Analisi Tattica: la Lazio di Gennaro Gattuso

analisi tattica e come gioca la Lazio di Gennaro Gattuso 2026 2027 con modello e principi e statistiche xG per corso match analyst e corsi match analysis e data analyst nel calcio con modulo in fase di possesso o fase offensiva in fase di non possesso o fase difensiva e in transizione

Analisi realizzata da Stefano Salustri, Match Analyst associato AIAPC, abilitato presso il Corso Football Match Analyst LongoMatch Certification

Credits Ipa / IPA-AGENCY.NET

Vedremo di seguito come gioca la LAZIO di Gennaro Gattuso: il suo modello di gioco, i suoi principi di gioco, le tattiche utilizzate e i moduli o sistemi di gioco nelle varie fasi.

La Lazio di Gennaro Gattuso, subentrato a Maurizio Sarri, affronta la stagione 2026-2027 dopo un’annata chiusa senza qualificazione alle competizioni europee e con la sconfitta nella finale di Coppa Italia contro l’Inter. Il debutto ufficiale è coinciso con l’eliminazione ai trentaduesimi di Coppa Italia, in casa contro il Mantova, squadra di Serie B (0-2). In campionato, invece, la squadra ha registrato il miglior avvio di sempre della squadra capitolina con 5 vittorie in 6 partite e un primo posto condiviso con l’Inter di Chivu.

Nelle gare osservate la Lazio mostra tre principi ricorrenti:

  • In fase di possesso: costruzione dal basso con centrali larghi, terzini in ampiezza e più avanzati;
  • In fase di possesso: sviluppo prevalente sulle catene laterali;
  • In fase di non possesso: prima azione difensiva con pressione alta e aggressiva sui costruttori bassi avversari.

SISTEMA DI GIOCO

La Lazio di Gattuso si dispone con un sistema di base 1-4-3-3: con due centrali, due terzini, un mediano davanti alla difesa, due mezzali, ali a piede invertito e un attaccante centrale. Le strutture cambiano con la fase di gioco e con il comportamento dell’avversario.

SISTEMA DI BASE: 1-4-3-3

SISTEMA IN FASE DI POSSESSO: 1-2-3-2-3, 1-3-2-2-3

SISTEMI IN FASE DI NON POSSESSO: 1-4-1-2-3, 1-4-4-2, 1-4-1-4-1

In non possesso la struttura dipende dall’atteggiamento dell’avversario. Quando l’avversario costruisce dal basso, la Lazio si dispone con un 1-4-1-2-3 se pressa alto o un 1-4-4-2 se pressa poco oltre la metà campo. Quando la linea difensiva avversaria arriva a metà campo, la squadra passa a un 1-4-1-4-1 con le ali sulla linea dei centrocampisti.

Contro avversari schierati con un solo attaccante di ruolo, la Lazio dispone la linea di difesa con i due centrali larghi e, davanti, il centrale di centrocampo con compiti definiti: protezione davanti alla difesa, raddoppio sulle chiusure laterali, terzo uomo in costruzione, copertura in caso di uscita del centrale, uomo aggiunto sulla linea di difesa e smistamento in orizzontale delle palle. Le consegne sono evidenti: Provstgaard si occupa di un centrocampista offensivo, rompendo anche la linea difensiva e recandosi a centrocampo per contrapporsi, mentre il compagno di reparto marca l’unico attaccante.

Si è vista anche un’alternativa: centrali molto larghi con il mediano (Belahyane) al centro della linea, con i terzini in ampiezza e più avanzati. Questa disposizione probabilmente è stata voluta per far fronte a due attaccanti di ruolo schierati dall’avversario: entrambi i centrali si occupano dei due attaccanti, con Belahyane a supporto e Taylor che fa spesso da collegamento tra trequarti e centrocampo basso.

A Udine, unica gara delle cinque in cui è andata in svantaggio (gol subito a inizio ripresa), la Lazio, dopo circa dieci minuti di assestamento, ha mantenuto l’1-4-3-3 sulla carta ma con un’interpretazione diversa dei ruoli: Belahyane si è abbassato tra i due centrali, completando la linea difensiva a quattro con Floriani, Sutalo e Provstgaard, mentre sulla linea di centrocampo sono saliti Tavares, largo a sinistra, con Taylor centrale e Frattesi a destra, e le ali si sono strette nel mezzo spazio. Dopo il gol del pareggio la struttura è tornata quella precedente.

