Analisi Tattica: il Sassuolo di Fabio Grosso

Analisi realizzata da Raimondo De Magistris, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification
Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET
Vedremo di seguito come gioca il SASSUOLO di Fabio Grosso: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.
La squadra conquista un immediato e meritato ritorno in Serie A dopo una retrocessione inattesa grazie a una rosa che è oggettivamente la più competitiva del torneo.
Il Sassuolo 2024/25 generalmente scende in campo col 4-3-3 e utilizza in alternativa il 4-2-3-1. Quest’ultimo modulo è stato abbandonato dopo l’infortunio di Kristian Thorstvedt, centrocampista con qualità uniche in rosa molto abile nell’agire da trequartista.
In Serie B la media gol del Sassuolo è di 2.07 gol a partita, più alta rispetto a xG che raccontano di un’aspettativa di gol pari a 1.66. E’ una squadra che in zona gol riesce a overperformare grazie alla qualità del suo reparto avanzato. Più in linea invece il dato sui gol subiti: 0.9 a partita, leggermente inferiore agli xGA: 1.18. La superiorità che il Sassuolo sta palesando in questo campionato non si manifesta attraverso il possesso palla visto che la media supera appena il 50%. Per la precisione 50.19 nelle prime 30 gare di campionato. Fabio Grosso è un allenatore abituato a giocare con una difesa a quattro e predilige il calcio verticale. In attacco utilizza il tridente e l’obiettivo a ogni ripartenza è permettere ai due esterni offensivi, i calciatori tecnicamente più dotati, di trovarsi nella condizione migliore per fare la differenza. Anche per questo motivo sono spesso sgravati da compiti difensivi.
STARTING XI
POR) Horatiu Moldovan – Piede destro. Portiere reattivo tra i pali, buon senso della posizione. Nel Sassuolo si preferisce il lancio lungo ma è adatto anche alla costruzione dal basso.
TD) Jeremy Toljan – Piede destro. Terzino molto scrupoloso sulla fase difensiva. Attento e disciplinato, poche volte si spinge in avanti.
DCD) Filippo Romagna – Piede destro. Difensore ben strutturato fisicamente che può agire anche da mediano. Abile sulle palle alte
DCS) Matteo Lovato – Piede destro, ottima struttura fisica e buona tecnica. Molto abile in marcatura, nell’uno contro uno.
TS) Josh Doig – Piede sinistro. Terzino che predilige la fase offensiva a quella difensiva: ottimo il suo passo in progressione, gli arrivare sul fondo per tentare il cross.
CCD) Luca Mazzitelli – Piede destro. Centrocampista di esperienza e leadership, abile negli inserimenti senza palla.
CC) Andrea Ghion – Piede destro. Play davanti alla difesa, va alla costante ricerca del pallone in fase di costruzione. Abile nelle verticalizzazioni.
CCS) Daniel Boloca – Piede destro. Molto versatile, a centrocampo può ricoprire tutti i ruoli. Sempre presente in entrambe le fasi di gioco.
AD) Domenico Berardi – Piede sinistro, ma gioca sulla corsia destra perché predilige partire largo ed entrare nel campo per il cross o per la conclusione. Capitano e simbolo del Sassuolo. Tecnicamente è il più dotato della squadra, di categoria superiore.
CA) Luca Moro – Piede destro, centravanti molto strutturato fisicamente. Abilissimo sul gioco aereo, bravo a prendere il tempo agli avversari sui cross o sui lanci lunghi.
AS) Armand Laurienté – Piede destro, ma preferisce giocare ala sinistra. Molto abile nell’uno contro uno, fa della velocità il suo punto di forza.
SUBS
CC) Pedro Obiang – Piede destro. Centrocampista molto strutturato fisicamente, un recuperatore di palloni.
CA Samuele Mulattieri – Piede destro. Centravanti rapido che ama esser lanciato in profondità.
CCD) Edoardo Iannoni – Piede destro. Centrocampista abile nella costruzione del gioco.
