SPECIALE DATI – Analisi sul Pressing: come si misura? Funziona davvero?

Analisi realizzata da Marco Didonna, Football Data Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Data Analyst
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
L’obiettivo di questa analisi è valutare l’efficacia dei diversi stili di pressing, osservandone l’impatto sia sulla produzione offensiva sia sulla solidità difensiva. Il riferimento è la Serie A 2025/26 dopo dieci giornate: una porzione limitata di stagione, ma già sufficiente per individuare tendenze strutturali e variazioni significative rispetto agli anni precedenti. A supporto vengono integrati i dati delle ultime cinque annate, dal 2020/21 al 2024/25, ricavati da fbref.com e understat.com, così da poter confrontare l’evoluzione dei comportamenti collettivi e il peso delle scelte tattiche nel medio periodo.
La metrica centrale è il PPDA (“Passes per Defensive Action”), che quantifica il numero di passaggi concessi all’avversario nei 60 metri finali prima di un intervento difensivo. È uno degli indici più diffusi per misurare l’intensità del pressing alto e rappresenta il punto di partenza ideale per analizzare come le squadre strutturano la fase di non possesso e quali effetti tale struttura produce sul rendimento complessivo.
PPDA
Il PPDA nasce per misurare l’intensità del pressing alto: quanti passaggi sono concessi all’avversario prima che la squadra difendente effettui un intervento. Per comprenderne gli effetti sulla produzione offensiva, il dato viene messo in relazione con una serie di indicatori di pericolosità: NPxG, SCA, GCA, tiri totali, tiri nello specchio, tocchi in area, conduzioni nell’ultimo terzo e in area avversaria.
La distribuzione dei valori iniziali offre un quadro già eloquente:
Como (7) — 6.86 Lecce (15) — 11.77
Roma (4) — 7.34 Atalanta (11) — 12.20
Bologna (5) — 8.08 Cagliari (14) — 12.26
Inter (2) — 8.94 Sassuolo (12) — 13.16
Genoa (18) — 9.15 Pisa (17) — 13.18
Juventus (6) — 9.43 Hellas Verona (19) — 13.77
Fiorentina (20) — 9.95 Lazio (8) — 13.91
Napoli (1) — 10.01 Cremonese (10) — 14.65
Udinese (9) — 11.25 Torino (13) — 14.76
Parma (16) — 11.54 Milan (3) — 17.08
Il primo riscontro è immediato: sette delle dieci squadre con PPDA più basso coincidono con le prime dieci della classifica. Le altre tre compaiono invece nella fascia opposta, tra i valori più alti: un’indicazione chiara di approccio tattico opposto. Il caso più evidente è il Milan, ultimo nella graduatoria specifica e con margine netto — segnale della volontà di ridurre l’aggressione alta introdotta con l’arrivo di Massimiliano Allegri.
Per misurare l’impatto concreto delle diverse intensità di pressing, si analizza la relazione con le metriche offensive. Il grafico di riferimento mostra una correlazione mediamente negativa: abbassare il pressing tende a ridurre la pericolosità, ma non è una regola assoluta.

Un esempio emblematico è proprio il Milan: PPDA più alto del campionato, ma produzione offensiva superiore al 75° percentile. Un risultato che supera anche Como, squadra con il PPDA più basso, posizionata attorno al 70° percentile. Il profilo tecnico della rosa rossonera consente di essere pericolosi senza puntare sul recupero palla immediato.
Simile il discorso per il Torino, penultimo per intensità di pressing, ma con indicatori offensivi sopra la media del campionato. Entrambi i casi evidenziano come l’efficacia offensiva dipenda da più fattori e come il PPDA, da solo, non determini il volume di occasioni prodotte.
Il modello “classico” — pressing alto associato a forte pericolosità — è incarnato da Inter, Juventus e Roma, stabilmente ai vertici per produzione offensiva e con valori di PPDA tra i più bassi della competizione. All’estremo opposto, Cremonese e Pisa: pressing sotto la media e numeri offensivi tra i più deboli della Serie A.
