenzo Delle Monache, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification

Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET

Vedremo di seguito come gioca il TORINO di Roberto D’Aversa: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.

Per dare una scossa all’ambiente dopo che la gestione Baroni non ha rispettato le aspettative di inizio stagione, il patron del Torino Urbano Cairo e il DS Gianluca Petrachi hanno deciso di affidare la panchina granata a Roberto D’Aversa. La sua ultima esperienza in Serie A, nella stagione 2024/2025, si era conclusa con la retrocessione a Empoli, nonostante un ottimo girone di andata. Di quella squadra facevano parte (ed erano titolari) tre giocatori che ora vestono la maglia del Toro: Marianucci, Anjorin e soprattutto Ismajli, il suo leader difensivo. Il tecnico pescarese è arrivato dunque al Filadelfia con grande voglia di riscatto e agevolato dalla presenza di giocatori con cui ha già lavorato nel recente passato. Ha fin da subito confermato la difesa a 3, nonostante le sue più grandi soddisfazioni le abbia ottenute con la difesa a 4 durante la lunga avventura da allenatore del Parma, condotto dalla Serie C alla Serie A fra il 2016 e il 2021. Nelle sue prime quattro partite alla guida del Torino ha ottenuto 6 punti grazie a due vittorie convincenti contro Lazio e Parma, mentre ha perso (di misura) nelle trasferte contro Napoli e Milan, creando più di qualche grattacapo a due contendenti al vertice. Si procede all’analisi della gara contro i rossoneri per valutare quali siano stati i principi di gioco trasmessi da D’Aversa nel suo primo mese di lavoro con la squadra e come siano stati recepiti dalla squadra.

 

SISTEMI DI GIOCO

 

SISTEMA DI GIOCO BASE: 1-3-5-2

SISTEMA DI GIOCO DI FASE DI POSSESSO:  1-4-1-3-2/1-4-3-3/1-4-1-2-3/1-2-3-2-3/1-3-4-2-1

SISTEMA DI GIOCO DI FASE DI NON POSSESSO: 1-5-3-2/1-5-2-3/1-3-4-1-2/1-3-4-2-1

Il Torino adotta un sistema di gioco di base 1-3-5-2, il quale assume diverse declinazioni tattiche a seconda dei momenti della gara.

In fase di possesso, è possibile notare una netta divergenza rispetto allo schieramento di base: la posizione fluida di Pedersen (il quinto di destra), che tende ad alzarsi, fa sì che la squadra assuma una disposizione con una linea arretrata di 4 giocatori in fase di possesso. Il movimento in avanti del laterale norvegese innesca lo scivolamento di Coco sulla corsia esterna destra (in un’ipotetica posizione di terzino) così come degli altri due centrali, mentre dall’altro lato Obrador tende a rimanere in linea. Ciò avviene nella quasi totalità delle fasi di possesso granata, anche perché è Coco che tende a farsi carico delle maggiori responsabilità in fase di costruzione, divenendo il vero regista del Toro. Dai suoi piedi, infatti, nascono molte delle azioni offensive granata, alcune delle quali si sviluppano facendo leva proprio sulla velocità di Pedersen che attacca la profondità. Come accennato, l’ex Feyenoord in fase di possesso va a calpestare le mattonelle più avanzate, spesso in linea con i due attaccanti. In tal modo, si viene a delineare una disposizione 1-4-3-3, dove una delle due punte (perlopiù Zapata o Adams) allarga il proprio raggio d’azione verso sinistra. Considerando il contemporaneo movimento di altri giocatori, inoltre, è possibile inquadrare la squadra secondo uno schieramento 1-4-1-2-3 (il mediano Prati si abbassa come play) o 1-4-1-3-2 (nelle fasi in cui Pedersen si posizioni in linea con i due interni di centrocampo). Laddove l’azione parta dal portiere, i due “terzini” (Coco e Obrador) hanno il compito di dare ampiezza e offrire una soluzione laterale ai due centrali (Ismajli ed Ebosse) che assieme all’estremo difensore avviano la costruzione dal basso. In tali casi, il dispiegamento dell’undici di D’Aversa corrisponde ad un 1-2-3-2-3. Avviene perciò di rado che in fase di palleggio i due esterni di centrocampo (Pedersen ed Obrador) si trovino sulle stesse altezze di campo, e ciò lo si può imputare anche alle caratteristiche dei due giocatori e di conseguenza ai compiti loro incaricati (profondità per il primo, palleggio ed equilibrio per il secondo).