AS) Nicholas Perini – Piede destro. Esterno d’attacco molto abile in velocità e nelle conclusioni dalla distanza.
AD) Simone Verdi – Gioca allo stesso modo con ambo i piedi. Tecnicamente molto dotato.
SISTEMI DI GIOCO
Sistema di gioco di base: 4-3-3 oppure il 4-2-3-1
Fase di possesso: 1-3-4-3 oppure il 1-3-2-3-2
Fase di non possesso 4-3-2-1 oppure il 4-1-4-1
Il Sassuolo di Fabio Grosso è squadra che predilige il gioco in verticale e il lancio lungo verso il centravanti e si predispone in campo con un 4-3-3. La partita presa in esame per questa analisi è quella contro il Pisa, sfida valida per la 28esima giornata di Serie B e scontro diretto cruciale per la vetta della classifica. Una sfida che Grosso che dovuto affrontare senza gli indisponibili Laurs Skjellerup e, soprattutto, Kristian Thorstvedt. Quest’ultimo non ha in rosa un vero e proprio sostituto, anche se Mazzitelli per caratteristiche è il centrocampista che si avvicina di più e quindi quello che accompagna più costantemente il centravanti.
In FDP il Sassuolo costruisce molto più col lancio lungo che con la costruzione dal basso. L’azione riparte molte volte dal lancio di un centrale per il centravanti che ha il compito di far salire la squadra e smistare il pallone verso uno dei suoi compagni. In questa costruzione molto importante è la posizione delle due ali e delle due mezzali. Grosso infatti chiede sempre a due calciatori – l’ala e la mezzala di riferimento, a seconda della zona di campo – di stazionare nei pressi del numero 9 dopo il lancio lungo o per raccogliere il suo suggerimento oppure per arrivare per primi sulla seconda palla. E’ soprattutto da queste ultime situazioni che nascono le azioni più pericolose del Sassuolo.
Quando la costruzione è dal basso c’è sempre un terzino che si alza sulla linea del play (spesso Ghion, ma può alternarsi anche con Boloca) per andare a comporre un iniziale 3-4-3. Frequentemente però le due mezzali avanzano il loro raggio d’azione così da schierarsi con un’ala alle spalle del centravanti e dell’altro esterno d’attacco: 3-2-3-2.
In FDNP il modulo più utilizzato dal Sassuolo è il 4-1-4-1. Il centravanti è il calciatore che va in pressione sul primo portatore mentre i due esterni e le due mezzali agiscono alle loro spalle con l’obiettivo di non concedere sbocchi di gioco agli avversari. L’obiettivo non è il recupero immediato del pallone quanto piuttosto costringerli al lancio lungo per il centravanti che avrà vita difficile contro due centrali ben strutturati e forti sulle palle alte come Romagna e Lovato.
Quando la pressione è meno accennata le due mezzali restano molto vicine al play e i due esterni d’attacco per aiutare il centravanti accentrano il loro raggio d’azione: 4-3-2-1.
FASE DI POSSESSO
Costruzione
Il Sassuolo di Fabio Grosso predilige la costruzione diretta. L’azione quasi sempre riparte o col rilancio del portiere o con quello di uno dei due centrali in direzione del centravanti, Luca Moro, chiamato col suo gioco di sponda a smistare il pallone verso i giocatori a lui più vicini. Gli sbocchi più frequenti sono Laurienté, Mazzitelli, Boloca (o Ghion) e Berardi. A seconda della zona di campo in cui si trova, ci sono sempre due tra questi quattro calciatori pronti a supportare il centravanti dopo il suo intervento aereo.
Sviluppo
La fase di sviluppo generalmente viene costruita dopo la conquista della seconda palla. A seguito della sponda di Moro, se il Sassuolo non riesce subito ad andare in verticale con Berardi o Laurienté allora si affida ai suoi centrocampisti col compito poi di provare nuovamente a isolare gli esterni.