Passando all’altro versante del pressing, l’analisi si concentra ora sulle stesse metriche offensive, ma subite dalle squadre, mettendole in relazione con i rispettivi livelli di intensità difensiva.

In questo caso emerge una tendenza decisamente più marcata: la correlazione è medio-forte e positiva. Ridurre l’intensità del pressing non penalizza necessariamente la fase offensiva — come visto nel blocco precedente — ma aumenta con maggiore probabilità la pericolosità concessa agli avversari. È qui che l’impatto del PPDA diventa strutturale.
Gli esempi più chiari sono ancora Cremonese e Pisa: ultime per produzione offensiva e, coerentemente, tra le squadre che subiscono di più. A loro si aggiunge il Torino, penultimo per PPDA: inizio di stagione complicato, molte occasioni concesse e, non a caso, un numero di gol incassati tra i più alti della Serie A. Solo nelle ultime settimane la nuova guida tecnica ha iniziato a dare segnali incoraggianti.
All’interno del gruppo che pressa meno va inserito anche il Milan: volume di pressing ridotto e gestione difensiva più rischiosa rispetto alle concorrenti dirette, ma con una particolarità. I rossoneri concedono tanto, ma trasformano ciò che concedono in pericoli relativamente inefficaci. È un’anomalia statistica coerente con il modello di gioco introdotto in estate.
Sul fronte opposto emergono Roma, Bologna e Inter: sono le squadre che concedono meno in assoluto, e non sorprende che tutte e tre figurino nella fascia con PPDA medio più basso (immediatamente dietro al Como). La Roma, in particolare, vanta al momento la miglior difesa del campionato.
Degno di nota il caso del Genoa, fin qui rimasto ai margini della discussione. Il suo valore di PPDA è vicino a quello dell’Inter (9.15), la pericolosità offensiva è nella media, ma in fase di non possesso i rossoblù si esaltano: numeri migliori del 75% della Serie A. Tuttavia i dettagli fanno la differenza: la squadra è ancora 18ª in classifica, ha subito molti gol e registra la seconda peggior differenza tra punti reali e punti attesi (xPTS: –6.59), appena sopra l’Hellas Verona. Un segnale evidente che qualcosa nella gestione complessiva della partita va sistemato. L’arrivo di Daniele De Rossi porterà risposte nelle prossime settimane.
OPPDA
Cambio di prospettiva: se il PPDA racconta come una squadra pressa, l’OPPDA racconta come viene pressata. La logica è la stessa, ma ribaltata: il dato misura quanti passaggi una squadra riesce a completare nei primi 60 metri prima che l’avversario intervenga con un’azione difensiva. In altre parole, indica quanto gli avversari scelgono di alzare il pressing contro quella squadra.
Ecco la distribuzione dei valori:
Inter (2) —17.01 Sassuolo (12) —10.15
Milan (3) —15.26 Cagliari (14) —9.94
Napoli (1) —15.08 Lazio (8) —9.89
Juventus (6) —14.43 Cremonese (10) —9.77
Atalanta (11) —14.07 Fiorentina (20) —9.50
Roma (4) —13.92 Parma (16) —8.88
Bologna (5) —11.53 Genoa (18) —8.56
Torino (13) —11.21 Hellas Verona (19) —8.53
Como (7) —11.13 Lecce (15) —8.31
Udinese (9) —10.87 Pisa (17) —8.23
Con l’OPPDA il quadro si ricompone e aderisce quasi perfettamente alla gerarchia tecnica del campionato: otto delle prime dieci squadre di Serie A compaiono anche nella parte alta di questa classifica, accompagnate da Atalanta e Torino, due rose che per qualità complessiva trovano comunque una collocazione logica in questo gruppo.
Il dato si muove parallelamente alle capacità della squadra nella fase di costruzione e sviluppo del possesso. E, da questo punto di vista, l’esempio più immediato è l’Inter: negli ultimi anni una delle realtà più solide in Italia ed Europa nell’uscita bassa, nella gestione dei tempi e nelle rotazioni del reparto. Non sorprende, quindi, che molte avversarie preferiscono non alzare la pressione, scegliendo blocchi medi o bassi per evitare di essere manipolate in zone delicate del campo. La distanza registrata dall’OPPDA — quasi due passaggi di media in più rispetto alla seconda — racconta esattamente questo tipo di percezione.