In fase di non possesso, il Torino lascia poco spazio ad interpretazioni schierandosi con un classico 5-3-2 nei momenti in cui si trova a difendersi in blocco medio-basso. Anche in questa fase è la posizione dei quinti ad essere determinante: essi tendono ad arretrare sulla linea dei 3 difensori, anche se viene continuamente de-strutturata in quanto ogni componente ha il compito di seguire il proprio riferimento a uomo. Gli esterni tendono quindi ad “accoppiarsi” con il quinto avversario, mentre i due braccetti hanno il compito di togliere tempo e spazio ai giocatori che gravitano nei mezzi spazi. È da sottolineare anche il lavoro delle due mezz’ali (Vlasic e Gineitis), le quali sono chiamate a compiere un continuo movimento ad elastico: dettare la pressione e uscire quando il difensore avversario esterno di propria competenza riceve palla (andando a formare un 1-5-2-3) e successivamente ricomporsi in linea con il mediano (Prati) quando l’azione scivola dal lato opposto. Le due punte invece hanno il compito di oscurare le traiettorie di passaggio centrali e uscire a turno in pressione sul centrale in possesso. La sua versione più offensiva, ossia l’1-3-4-2-1, la si può intravedere durante la prima azione difensiva sulla costruzione bassa avversaria, in cui l’input è quello del pressing ultra-offensivo uomo su uomo: i quinti alzano la propria posizione per andare in pressione sul proprio riferimento esterno e una delle due mezz’ali si sgancia in avanti per aggredire il portatore sull’esterno.

 

 

INTERPRETI

PORTIERI:

  • 1 Alberto Paleari (33 anni, 193 cm, piede destro)
  • 81 Franco Israel (25, 190 cm, destro)
  • 99 Lapo Siviero (19, 195 cm, destro)

COMPITI TATTICI

Il portiere del Torino ha il compito di avviare l’azione in fase di costruzione, servendosi del supporto di due centrali difensivi che stazionano ai lati dell’area piccola e il mediano che si offre come sbocco centrale nella zona della lunetta. L’intenzione primaria è quella di giocare palla a terra laddove l’avversario lo consenta. Qualora il pressing sia particolarmente alto, il portiere cerca con il lancio lungo una delle due punte che si allarga, cercando di evitare le vie centrali.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Paleari possiede delle discrete abilità fra i pali, con cui spesso riesce a rivelarsi salvifico. Si pone inoltre come guida della difesa dialogando spesso con i propri compagni e facendosi sentire nei momenti di maggiore difficoltà. Nel gioco palla a terra non spicca per qualità eccelse; tuttavia, è in grado di trovare spesso l’appoggio degli attaccanti con il lancio lungo.

DIFENSORI CENTRALI:

  • 13 Guillermo Maripan (31, 193 cm, destro)
  • 23 Saul Coco (27, 187 cm, destro)
  • 35 Luca Marianucci (21, 187 cm, destro)
  • 44 Ardian Ismajli (29, 189 cm, destro)
  • 77 Enzo Ebosse (27, 185 cm, sinistro)

COMPITI TATTICI

I tre difensori centrali hanno compiti diversi in fase di possesso: Ismajli (centrale) ed Ebosse (braccetto sinistro) si posizionano come i due centrali della linea a 4, mentre Coco scivola sulla destra a ricoprire il ruolo di esterno basso. In fase difensiva, invece, mantengono la struttura classica composta da 3 giocatori a presidio delle zone centrali. Ognuno di essi è incaricato di seguire a uomo il proprio riferimento, specie durante le fasi di pressing ultra-offensivo dove si vengono a formare duelli 1 vs 1. In particolare, i due braccetti sono incaricati di rompere la linea costantemente per portare pressione all’avversario di competenza, e allo stesso tempo di assorbire i loro movimenti in profondità. Da sottolineare la puntualità e l’aggressività di Coco ed Ebosse nel “soffocare” l’avversario spalle alla porta, costringendolo spesso allo scarico all’indietro.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Coco possiede le maggiori abilità tecniche tra i giocatori del reparto (a volte si incarica delle punizioni dirette), non a caso la maggior parte delle azioni offensive dei granata prendono piede dalle sue verticalizzazioni. Da citare comunque le abilità col mancino di Ebosse, che offre una soluzione valida anche sul lato sinistro. Ismajli, che spesso si trova ad essere l’uomo più arretrato, non ha timore ad ingaggiare il duello con la punta avversaria cercando frequentemente l’anticipo.