Quando i terzini restano pressoché in linea con i difensori, la Lazio tende a stare bassa, con sei uomini contro i due attaccanti avversari, e nello sviluppo cerca in prevalenza l’imbucata centrale, con gli uno-due tra attaccante e mezzali, perdendo spesso il pallone. In questa situazione l’aggressività senza palla non viene fuori: la squadra si allunga e subisce transizioni. Quando invece mantiene con continuità la struttura della lavagna 1, con i due centrali larghi, Belahyane in mezzo e i terzini in ampiezza e più avanzati, la squadra lavora bene sulle catene laterali.

 

INTERPRETI

PORTIERI

  • 35 Mandas C. (età: 25 anni, altezza: 1,89 m, piede preferito: destro)
  • 40 Motta E. (età: 21 anni, altezza: 1,94 m, piede preferito: destro)

COMPITI TATTICI

Il portiere partecipa attivamente alla costruzione dal basso, inserito nel giro palla con i due centrali. Mandas si posiziona leggermente più arretrato rispetto a loro, spesso al limite o fuori dall’area di rigore, quando la squadra è nella metà campo avversaria, e coordina la circolazione.

La prima scelta è l’apertura in ampiezza verso i centrali allargati. Se i movimenti dei compagni non creano spazio, è lui il delegato alla costruzione diretta, indirizzata verso l’ala o verso il terminale offensivo più avanzato.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Mandas è il titolare e il più a suo agio con il pallone tra i piedi: ha buoni piedi e dialoga bene con i centrali. È reattivo e agile anche sui tiri ravvicinati più insidiosi, si posiziona bene e legge con efficacia le situazioni. Sceglie la soluzione meno rischiosa e preferisce concedere un calcio d’angolo piuttosto che tentare bloccaggi o respinte incerte. È coraggioso nelle uscite alte. Non disdegna il passaggio lungo basso per vie centrali ma con più frequenti imprecisioni.

Motta è il secondo portiere. Nella scorsa stagione ha sostituito Provedel, infortunato, per diverse giornate e si è fatto trovare pronto: in una gara di Coppa Italia ha parato quattro rigori, oltre a uno in campionato. Non è molto preciso quando lancia lungo con i piedi verso i compagni.

DOTI FISICHE

Entrambi agili e reattivi tra i pali, con una buona statura.

DIFENSORI CENTRALI

  • 25 Provstgaard O. (età: 23 anni, altezza: 1,94 m, piede preferito: sinistro)
  • 37 Sutalo J. (età: 26 anni, altezza: 1,85 m, piede preferito: destro)
  • 2 Leite D. (età: 27 anni, altezza: 1,90 m, piede preferito: sinistro)
  • 5 Doekhi D. (età: 28 anni, altezza: 1,90 m, piede preferito: destro)

COMPITI TATTICI

 

Nel sistema di Gattuso giocano due difensori centrali che, in costruzione bassa, si dispongono larghi, con il portiere poco più indietro. Raramente attuano la costruzione diretta: come prima scelta aprono ai terzini, posizionati in ampiezza e più avanzati, di norma non in linea con loro. Se ci sono le condizioni, delegano al portiere la costruzione diretta. Il centrale più coinvolto in costruzione è Provstgaard, che può anche cercare l’ala o la mezzala con passaggio medio-lungo rasoterra sul corridoio del mezzo spazio.