Subito dietro si forma un gruppo compatto composto dalle prime sei della classifica: squadre che, pur con identità diverse, raccolgono valori più alti e mostrano una separazione chiara dal resto del campionato. Scendendo oltre questa fascia, invece, le differenze iniziano ad assottigliarsi: i valori si appiattiscono e il margine tra una squadra e l’altra diventa meno significativo.
Sul fondo emergono invece realtà meno a loro agio nella gestione del pallone, che spesso faticano a consolidare il possesso e finiscono per attirare pressioni più organizzate. A questo si aggiungono squadre con identità di gioco differenti, come l’Hellas Verona, che costruiscono poco dal basso e privilegiano una verticalità immediata: un’idea che porta a possessi brevi, transizioni positive in contropiede frequenti e, inevitabilmente, valori medi più bassi di OPPDA.
CONFRONTO
Dopo aver osservato il comportamento delle squadre nell’attualità del campionato, il passo successivo è inserirlo dentro una cornice più ampia. Per questo il confronto si allarga alle ultime cinque stagioni – dalla 2020/21 in avanti, subito dopo l’annata condizionata dal Covid – per valutare come sia evoluta la Serie A in termini di intensità e fisicità, prendendo come riferimento il PPDA.

Considerando l’intero campione delle squadre che hanno preso parte alle cinque stagioni, non emerge una tendenza progressiva o un cambio strutturale nel tempo. Le medie stagionali oscillano, ma lo fanno quasi all’unisono: una sorta di “linea di galleggiamento” comune che si sposta leggermente di anno in anno senza mai creare scarti significativi.
All’interno di questo andamento corale, però, le gerarchie sono nette. Le squadre qualificate in Champions presentano costantemente valori più bassi – coerenti con un pressing più intenso –, segue la media generale e infine il gruppo delle retrocesse, che storicamente mostra i dati più alti. Uno schema che conferma quanto visto nell’analisi della stagione corrente: qualità delle rose e intensità in non possesso continuano a muoversi in parallelo.
L’unica eccezione significativa arriva dai dati parziali dell’annata in corso. Qui il gruppo delle possibili retrocesse si colloca provvisoriamente sotto la media generale, complice la presenza, nelle ultime posizioni, di squadre che per valore assoluto dovrebbero risalire. Genoa e soprattutto Fiorentina rientrano in questa categoria: risultati negativi, ma numeri che suggeriscono margini evidenti per un miglioramento a medio termine.
Ben più irregolare è invece il comportamento del “vincitore”: trattandosi del dato di una singola squadra, non di un gruppo, il valore oscilla molto di più. In due stagioni la squadra campione ha mostrato un PPDA addirittura superiore a quello medio del campionato e del gruppo Champions. In entrambi i casi – Inter 2020/21 e Napoli 2023/24 – la guida tecnica era la stessa: Antonio Conte. Un filo conduttore chiaro, che rimanda a una solidità difensiva costruita anche attraverso un pressing meno esasperato e un controllo più prudente dei rischi.
Di segno opposto le stagioni 2021/22 e 2022/23, entrambe vinte da realtà con un’identità molto diversa. Prima il Milan di Stefano Pioli, che infatti oggi, con la Fiorentina, non presenta numeri da retrocessione almeno sotto questo parametro. Poi il Napoli di Luciano Spalletti, oggi tornato in Serie A alla guida della Juventus, altra squadra che sta impostando un percorso identitario differente.
Alla luce di tutte queste considerazioni, diventa interessante osservare come si muovono nel tempo le squadre che hanno disputato tutte le ultime stagioni di Serie A. Il confronto diretto tra i loro valori storici e i numeri dell’annata in corso permette di isolare le reali tendenze evolutive di ciascun club.