DOTI FISICHE

Ognuno dei 3 centrali presenta un’importante struttura fisica, la quale però non interferisce sulla loro abilità di coprire rapidamente distanze più o meno lunghe in fase di pressione e rottura della linea, specialmente per quanto riguarda Coco ed Ebosse.

ESTERNI DI CENTROCAMPO:

  • 7 Zakaria Aboukhlal (26, 179 cm, destro)
  • 16 Marcus Pedersen (25, 184 cm, destro)
  • 20 Valentino Lazaro (30, 181 cm, destro)
  • 25 Niels Nkounkou (25, 180 cm, sinistro)
  • 34 Cristiano Biraghi (33, 185 cm, sinistro)

COMPITI TATTICI

I due esterni di centrocampo (i cosiddetti “quinti”) consentono alla squadra di dare ampiezza alla manovra, anche se prediligono altezze di campo diverse fra loro, assolvendo ognuno la propria funzione. Pedersen ha un peso fondamentale nella fase offensiva granata: è lui, infatti, l’uomo in più in fase di sviluppo grazie alle continue sovrapposizioni e attacchi alla profondità. Spesso, quando l’azione parte dal basso, lo si può già trovare in linea con i due attaccanti. Con la sua velocità offre una delle principali soluzioni offensive ricercate dal Torino. Sulla corsia sinistra, invece, Obrador tende a mantenere un atteggiamento tatticamente più prudente, offrendosi come sbocco laterale in fase di prima costruzione e cercando poco la linea di fondo. È un giocatore abile nel palleggio, utile nelle fasi in cui la squadra consolida il possesso. Può arrivare al cross da posizioni più arretrate (e accentrate) rispetto al norvegese che ricerca maggiormente il fondo-campo.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Il norvegese Pedersen possiede delle buone capacità in termini di attacco alla profondità e supporto all’azione offensiva. Spesso si rende protagonista in fase di rifinitura tramite cross in area a servizio delle punte e degli inserimenti dei centrocampisti. Bisogna altresì sottolineare come la sua propensione offensiva faccia da contraltare ad una fase difensiva non impeccabile. Spesso, infatti, si fa trovare fuori posizione e non attento alla marcatura del proprio riferimento. L’esterno spagnolo Obrador è un giocatore più “orizzontale”. Può vantare migliori abilità tecniche, ma non garantisce la stessa propulsione offensiva del compagno di squadra. È inoltre diligente in fase di non possesso, raramente si lascia andare a disattenzioni difensive.

DOTI FISICHE

Pedersen presenta delle discrete capacità aerobiche che gli consentono di erigersi come uno dei principali protagonisti nell’attacco alla profondità. Lo spagnolo invece non è dotato di grande esplosività. Entrambi gli interpreti, inoltre, non sono fisicamente strutturati, il che espone la squadra a potenziali pericoli quando viene attaccata tramite cross indirizzati verso il secondo palo.

CENTROCAMPISTI CENTRALI:

  • 4 Matteo Prati (22, 185 cm, destro)
  • 6 Emirhan Ilkhan (21, 175 cm, destro)
  • 8 Ivan Ilic (25, 186 cm, sinistro)
  • 10 Nikola Vlasic (28, 179 cm, destro)
  • 14 Tino Anjorin (24, 186 cm, destro)
  • 22 Cesare Casadei (23, 192 cm, destro)
  • 61 Adrien Tameze (32, 182 cm, destro)
  • 66 Gvidas Gineitis (21, 191 cm, sinistro)