Il Sassuolo non è una squadra che ama il possesso palla e quindi anche in questa fase la manovra si sviluppa tramite cambi di gioco o verticalizzazioni. Il play è Ghion (o Boloca) a cui è affidato il compito di servire il compagno offensivo meglio posizionato. Gli altri due centrocampisti in questa fase sono più avanzati e vanno a supporto degli attaccanti: o alle spalle di Moro per raccogliere la sua sponda di testa o a supporto degli esterni d’attacco per permettergli uno scarico o comunque con la loro presenza favorire l’uno contro uno.
Rifinitura
Difficilmente il Sassuolo arriva in questa zona di campo attraverso il possesso palla. Resta quindi Luca Moro, il centravanti, il grande protagonista perché da una sua sponda o da un suo duello aereo perso a cui fa seguito un’immediata aggressione della seconda palla si sviluppa l’azione in questa zona di campo. L’obiettivo è quello di conquistare il pallone per poi arrivare alla conclusione prima che la difesa avversaria possa sistemarsi correttamente. Quando non ci sono sbocchi immediati sono le due ali e le due mezzali a dialogare in questa zona di campo insieme al centravanti con una posizionamento 4-1 che ha il compito di allargare le maglie della difesa avversaria. L’obiettivo principale è sempre l’isolamento di uno tra Laurienté e Berardi per un loro cross o tiro. Se ciò non è possibile, allora si cerca il centravanti per un dai e vai o per una sponda e successiva conclusione dal limite dell’area.

Lateralità offensiva
Dalle corsie laterali arrivano le principali insidie del Sassuolo di Fabio Grosso. L’obiettivo dei neroverdi è infatti sempre quello di mettere nelle condizioni migliori Berardi e Laurienté per un cross o per una conclusione. La via principale per far ciò è creare densità su una delle due corsie laterali per poi effettuare un cambio gioco e mettere l’esterno opposto nelle condizioni ideali per l’uno contro uno.
Le due mezzali aiutano costantemente l’esterno o dandogli supporto per uno scarico o portando via un uomo in marcatura per l’uno contro uno, mentre i terzini non sempre sono presenti nella fase offensiva. Doig più di Toljan partecipa alla manovra offensiva con quest’ultimo che quando lo fa va a occupare gli half-spaces lasciando Berardi più esterno. Al contrario, Doig resta sempre molto vicino alla linea laterale e quando il terzino scozzese si proietta in avanti è Laurienté ad accentrarsi,
Finalizzazione
– Cross per il colpo di testa di Moro.
– Uno contro uno di Berardi e Laurienté per poi arrivare alla conclusione
– Conclusione dal limite dell’area delle due mezzali dopo uno scarico degli esterni.
– Conclusione dal limite dell’area dopo una sponda del centravanti.

FASE DI NON POSSESSO
Prima azione difensiva
Il Sassuolo di Fabio Grosso è una squadra che preferisce la pressione al pressing. L’obiettivo non è recuperare palla il prima possibile quanto impedire agli avversari di avere linee di passaggio agevoli una volta giunta sulla linea di metà campo.
Luca Moro aspetta il centrale avversario all’altezza del centrocampo e lo stesso fanno Berardi e Laurienté con i due diretti avversari. Il pressing è solo lievemente accennato e quando la palla va ai centrocampisti allora escono in marcatura Mazzitelli e Boloca, sempre molto vicini alla linea offensiva per alimentare la transizione offensiva qualora gli avversari dovessero perdere palla.
Se la prima pressione non porta risultati, gli attaccanti aiutano la fase difensiva fino alla zona di ripiegamento o alla zona di sicurezza. Sono infatti i centrocampisti a scalare quando c’è da raddoppiare nella zona di protezione, con Berardi e Laurienté che almeno sulla prima azione offensiva degli avversari tendono a restare un po’ più alti così da esser pronti a una immediata ripartenza.