In fase di non possesso i centrali e il mediano marcano a uomo il proprio riferimento quando in zona e, in area di rigore, ogni difensore ha la propria marcatura. Provstgaard è il centrale che più spesso rompe la linea per pressare il riferimento avanzato. Nelle partite analizzate il suo riferimento è stato un centrocampista offensivo, tranne che contro il Venezia, sceso in campo con due attaccanti di ruolo. Nelle altre gare è stato il compagno di reparto di Provstgaard (Doekhi e poi Sutalo) a occuparsi dell’unico attaccante di ruolo. Quando un centrale esce, la linea si riorganizza: un centrocampista scende a coprire e l’altro centrale scivola.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Provstgaard: fino ad ora sempre titolare nel ruolo di centrale di sinistra. Preciso nella costruzione diretta. In fase difensiva non gioca d’anticipo ma va al contrasto fisico ed è molto aggressivo: attacca il diretto avversario anche fino a centrocampo appena riceve palla. Se occorre, spende il fallo tattico con intelligenza. La sua marcatura a uomo va in difficoltà quando il riferimento è un giocatore di tecnica che gioca di sponda a un tocco, mentre funziona meglio se l’avversario prova a controllare il pallone. Non ha particolari doti di velocità, quindi deve prevenire l’eventuale rincorsa dell’avversario o l’uno contro uno.

Sutalo: è forte fisicamente, puntuale quando deve rompere la linea difensiva per andare a pressare il riferimento a centrocampo, bravo nel gioco aereo e nelle chiusure. Ha giocato da titolare Lazio-Milan e Venezia-Lazio al fianco di Provstgaard senza alcuna sbavatura degna di nota.

Doekhi: è conservativo nella posizione. In costruzione si limita a rapportarsi con il portiere, il terzino destro e il centrale di sinistra. Rompe la linea raramente, nei match visionati lo ha fatto una volta: a Udine, sul fondo della fascia sinistra, ha crossato in area per il colpo di testa vincente di Gudmundsson. È forte nei duelli uno contro uno.

Leite: è subentrato nel finale di Lazio-Milan.

DOTI FISICHE

Reparto di statura elevata, dagli 1,85 m di Sutalo ai 1,94 m di Provstgaard. Tutti con una struttura fisica importante.

TERZINI

  • 77 Marusic A. (età: 33 anni, altezza: 1,85 m, piede preferito: destro)
  • 15 Floriani Mussolini R. (età: 23 anni, altezza: 1,88 m, piede preferito: destro)
  • 17 Tavares N. (età: 26 anni, altezza: 1,83 m, piede preferito: sinistro)
  • 23 Pedraza A. (età: 30 anni, altezza: 1,84 m, piede preferito: sinistro)
  • 29 Lazzari M. (età: 32 anni, altezza: 1,74 m, piede preferito: destro)

COMPITI TATTICI

In costruzione i terzini restano in ampiezza, su una linea intermedia tra il mediano e le due mezzali, e sono la prima scelta dei centrali. Quando il terzino riceve, l’ala scende e il terzino scarica per la sovrapposizione. La sovrapposizione non serve necessariamente a ricevere palla: può portare via l’uomo e permettere all’ala di avanzare sulla trequarti e convergere, guadagnando spazio per un uno-due, un tiro dalla distanza o un cross in area. Nelle combinazioni laterali il terzino sale lungo la corsia esterna oppure lungo il mezzo spazio. In fase di non possesso partecipa alla lateralità difensiva insieme a mezzala, ala e mediano.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Marusic: buona velocità, molto dinamico, agisce su tutta fascia.

Tavares: è un terzino sinistro di spinta. Se innescato bene nelle combinazioni sulla catena laterale diventa pericoloso con traversoni bassi e cross dal fondo o dalla trequarti avanzata. Non disdegna il tiro potente dalla distanza. Bravo a offendere, pecca in fase di recupero palla.

Pedraza: buona tecnica, ama spingere, inducendo l’avversario a seguirlo.

Floriani: subentrato a Bologna dopo l’uscita per infortunio di Marusic, si è fatto trovare pronto. Attacca gli spazi, partecipa alla catena di destra, si distingue per traversoni bassi pericolosi indirizzati al centro dell’area avversaria.

Lazzari: giocatore dinamico agisce sulla fascia destra, attacca la profondità e ripiega a difendere, non dotato di un gran tiro dalla distanza.

DOTI FISICHE

Marusic: ha doti fisiche e di corsa.

Tavares: gran fisicità, velocità e progressione sono le doti principali.

Floriani: dotato di ottima gamba.

Pedraza: veloce e buona progressione.

Lazzari: brevilineo e veloce, con la sua statura non riesce a farsi distinguere nel gioco aereo.