COMPITI TATTICI

Il reparto è composto da un centrocampista centrale a presidio della zona nevralgica del campo e due mezz’ali, che presentano funzioni e caratteristiche differenti. Per quanto concerne il primo, che può trattarsi di Prati o Ilkhan, in fase di possesso ha il compito di abbassarsi e proporsi come soluzione centrale quando l’azione parta dal portiere. Egli, tuttavia, non viene coinvolto spesso in fase di costruzione, in quanto si predilige un possesso “perimetrale” fra i giocatori più arretrati che poi sfocia in una verticalizzazione perlopiù in zone laterali. Ha il compito di accompagnare l’azione offensiva e farsi trovare al limite dell’area in fase di rifinitura per raccogliere la respinta e andare alla conclusione. In transizione negativa, invece, riveste un ruolo fondamentale in termini di recupero palla e interruzione della ripartenza avversaria. Quando la squadra si dispone in blocco ha un compito delicato, in quanto deve fornire continuamente la copertura preventiva alla mezz’ala che esce in pressione e quindi fungere da frangiflutti quando la squadra “scivola” da una parte all’altra. Venendo alle due mezz’ali, Vlasic (che parte dal centro-destra) è il giocatore che gode di più libertà tattica in fase di possesso. Ha la facoltà, infatti, di svariare e creare superiorità in varie zone di campo, soprattutto fra le linee (talvolta, infatti, agisce come vero e proprio trequartista alle spalle delle due punte). La mezz’ala sinistra invece (Gineitis o Casadei, che può giocare anche a destra) è un giocatore più “verticale”, che ha il compito di inserirsi e riempire l’area in fase di rifinitura e allo stesso tempo di proporsi in avanti e attaccare la linea in fase di transizione offensiva. Entrambe svolgono inoltre un importante lavoro in fase di non possesso dettando i tempi di pressione uscendo lateralmente sull’esterno basso avversario che entra in possesso.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Il centrocampista croato Vlasic è il giocatore di maggiore qualità delle rosa, grazie alle sue abilità tecnico-balistiche riesce a coniugare velenose conclusioni dalla distanza e trasmissioni precise anche ad ampio raggio. Ha il compito di farsi trovare fra le linee e dare pochi punti di riferimento agli avversari. Il centrocampista centrale Prati (o Ilkhan) ha buone geometrie e un discreto tiro da fuori, che prova spesso e volentieri in quanto si fa sempre trovare a supporto dell’azione offensiva. Gineitis invece, oltre a buone doti balistiche come i compagni di reparto, vanta dei discreti tempi di inserimento, fondamentale in cui è in grado di rendersi pericoloso in area avversaria.

DOTI FISICHE

Gineitis e Casadei godono di un’importante struttura fisica che li permette di essere un pericolo costante nel gioco aereo in fase di finalizzazione ma anche a difesa della propria area, specie nei calci piazzati. Loro, come lo stesso Vlasic, possiedono un buon dinamismo con cui riescono a garantire un buon apporto in termini di corsa durante l’intero svolgimento della gara con continuità. Prati è un giocatore longilineo e meno rapido nel breve, e perciò può pagare dazio nel contenimento dei movimenti avversari fra le linee.

ATTACCANTI:

  • 17 Sandro Kulenovic (26, 191 cm, destro)
  • 18 Giovanni Simeone (30, 180 cm, destro)
  • 19 Che Adams (29, 179 cm, destro)
  • 79 Zanos Savva (20, 191 cm, sinistro)
  • 91 Duvan Zapata (34, 191 cm, destro)
  • 92 Alieu Njie (30, 185 cm, destro)

COMPITI TATTICI

I due riferimenti offensivi del Torino, che sono rappresentati da Simeone e uno fra Zapata e Adams, raramente si fanno trovare “piatti”. In fase di possesso uno dei due occupa una posizione centrale (perlopiù Simeone) alternando movimenti a venire incontro per creare spazio agli attacchi alla profondità di Pedersen o delle mezz’ali (Gineitis) oppure ad attaccare lo spazio alle spalle della difesa avversaria. L’altro attaccante (Zapata o Adams) tende invece a decentrarsi verso sinistra. Il colombiano in particolare è un attaccante a cui piace dettare la profondità e attaccare lo spazio, mentre lo scozzese predilige la fase di manovra. Tuttavia, non sono sporadici interscambi di posizione con l’attaccante argentino durante il corso della sfida. In fase di primo pressing entrambi prendono in consegna il proprio riferimento, ammettendo la possibilità che uno dei due vada a pressare il portiere per indurlo ad una scelta forzata. Quando invece il Toro ripiega nel suo 1-5-3-2, il compito primario delle due punte è quello di schermare le zone centrali e impedire che i difensori possano esplorare traiettorie di passaggio verso i centrocampisti.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Simeone è un giocatore che sa rendersi pericoloso in area di rigore grazie al suo fiuto del gol ma allo stesso tempo è in grado di fornire un appoggio affidabile in fase di costruzione ed anche lavorare di sponda per far salire la squadra una volta recuperato il possesso. In area avversaria non nutre timori reverenziali nel tentare colpi ad effetto come la rovesciata. L’argentino si caratterizza inoltre per un importante lavoro in fase di non possesso, spesso di prodiga in lunghe corse all’indietro in caso di perdita della sfera ed è sempre puntuale in fase ripiegamento.  Anche il suo partner d’attacco, Zapata, possiede delle ottime doti in termini di difesa del pallone spalle alla porta, rivelandosi spesso prezioso per guadagnare falli utili a far respirare i suoi. Per quanto riguarda la fase finalizzativa, tuttavia, sembra aver smarrito lo smalto di qualche stagione fa, non a caso il tecnico tiene in forte considerazione anche lo scozzese Adams e il neoarrivato Kulenovic.

