Analisi Tattica: il Venezia di Paolo Vanoli

Analisi realizzata da Davide Tesolin, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca il VENEZIA di Paolo Vanoli: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
Nel 2021/22 il Venezia di Zanetti era riuscito a tornare nel calcio “dei grandi” e nonostante abbia anche fermato due big come Roma e Juventus al Penzo purtroppo per 4 punti non è riuscito a mantenere la categoria. L’anno successivo dopo un inizio tutt’altro che scoppiettante con Javorcic in panchina si è affidato alla guida tecnica di mister Vanoli che non solo ha ridato entusiasmo raggiungendo i playoff ma ha anche gettato le basi per questa stagione. Infatti, quest’anno troviamo un Venezia che si è appollaiato sulle posizioni alte di classifica proponendo un gioco offensivo e propositivo dato che può contare su dei calciatori di tutto rispetto per la categoria. Il Venezia si schiera con Joronen in porta, due terzini duttili come il giovane candela dotato di buon fisico e qualità a destra e l’esperto Zampano a sinistra che possiede spiccate caratteristiche offensive; il comparto difensivo è completato da due centrali come Altare e Sverko forti fisicamente. A centrocampo ci sono i due USA Busio e Tessmann in pianta stabile, anche con ruoli, compiti e posizioni diverse perché duttili e tecnicamente compatibili con tutte le posizioni del centrocampo; hanno l’abilità di trovare soluzioni sia con passaggi decisivi (Tessmann) che in fase di finalizzazione con gli inserimenti (Busio). Insieme a loro è schierato Pierini quando gioca da centrocampista avanzato, oppure Lella o Ellertson/Bjarkason a fare le mezzali con Busio. Davanti il Venezia schiera Johnsen a sinistra: molto veloce, tecnico e abile nei cross e nei passaggi, Pierini o Bjarkason sul lato destro e come centravanti Pohjanpalo che si è dimostrato il vero fulcro del gioco della squadra perché, oltre a segnare molti goal e calciare i rigori è anche il giocatore sfruttato per le sponde vista la fisicità e quello che grazie ai suoi movimenti costringe gli avversari a prendere provvedimenti su di lui trasformandosi talvolta anche in uomo assist.
SDG:4-3-3
SDG OFF: 2-2-2-4 oppure 2-4-4 oppure 3-3-4
SDG DIF: 4-3-2-1 oppure 4-3-3
FASE DI POSSESSO:
Costruzione: il Venezia predilige una costruzione diretta dell’azione cercando i movimenti dei giocatori offensivi sia verso gli esterni (ad esempio con Johnsen) sia verso il centro. Infatti, le soluzioni più utilizzate sono: il rinvio diretto con il portiere a cercare la sponda della punta centrale (Pohjanpalo) che fisicamente è strutturato e spesso trova soluzioni facendo la sponda, e il lancio lungo di un centrale o del play di centrocampo, spesso Tessmann ma anche Busio, a cercare gli esterni.Di rado e quando gli avversari inibiscono questo tipo di costruzione allora si passa a una costruzione dal basso, comunque piuttosto alta con i due centrali e appunto Tessman o Busio che a turno si abbassano per offrire una soluzione alternativa in impostazione.

Sviluppo: per quanto concerne lo sviluppo, il Venezia preferisce come prima opzione sviluppare un gioco prevalentemente sulle fasce. Quando questo non riesce, la linea dei centrocampisti che in fase di possesso è spesso scaglionata, ci mostra un centrale più basso e le mezzali invece più avanzate, pronte anche a prendere controtempo gli avversari e proporre dei tagli. Busio proprio con i tagli ha evidenziato in più partite e in più occasioni la sua pericolosità. Seppur nella maggior parte delle partite disputate il Venezia ha un possesso palla maggiore degli avversari, l’obiettivo non è di prolungarlo (se non per andare sui lati) ma di trovare attraverso passaggi lunghi e/o filtranti (dai piedi di Tessman soprattutto) alle spalle dei difensori, Pohjanpalo oppure sulle fasce Johnsen/Ellertsson o Bjarkason/Pierini.
Lateralità: lo sviluppo prevalente del Venezia è, come già detto, quello laterale perché riesce a sfruttare al meglio le caratteristiche dei suoi giocatori. Infatti, con la palla sul lato anche al terzino (vedi Zampano o Candela) si cerca continuamente l’1vs1 con il fine di mettere la palla in mezzo. Quando invece è l’ala ad avere il possesso punta l’uomo sia per crossare ma anche per scaricare al centrocampista che arriva a supporto. Questo avviene frequentemente, e sovente alcune palle perse diventano velenose perché espongono la squadra a una ripartenza avversaria trovandosi scoperta. La strategia è comunque piuttosto valida: considerato che il Venezia ha una buona qualità e in serie B ci squadre che più che a ripartire pensando a non prendere si contano più benefici che rischi.
Rifinitura: il Venezia non ama zona di rifinitura, in primis perché appunto predilige attacchi laterali e in secondis perché gli attaccanti stanno davanti e i centrocampisti si inseriscono. Non avendo dei giocatori, magari trequartisti di talento, la zona non è molto sfruttata se non per qualche sporadica iniziativa personale. A conferma di questo ci vengono in contro i dati, i quali mostrano che il Venezia è la squadra con distanza per tiro più bassa della categoria preferendo conclusioni ravvicinate.
Finalizzazione: la finalizzazione principalmente avviene con tiri dentro l’area e osserviamo come costante poche conclusioni da fuori. Le azioni offensive più interessanti derivano principalmente da dribbling o sovrapposizioni con cross alti dai lati. Per quanto riguarda lo spazio in area di rigore, in fase di possesso vediamo quasi sempre 4 giocatori davanti, quindi i 3 avanzati e il centrocampista (Busio molto frequentemente) che si inserisce per creare questa linea oppure l’esterno opposto anche se meno usuale.