CENTROCAMPISTI

  • 6 Rovella N. (età: 24 anni, altezza: 1,79 m, piede preferito: destro)
  • 7 Dele-Bashiru F. (età: 25 anni, altezza: 1,86 m, piede preferito: destro)
  • 16 Frattesi D. (età: 26 anni, altezza: 1,76 m, piede preferito: destro)
  • 21 Belahyane R. (età: 22 anni, altezza: 1,73 m, piede preferito: destro)
  • 24 Taylor K. (età: 24 anni, altezza: 1,82 m, piede preferito: sinistro)
  • 28 Przyborek A. (età: 19 anni, altezza: 1,84 m, piede preferito: destro)
  • 32 Cataldi D. (età: 32 anni, altezza: 1,80 m, piede preferito: destro)
  • 80 Gudmundsson A. (età: 29 anni, altezza: 1,77 m, piede preferito: destro)

COMPITI TATTICI

 

Il centrocampo è schierato a tre, con un mediano davanti alla difesa e due mezzali. Il ruolo di mediano è stato interpretato da Rovella e, a Udine, contro il Milan e a Venezia, da Belahyane a causa dell’indisponibilità di Rovella per infortunio. Il mediano presidia la zona davanti alla difesa coprendola orizzontalmente, svolge soprattutto un lavoro di copertura e recupero, distribuisce il gioco prevalentemente in orizzontale. Quando è tenuto in marcatura si sposta lateralmente per portare con sé l’avversario e aprire spazio, mentre una mezzala si abbassa per offrirsi ai centrali. Con il Venezia che ha schierato due attaccanti di ruolo nel suo 1-3-5-2, Belahyane aveva il compito di costituire la linea a tre con i due centrali allargati.

Le mezzali di Gattuso non hanno un ruolo di legamento continuo: vengono a ricevere per poi ributtarsi in avanti e attaccare lo spazio. La conduzione a centrocampo è svolta prevalentemente da Taylor o Frattesi. Partecipano alle catene laterali attivamente.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

 

Rovella: dotato di tecnica agisce da play basso davanti alla difesa. Si occupa del recupero e dello smistamento dei palloni, prevalentemente in orizzontale, ma se ci sono le condizioni gioca anche il passaggio medio-lungo verticale.

Taylor: è tecnicamente dotato e tatticamente intelligente. Collega centrocampo e attacco, cura entrambe le fasi ed è fondamentale nella pressione sui costruttori bassi. Ha un ottimo tiro dalla distanza ed è il giocatore di ordine e geometria al centro del campo; a sinistra detta i tempi delle combinazioni con ala e terzino.

Frattesi: bravo tecnicamente, è pericoloso nel corridoio centrale con gli uno-due, attaccando lo spazio da incursore o cercando il passaggio filtrante. Ha segnato in ciascuna delle prime tre giornate di campionato.

Dele-Bashiru: è un giocatore di gamba, a volte impreciso nel passaggio e a disagio nello stretto.

Belahyane: è il mediano che, in costruzione, può inserirsi tra i due centrali come terzo difensore; in quel caso Taylor scende a sostituirlo davanti alla difesa.

Cataldi: gioca preferibilmente sul vertice basso della mediana; a causa di un’indisponibilità non è ancora stato visto in campo.

Gudmundsson: centrocampista offensivo, può ricoprire diversi ruoli. Per ora da subentrato è stato utilizzato come mezzala sostituendo Frattesi o Taylor. Buona tecnica, giocatore che tende a smarcarsi per attaccare gli spazi.

DOTI FISICHE

Dele-Bashiru: ha spiccate doti fisico-atletiche.

Taylor: attualmente è il giocatore della Lazio che percorre più chilometri a partita e può mostrare un calo fisico negli ultimi 15-20 minuti di gara.

Belahyane: è minuto ma molto dinamico.

Rovella: longilineo e doti di resistenza.

Frattesi: agile e dotato di resistenza agli alti ritmi.

Gudmundsson: agile, rapido e veloce.