DOTI FISICHE

Zapata è il giocatore maggiormente strutturato, anche se fa fatica a garantire il suo apporto con continuità. Il suo partner, Simeone, non vanta la stessa imponenza fisica ma “compensa” tramite le sue capacità aerobiche e anaerobiche, fondamentali per il suo importante lavoro senza palla. Adams invece, pur non avendo una statura elevata, gode di maggiore esplosività e forza nelle gambe, le quali favoriscono la sua capacità di “tenere botta” e reggere l’urto nel duello corpo a corpo con i difensori

FASE DI POSSESSO (FDP)

 

COSTRUZIONE: durante l’avvio dell’azione dal fondo, la squadra predilige un 4+1 che può sfociare in un 2+3 qualora i due esterni bassi (Coco e Obrador) si alzino sulla linea del mediano Prati. Gli altri due centrocampisti tendono a non partecipare in questa prima fase, mentre Pedersen alza la sua posizione in linea con le due mezz’ali o addirittura le due punte.  L’azione parte dal portiere che appoggia lateralmente verso uno tra Ismajli ed Ebosse, i quali hanno tre opzioni principali a seconda dell’atteggiamento dell’avversario: scarico laterale sull’esterno basso; verticalizzazione verso una delle due punte; passaggio orizzontale verso l’altro centrale o il portiere, che rinvia a sua volta in direzione delle punte (in primis Zapata) o Pedersen in profondità. Poco esplorato l’asse verticale sul mediano Prati, che rimanendo piuttosto statico attrae la pressione dell’avversario e si trova impossibilitato a ricevere. In questa fase le due mezz’ali, soprattutto Vlasic, si trovano piuttosto distanti da Prati che si abbassa e hanno il compito di fornire un appoggio alle due punte che lavorano spalle alla porta e ricevono il passaggio lungo dalle retrovie. Una volta superata la prima linea di pressione, o laddove l’avversario non alzi il baricentro, il Torino predilige un palleggio perimetrale con i 4 giocatori arretrati, tramite il quale si cerca di allargare le maglie avversarie. Poco ricercate le vie interne, anche a causa della densità del centrocampo avversario. In ogni caso, Gineitis tende ad attaccare la linea ed a offrire dunque una soluzione in verticale, mentre Vlasic spesso è costretto ad allargare il proprio raggio d’azione per poter partecipare alla manovra.

SVILUPPO: Buona parte delle verticalizzazioni verso i giocatori offensivi arrivano dall’out di destra, più precisamente dal centrale Coco che si allarga andando ad occupare le zolle di Pedersen, sempre molto alto in questa fase. Il norvegese è infatti uno dei principali protagonisti in fase di sviluppo: con i suoi movimenti in profondità si fa spesso trovare in linea degli attaccanti con la possibilità di affrontare nell’1 vs 1 il diretto avversario. A volte è addirittura il giocatore più avanzato dei granata. In alternativa, si considerano Simeone e Zapata che si muovono costantemente secondo direzioni antitetiche, fornendo una duplice opportunità al portatore di palla: uno dei due viene incontro e si offre come ricevente del passaggio in verticale, mentre l’altro cerca di dettare la soluzione nello spazio.  Da citare in questa fase la posizione di Vlasic, che predilige una posizione laterale sulla corsia di destra, andando ad occupare le mattonelle lasciate libere dal movimento di Pedersen ad attaccare la profondità. In questa zona, il croato costituisce un’opzione in appoggio a Coco ma è anche in grado di dar supporto a Pedersen qualora il norvegese riceva in una posizione avanzata. Quando l’azione si sviluppa a sinistra, invece, l’asse più sollecitato è quello costituito da Ebosse-Gineitis. Il difensore camerunense, dotato di un discreto mancino, premia spesso i movimenti del lituano Gineitis, che partendo dal centro-sinistra attacca in verticale lo spazio che si viene a formare tra quinto e braccetto destro avversario, libero per via della mancata spinta dell’esterno Obrador che tende a restare “ancorato” alla linea difensiva in una posizione più arretrata rispetto all’omologo sulla corsia destra.