FASE DI NON POSSESSO:
Prima azione difensiva: il Venezia va in pressione con gli attaccanti sugli uomini, talvolta vicino all’area di rigore e altri casi molto in una zona maggiormente arretrata e poco sopra il centrocampo dimostrandosi attendista. Dipende molto da come ha preparato la partita Vanoli e come giocano gli avversari. L’obiettivo comunque è quello di pressare i giocatori con la palla per tornare indietro e costringere gli avversari a lanci lunghi e spesso poco precisi per riconquistare palla e ripartire. Gli esterni d’attacco collaborano alla fase di pressione e alla bisogna si abbassano, anche molto, con lo scopo di essere sempre pronti negli spazi per le ripartenze.
Difesa a centrocampo e lateralità difensiva: il centrocampo interpreta la fase difensiva in maniera aggressiva. In fase di non possesso ripetutamente osserviamo i centrocampisti in linea a 3 cercando di fare densità e occupare gli spazi centrali per mandare sui lati gli avversari: questo non sempre riesce perché presi in controtempo. Come lateralità osserviamo le ali che assiduamente scendono e addirittura vanno a sistemarsi sulla linea difensiva, con i terzini che sono alti quando si trovano in una posizione “corretta” e vengono aiutati dai centrocampisti per i raddoppi, ma anche questo non sempre riesce.
Analisi della linea difensiva: la linea difensiva cambia spesso forma e composizione; passa da una linea a 2 ad una linea a 3, a 4 ma anche a 5 nelle fasi più concitate del match con i centrocampisti ma anche con gli esterni anche alti che scendono (vedi anche Ellertsson e Bjarkason). Si cerca di costruire e mantenere una linea piatta dove c’è spesso una marcatura a uomo che esegue il centrale (Altare o Sverko), forte fisicamente. E’ innegabile che la squadra di Vanoli, visti gli ottimi giocatori che ha per questa categoria, abbia come fine ultimo quello di andare in cerca di soluzioni offensive e infatti, non è certo la fase difensiva la sua caratteristica principale. La difesa ha diversi difetti, tra cui quello di essere spesso impreparata perché molto alta con un’alta sensibilità dunque ad “assorbire” gli errori commessi.

Quando poi anche la transizione negativa non viene eseguita correttamente dai giocatori davanti ai difensori, si manifestano maggiormente le difficoltà. Invece quando difende alta e c’è un pressing davanti si può affermare che difenda bene ma fa comunque fatica quando, soprattutto a seguito di ripartenze, deve andare a prendere gli avversari.
TRANSIZIONE:
Transizione Positiva: la squadra non di rado lascia giocare gli avversari con la palla e accetta di subire questa costruzione, perché ha come obiettivo quello di recuperare il pallone per provare il lancio lungo o il contropiede prendendo controtempo gli avversari con i movimenti dei giocatori offensivi bravi a farlo.
Transizione Negativa: il Venezia vuole aggredire subito alto il portatore di palla per recuperare il pallone e spesso vista la densità ci riesce anche creandosi dei vantaggi appunto in fase offensiva. Succede svariate volte però che la squadra è impreparata perché quando c’è una riaggressione immediata del portatore di palla i difensori centrali sono alti e quindi scoperti vista l’estrema urgenza che mettono quelli davanti e i centrocampisti/ali non impegnate del pressing non sempre rientrano correttamente.
ANALISI SWOT:
Punti di forza:
> squadra fisicamente attrezzata che riesce e tenere ritmi alti stando davanti e sfruttare il gioco aereo ma anche le sponde sui passaggi lunghi specie con Pohjanpalo;
> attacco ben organizzato che ogni partita propone e ha molte occasioni;
> fase difensiva buona perché alta e quindi la squadra è piuttosto compatta e quindi subiscono poco;
Punti di debolezza:
>problemi negli errori individuali;
> attenzione alle ripartenze che danno sempre l’idea di essere pericolose quindi anche se subiscono poco sono pericoli;
> molto concentrati sulla fase offensiva spesso si sbaglia la transizione difensiva;