La tabella seguente raccoglie il PPDA delle ultime cinque stagioni concluse, la relativa media e il valore registrato nelle prime dieci giornate del 2025/26:
| 20/21 21/22 22/23 23/24 24/25 Media | 25/26
Inter | 11.96 10.10 10.33 12.05 10.59 11.01 | 8.94
Milan | 10.01 8.86 9.30 11.06 12.27 10.30 | 17.08
Atalanta | 9.05 8.43 11.32 11.57 11.28 10.33 | 12.20
Juventus | 9.10 10.71 12.61 13.85 9.71 11.20 | 9.43
Napoli | 12.44 9.86 9.47 9.27 11.76 10.56 | 10.01
Lazio | 10.38 11.92 14.10 12.08 11.41 11.98 | 13.91
Roma | 10.72 11.13 12.59 11.68 12.14 11.65 | 7.34
Hellas Verona | 8.55 8.79 12.71 11.71 13.68 11.09 | 13.77
Bologna | 9.36 10.59 10.04 10.83 7.54 9.67 | 8.08
Fiorentina | 12.19 10.05 8.90 10.37 13.28 10.96 | 9.95
Udinese | 13.79 12.65 12.95 15.83 11.89 13.42 | 11.25
Torino | 10.86 7.68 11.70 11.53 13.20 10.99 | 14.76
Tra i cambiamenti più marcati spicca l’Inter di Cristian Chivu: i numeri mostrano un innalzamento evidente della linea difensiva e un incremento dell’intensità in fase di non possesso, segnando una rottura netta rispetto alle stagioni precedenti. Ancora più significativo il caso della Roma di Gian Piero Gasperini, già emersa nelle analisi precedenti: il suo arrivo ha prodotto un cambiamento immediato, riconoscibile sia nell’identità di squadra sia nelle metriche, ponendo una distanza chiara rispetto alle precedenti gestioni.
Ci sono poi squadre che hanno iniziato questo tipo di percorso già la scorsa stagione, come Bologna e Udinese, sotto la guida di Vincenzo Italiano e Kosta Runjaić: entrambi hanno abbassato in modo deciso il PPDA, costruendo continuità anche nel campionato attuale.
Altre realtà avevano già adottato negli anni scorsi principi simili — l’Hellas Verona nelle gestioni Ivan Jurić e Igor Tudor, o il Torino con l’arrivo proprio di Jurić nel 2021 — e ritroviamo queste tracce anche nelle loro medie pluriennali.
Infine, è impossibile non citare il Milan, protagonista del cambiamento più radicale tra tutte le squadre analizzate. La differenza rispetto alle stagioni precedenti è netta e riconoscibile anche solo scorrendo la colonna dei valori: un salto che riflette la svolta tattica introdotta quest’anno e che costituisce uno degli elementi più evidenti del quadro complessivo.
CONCLUSIONI
Il PPDA non è una metrica esaustiva: misura solo una porzione del campo, tratta quantità e non qualità, e non descrive contesto, principi o intenzioni. Con questi limiti ben presenti, ciò che emerge dall’analisi è comunque chiaro. Incrociato con altre variabili, il PPDA diventa un indicatore efficace per leggere identità, tendenze e rotture tattiche. Restituisce differenze strutturali tra le squadre, mostra chi aggredisce in alto e chi rinuncia, chi riesce a condizionare l’avversario e chi ne subisce l’iniziativa.
Il pressing, spesso trattato solo come concetto o etichetta, qui assume forma misurabile: intensità, altezza, impatto offensivo e vulnerabilità difensiva. La metrica non spiega tutto, ma obbliga a osservare ciò che accade realmente sul campo, al di là delle narrative. L’incrocio tra PPDA e le altre variabili analizzate chiarisce che l’efficacia non coincide sempre con l’aggressività, e che approcci diversi possono funzionare per ragioni diverse.
Il valore dell’analisi sta in questo: ridurre la distanza tra ciò che si pensa di vedere e ciò che i dati mostrano. Il pressing non è un dogma, è un insieme di scelte. Misurarlo permette di capire quali squadre stanno evolvendo, quali stanno regredendo e quali, invece, stanno semplicemente cambiando strada.
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