LATERALITA’ OFFENSIVA: le catene laterali, specie quella destra, rappresentano le principali vie di sviluppo e rifinitura dei granata. Sulla destra si evidenzia la posizione avanzata di Pedersen e le combinazioni di catena che si vengono a formare con Vlasic che rimane in appoggio allargando la propria posizione. Simeone invece grazie ai suoi movimenti a venire incontro è in grado di liberare spazi da attaccare in profondità dal norvegese, i quali vengono spesso premiati dalle verticalizzazioni di Coco.

 

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Dall’altro lato, l’atteggiamento maggiormente guardingo di Obrador attrae la pressione del quinto avversario, il cui movimento genera spazi da attaccare alle sue spalle della mezz’ala Gineitis o anche dalla punta decentrata a sinistra (Zapata). Le combinazioni laterali possono sfociare in due principali fonti di pericoli in zona di rifinitura: i cross in area, in quanto il Toro dispone di diversi giocatori in grado di convertirli in conclusioni ravvicinate grazie alle loro peculiarità fisiche e tecniche; la conclusione dal limite dei centrocampisti che ricevono il suggerimento orizzontale proveniente dall’esterno.

RIFINITURA: la soluzione maggiormente battuta nella trequarti avversaria è la ricerca di Pedersen in profondità, il quale può guadagnare il fondo e crossare oppure cercare uno dei centrocampisti al limite in procinto di concludere l’azione con il tiro da fuori, in particolare Prati che si fa sempre trovare puntuale in zona 14. La fascia sinistra viene esplorata meno, anche se a volte il movimento in verticale di Gineitis è in grado creare fraintendimenti nel blocco difensivo opponente. È lo stesso lituano, infatti, che può ricevere in una posizione avanzata per andare direttamente al tiro oppure allargarsi per tentare egli stesso il traversone in area. Le due corsie laterali, in sintesi, rappresentano il canale prediletto per procreare occasioni potenzialmente pericolose.

FINALIZZAZIONE: il Torino attacca l’area avversaria con 5 elementi per vie centrali e uno o due in zona laterale. Può contare su giocatori offensivi strutturati fisicamente come Gineitis, Zapata, Simeone. Nello specifico, questi 3 rappresentano una costante minaccia in area avversaria nelle frequenti situazioni da cross che contraddistinguono la fase offensiva del Torino. Se le due punte assolvono la loro naturale funzione finalizzativa, la mezz’ala sinistra (e anche Casadei che presenta caratteristiche simili) ha il compito di riempire costantemente l’area tramite inserimento, tendenzialmente verso il secondo palo quando l’azione si sviluppa a destra, e rendersi pericoloso nel gioco aereo. Gli altri due centrocampisti (Prati e Vlasic) invece presidiano le mattonelle prospicienti il limite dell’area per raccogliere l’eventuale respinta e tentare la conclusione. Il tiro da fuori dei tre centrocampisti è una delle principali armi a disposizione in questa fase, soprattutto laddove riescano a sviluppare per vie interne. Un ulteriore opzione offensiva, ricercata di rado, è il passaggio filtrante verso uno dei due attaccanti che detta il suggerimento in profondità o nella mini-profondità per poi concludere da posizione ravvicinata. Da segnalare inoltre la differente interpretazione dei due esterni: se quando si sviluppa a sinistra Pedersen ha il compito di attaccare il secondo palo andando così a “chiudere” l’azione, Obrador invece si presenta raramente in area avversaria, delegando in tal modo a Gineitis l’incarico di attaccare il secondo palo.

 

 FASE DI NON POSSESSO (FDNP)

 

PRIMA AZIONE DIFENSIVA: la squadra adotta un atteggiamento aggressivo per fronteggiare la costruzione dal basso avversaria. In questa fase, ogni singolo interprete ha il compito di prendere in consegna il proprio riferimento e seguire costantemente i suoi movimenti. Quest’ultimo punto vale specialmente per i giocatori offensivi, mentre vi è la possibilità di scalate e interscambi di marcatura fra difensori e i centrocampisti più arretrati. Può capitare infatti che una delle due punte abbassi di svariati metri la propria posizione per assorbire il movimento in avanti del difensore avversario che si propone centralmente (es. Zapata su Pavlovic).