Analisi del centrocampo in fase difensiva
Il centrocampo in fase di non possesso gioca scaglionato. Da un lato Mazzitelli e Boloca sono in pressione sulle fonti di gioco avversarie e aiutano i tre attaccanti se il pallone arriva sui piedi dei centrocampisti avversari, dall’altro Ghion giocando 5-10 metri più indietro garantisce supporto alla difesa e un eventuale raddoppio di marcatura sul portatore di palla a seconda di dove si sviluppa l’azione.
Lateralità difensiva
Sono le mezzali a dare maggiore supporto ai terzini quando gli avversari sviluppano il gioco sulle corsie esterne. Mazzitelli da un lato e Boloca dall’altro più di Laurienté e Berardi seguono le sovrapposizioni dei terzini avversari. Il lavoro difensivo dei due esterni alti è molto relativo, mentre le mezzali hanno il compito di accompagnare costantemente l’azione in entrambe le fasi di gioco.
Quando il terzino va in marcatura nella zona di protezione, il centrocampista più vicino va a coprire il suo posto in area (generalmente lo fa Ghion, altrimenti una mezzala) così da coprire lo spazio dove può sovrapporsi o il terzino o un centrocampista.
Linea difensiva
Costantemente schierata a quattro, la linea difensiva del Sassuolo di Fabio Grosso gioca piatta, sempre attenta alla copertura della zona. E’ una linea difensiva che resta sempre compatta quando il possesso palla è a favore degli avversari ed è schierata con la diagonale lunga: se il terzino esce in marcatura, allora il suo posto nella linea difensiva viene preso o dal play o dalla mezzala.

TRANSIZIONE OFFENSIVA
Difficilmente alla riconquista della palla nel Sassuolo fa seguito il consolidamento del possesso. La squadra di Grosso ha nell’immediata ripartenza il suo focus e l’obiettivo prioritario è quello di innescare i tre riferimenti offensivi: se il lancio è per Moro, allora si cerca la sua sponda di testa per uno degli altri due attaccanti. Se il lancio è per Laurienté o Berardi, allora si cerca di innescarli per un immediato uno contro uno. Il recupero del pallone quasi sempre avviene nella zona di ripiegamento e se possibile dopo la riconquista il pallone viene affidato a Ghion per il lancio lungo.
TRANSIZIONE DIFENSIVA
Il Sassuolo di Fabio Grosso è una squadra che si affida molto ai lanci lunghi e chiede ad almeno un paio di giocatori di supportare l’azione aerea del centravanti: per questo motivo quando perde il duello tenta l’immediata riaggressione per tornare in controllo del pallone e dare un nuovo sviluppo all’azione offensiva.
La conquista delle seconde palle in zona di rifinitura è uno dei punti cruciali del gioco di Grosso: in questo modo il Sassuolo può immediatamente allargare per gli esterni che a loro volta hanno poi tre possibilità: tentare la conclusione uno contro uno, scaricare su una mezzala per la conclusione dal limite dell’area o crossare per Moro posizionato al centro dell’area. Se la riaggressione non funziona, allora i centrocampisti ripiegano dando un rapido supporto alla linea difensiva. Solo un secondo momento rientrano anche Berardi e Laurienté, mentre Moro si disinteressa di questa fase restano così riferimento in avanti in caso di riconquista del pallone.
ANALISI SWOT
Punti di forza
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- Ottima capacità di fare pressione. Costringe gli avversari durante la prima costruzione al lancio lungo.
- Ottima capacità di mettere Berardi e Laurienté nelle condizioni di giocare l’uno contro uno.
- Capacità di creare grande densità in zona palla.
- Ottima ricerca del centravanti. Il numero 9 ha sempre almeno due giocatori da servire quando vince il duello aereo.
Punti di debolezza
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- Esterni d’attacco non troppo propensi alla fase di non possesso: è possibile creare uno contro uno con i terzini.
- Il play può trovarsi come unico riferimento in mezzo al campo davanti ai centrali perché le mezzali devono spesso supportare il lavoro dei terzini sulle corsie laterali.