ALI E ATTACCANTI

  • 10 Zaccagni M. (capitano; età: 31 anni, altezza: 1,77 m, piede preferito: destro)
  • 22 Cancellieri M. (età: 24 anni, altezza: 1,85 m, piede preferito: sinistro)
  • 11 Isaksen G. (età: 25 anni, altezza: 1,81 m, piede preferito: sinistro)
  • 9 Pinamonti A. (età: 27 anni, altezza: 1,85 m, piede preferito: destro)
  • 14 Noslin T. (età: 27 anni, altezza: 1,78 m, piede preferito: destro)

COMPITI TATTICI

Le ali, in fase di non possesso, pressano alto il terzino o il difensore laterale in costruzione e ripiegano nelle lateralità difensive; in fase di possesso partecipano attivamente alla catena laterale.

L’attaccante centrale ha un compito chiaro: è il riferimento offensivo, regola il baricentro della squadra e pressa con forza il centrale o il portiere avversario in possesso. Deve fare reparto da solo, come minimo contro due difensori, e richiede un giocatore fresco e di gamba più che un attaccante statico prettamente da area di rigore. Deve essere pronto ad attaccare l’area quando si presentano le premesse di traversoni o cross dalle fasce.

CARATTERISTICHE TECNICO-TATTICHE

Zaccagni: il capitano della Lazio, è un’ala sinistra di piede destro. Cerca spesso la convergenza verso l’area, per il cross o per la conclusione a giro sul secondo palo. Può anche divergere sul fondo e rifinire con palle date indietro per gli inserimenti o con traversoni bassi al centro dell’area. Protegge palla e va in velocità, e questo induce spesso l’avversario al fallo.

Cancellieri: è un’ala destra di piede sinistro. Prova spesso il tiro dalla distanza anche quando, in superiorità in area, potrebbe scegliere altre soluzioni. Si sacrifica molto giocando a tutta fascia: attacca lo spazio, ripiega con puntualità ed entra bene nella dinamica della catena laterale richiesta da Gattuso. Sceglie la convergenza quando valuta il tiro. A volte non è puntuale nel servire i compagni che attaccano lo spazio.

Isaksen: è un’ala destra di piede sinistro, cerca spesso l’attacco alla profondità, affronta l’uno contro uno.

Noslin: nasce ala, ma Gattuso lo utilizza come attaccante centrale, va in pressione offensiva sui difensori in costruzione, ripiega e si offre come sponda, bravo nell’uno contro uno.

Pinamonti: attaccante centrale, bravo con i piedi e nel gioco aereo, abile nel proteggere palla.

DOTI FISICHE

Zaccagni: buona resistenza, regge tutta la gara a ritmi alti.

Cancellieri: è un giocatore di gamba e di gran passo.

Isaksen: rapido e veloce.

Noslin: è fisicamente leggero e non è un giocatore da duello fisico.

Pinamonti: strutturato fisicamente.

FASE DI POSSESSO (FDP)

In fase di possesso la Lazio gioca corto e sicuro ma anche in verticale, e accetta di rischiare, in particolare contro squadre verticali che vanno forte e sono capaci di picchi di velocità e di fisicità come l’Udinese ad esempio.

La costruzione dal basso è la soluzione più frequente e viene adottata come approccio alla partita fin dall’inizio. La squadra non si affida, come scelta primaria, al lancio lungo: su quattro delle cinque partite (tranne che contro il Genoa), la percentuale di passaggi lunghi in partita è sempre stata sotto il 50%, con una media complessiva del 45%.

La Lazio non cerca il mantenimento del possesso per il controllo della partita, il possesso per la squadra di Gattuso non è fine a se stesso ma è lo strumento con cui cercare di arrivare negli ultimi 20 metri per rifinire, prevalentemente a seguito della costruzione delle catene laterali. I numeri, anche qui, parlano chiaro: quattro gare su cinque, con percentuale di possesso ben sotto il 50%; fa eccezione Udine, dove nel secondo tempo, sotto di un gol e con l’Udinese che ha abbassato il baricentro sotto la spinta della Lazio, ha esercitato più possesso aumentando la percentuale totale sull’intera gara.

COSTRUZIONE

I due centrali si dispongono molto larghi, con Mandas leggermente più arretrato per gestire il giro palla difensivo, spesso fuori dall’area di rigore quando il baricentro è oltre la metà campo. Tra i centrali quello più delegato alla costruzione è Provstgaard. I terzini restano in ampiezza, su una linea intermedia tra il mediano e le mezzali.