 

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Gli esterni di centrocampo, in particolar modo colui che si trova sul lato palla, escono in modo aggressivo sull’omologo avversario innalzando la propria posizione sulla linea degli attaccanti. In questa fase svolge il centrocampista centrale Prati svolge una doppia funzione: prendere a uomo il proprio riferimento ma anche garantire la copertura preventiva alla mezz’ala che esce in pressione per evitare che si creino ampi spazi in zone pericolose. In questo duplice lavoro, dispendioso dal punto di vista fisico, viene supportato da uno dei due braccetti difensivi che, libero dalla marcatura dei due attaccanti avversari “accoppiati” con i suoi due colleghi di reparto, si assume la responsabilità di uscire su una delle due mezz’ali avversarie. Questo atteggiamento prevede l’accettazione del duello a campo aperto da parte dei difensori che ingaggiano il duello personale con i giocatori offensivi avversari. Vi è infine la possibilità che uno dei due attaccanti si “sganci” dalla marcatura a lui assegnatogli ed esca in pressione sul portiere.

ANALISI CENTROCAMPO FASE DIFENSIVA: durante l’intero corso della sfida, le due mezz’ali sono impegnate in un continuo movimento dentro-fuori: uscire in pressione sull’esterno basso avversario che entra in possesso e successivamente ricomporre la linea e scivolare verso il lato opposto quando l’azione cambia fronte. A parte nelle fasi di primo pressing, dove ogni giocatore segue il proprio riferimento, nei momenti di “scivolamento” gli altri due centrocampisti tendono a mantenersi in linea secondo la zona di propria competenza. È in questa zona che la squadra si espone ai principali pericoli in fase di non possesso: se le scalate non venissero effettuate con i tempi giusti potrebbero venire a crearsi ampi spazi nei corridoi centrali in cui i giocatori avversari troverebbero ampia libertà. Riveste un ruolo fondamentale, dunque, il centrocampista centrale Prati, a cui viene demandato un prezioso lavoro da frangiflutti. Il centrocampista italiano, tuttavia, non possiede un rapido cambio di passo nel breve; pertanto, non è in grado di ostacolare con costanza gli inserimenti dei giocatori avversari che gravitano dalle sue parti.

LATERALITA’ DIFENSIVA: le corsi laterali sono spesso teatro di continui movimenti e interscambi di posizione: assumendo un principio difensivo orientato sull’uomo, può accadere che il braccetto venga portato fuori da un attaccante avversario che viene incontro (es. Coco-Pulisic) e che contestualmente l’esterno di centrocampo si trovi a dover assorbire il movimento in profondità dell’esterno avversario che attacca lo spazio venutosi a creare. In questo tipo di situazione, l’esterno spagnolo Obrador presenta una maggiore assiduità rispetto a Pedersen, il quale si fa trovare a volte in ritardo permettendo al suo dirimpettaio di attaccare il fondo con pericolosa libertà. Come già evidenziato, è fondamentale anche l’apporto delle due mezz’ali nell’uscire in pressione con i tempi giusti sugli esterni difensivi avversari, in modo da togliergli tempo e spazio di giocata verticale e indurli all’errore o al massimo concedergli il passaggio all’indietro.

 

ANALISI LINEA DIFENSIVA: ognuno dei 5 componenti della linea difensiva granata ha il compito di marcare a uomo l’avversario che gravita nella sua zona di competenza, in ogni fase del match. Si assiste dunque a continue rotture della linea, sia in avanti che a copertura della profondità. In particolare, i due braccetti Coco ed Ebosse svolgono il proprio incarico con puntualità ed aggressività, in virtù delle loro doti fisiche e atletiche. E’ frequente, infatti, assistere a profonde rotture di linea da parte loro per evitare che il riferimento possa ricevere indisturbato quando si propone in posizioni più arretrate per ricevere. La marcatura in questi casi è a tutto-campo.

 

analisi tattica e come gioca il Torino di Roberto D'Aversa 2025 2026 con modello e principi e statistiche xG per corso match analyst e corsi match analysis e data analyst nel calcio con modulo in fase di non possesso o fase difensiva in marcatura e copertura e linea di difesa a uomo o a zona

 

Il perno centrale della difesa, Ismajli, che non disdegna la ricerca dell’anticipo qualora la punta avversaria detti il passaggio rasoterra, tende a scappare all’indietro a palla scoperta e ad assorbire il taglio dell’attaccante avversario che attacca lo spazio. Lo stesso discorso vale per i due giocatori esterni che spesso sono chiamati a lunghe corse all’indietro qualora l’avversario opti per la trasmissione filtrante verso i quinti o le ali offensive. Se da un lato gli attaccanti avversari vengono continuamente “soffocati” e di conseguenza impossibilitati a giocare liberamente fronte-porta, questo tipo di atteggiamento espone la squadra ad un rischio, ossia quello di schiacciarsi nella propria trequarti (a volte a ridosso dell’area di rigore), soprattutto nei casi in cui la compagine avversaria cerchi la profondità in modo continuo. In alcuni momenti della gara, infatti, il Torino presenta un baricentro talmente basso che, oltre a “portarsi” l’avversario nei pressi della propria porta, gli impedisce di ripartire in modo efficace in quanto persino le due punte si trovano in una posizione molto arretrata.

 

TRANSIZIONE

TRANSIZIONE OFFENSIVA: in fase di transizione offensiva il diktat è quella di ricercare in primis una soluzione in verticale e successivamente o imbastire immediatamente un’azione offensiva attaccando gli spazi in profondità oppure riconsolidare il possesso qualora l’avversario si dimostri rapido nel recupero delle posizioni. Nella maggior parte dei casi sono due i giocatori che effettuano il primo movimento in avanti per porre le basi della ripartenza: una delle due mezz’ali (perlopiù Gineitis) che si alza sulla linea degli attaccanti e il solito Pedersen sull’out di destra. Naturalmente anche le due punte vengono coinvolte: il loro compito principale è quello di offrire una soluzione rasoterra per poi lavorare di sponda e far salire la squadra, talvolta allargando il gioco per dare ampiezza e permettere alla squadra di riconsolidare il possesso. Nello specifico, il colombiano Zapata grazie alla sua imponente struttura fisica si rivela spesso molto efficace nel proteggere palla spalle alla porta e permettere alla squadra di risalire il campo.

TRANSIZIONE DIFENSIVA: una volta persa palla l’input è quello di tentare un immediato recupero, soprattutto quando avviene nella metà campo avversaria. Da citare in questa fase il comportamento di un giocatore in particolare: l’argentino Simeone, che è encomiabile in termini di generosità. L’attaccante granata si rende spesso protagonista di recuperi palla in zona avanzata e azioni difensive che si rivelano salvifiche per bloccare sul nascere la ripartenza avversaria. In generale, tutti i giocatori hanno un atteggiamento proattivo volto alla riconquista immediata, specie i tre difensori che preferiscono tentare l’anticipo piuttosto che scappare subito a copertura della profondità.

 

CONCLUSIONI

 

D’Aversa è riuscito a conferire un’impronta alla sua squadra, che dimostra di avere le idee chiare in entrambe le fasi. Potendo contare su un roster di tutto rispetto specialmente nel reparto offensivo, la squadra di dimostra capace di creare occasioni con continuità anche contro avversari di elevato calibro. Emergono tuttavia dei margini di miglioramento, in particolare in fase di non possesso.

ANALISI SWOT

 

PUNTI DI FORZA

 

  • Pericolosità in area avversaria, in particolar modo sugli sviluppi da cross grazie alle doti nel gioco aereo degli interpreti a disposizione.
  • Aggressività e continuità nella marcatura a uomo dei difensori, in particolare i braccetti, che sono in grado di limitare l’inventiva dei giocatori offensivi avversari
  • Centrocampisti dotati di buone capacità balistiche che si traducono in pericolose conclusioni da fuori area

PUNTI DI DEBOLEZZA

 

  • Baricentro molto basso in alcune fasi del match con conseguenti difficoltà nell’imbastire un’efficace transizione.
  • Scarsa aggressività e rapidità di Prati in fase di non possesso, a volte gli avversari ricevono in zone centrali senza che lui riesca ad apportare la pressione con i tempi giusti.
  • Poca fisicità dei due esterni di centrocampo, il che espone la squadra a potenziali mismatch sul palo opposto nelle situazioni di cross, laddove l’avversario disponga di giocatori strutturati e abili nel gioco aereo.

 

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