In assenza di pressione avversaria la Lazio costruisce con calma, con il giro palla coordinato da Mandas, in attesa di spostamenti che creino spazio. I centrali, come prima scelta, aprono ai terzini. Se gli spostamenti non arrivano, la squadra ha due alternative: la costruzione diretta di Mandas verso le ali o verso l’attaccante che occupa la posizione centrale in quel momento, oppure l’attaccante (es.: Noslin contro il Milan) che si abbassa nel mezzo spazio e fa da sponda per l’ala (es.: Zaccagni) o per il terzino (es.: Tavares) che si lanciano in sovrapposizione.

In caso di pressione alta avversaria la Lazio costruisce comunque dal basso, con Taylor, Zaccagni e Noslin che si abbassano. Con punteggio sfavorevole e forte aggressività avversaria.

Quando il mediano è tenuto in marcatura, si sposta lateralmente per portare con sé l’avversario e aprire spazio, mentre le due mezzali si alternano nello scendere per offrirsi ai centrali, così da avere sempre una soluzione sicura.

Per Gattuso è fondamentale il posizionamento largo dei centrali, con i due terzini molto ampi e più avanzati e con il centrocampista centrale pronto a diventare il terzo dei centrali all’occorrenza.

Nella lavagna tattica seguente si osserva una costante: difensori centrali larghi, terzini in ampiezza e più avanti, attaccante terminale offensivo più avanzato, ali larghe, mezzali più strette davanti alla difesa, con uno dei due pronto ad abbassarsi per l’appoggio.
In questa immagine in particolare si osserva Belahyane sceso come terzo uomo aggiunto nella linea dei centrali.

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SVILUPPO

Lo sviluppo del gioco avviene prevalentemente sulle catene laterali. La via centrale non è quella prediletta ed è sporadica: in quel caso sono utili gli uno-due di Frattesi con Zaccagni o Taylor, con Frattesi che prova a imbucare il compagno che entra o attacca lo spazio da incursore. I cambi di lato diretti sono rari, quasi assenti.

Quando il pallone è su un lato, il mediano si decentra verso la catena laterale per prevenire la perdita palla, la mezzala opposta trasla al centro e sul lato debole restano il terzino e l’ala avanzata. Nella catena laterale l’ala sceglie se fare da sponda per la mezzala oppure se girare palla a centrocampo o più frequentemente seguire la sovrapposizione del terzino. In caso di sganciamento di Provstgaard dall’area, un centrocampista scende a coprire.

Lo sviluppo dipende dalla posizione dei laterali avversari. Se sono schierati troppo bassi, la Lazio trova spazio e superiorità sulla catena laterale, in sviluppo e in difesa. Se sono più larghi e avanzati, fatica a sviluppare il gioco: deve scegliere tra il cambio di lato e la via centrale, che non rientra nei dettami della squadra.

RIFINITURA

La rifinitura passa soprattutto da Zaccagni, che rientra dall’esterno verso la zona di rifinitura e dialoga con Taylor, creando insieme a lui lo spazio per l’imbucata o per la conclusione. Zaccagni può anche divergere sul fondo e rifinire con palle date indietro per gli inserimenti. La via centrale resta occasionale e passa per gli uno-due che coinvolgono le mezzali.

FINALIZZAZIONE

Le modalità di finalizzazione più ricorrenti sono le seguenti:

  • conclusioni da cross in area, anche bassi (es.: Tavares dal fondo o dalla trequarti avanzata), per l’attaccante centrale e per l’ala opposta in inserimento;
  • conclusione a giro sul secondo palo di Zaccagni, quando converge;
  • tiro dalla distanza, cercato spesso da Cancellieri e da Taylor, più di rado da Tavares;
  • inserimento di Frattesi da incursore.

Le conclusioni da cross nascono al termine di azioni sulle corsie laterali e sono indirizzate al centro dell’area o al secondo palo.

LATERALITÀ OFFENSIVA

Sette degli otto gol finora segnati, compreso il rigore procurato e trasformato a Venezia, nascono dalla catena di sinistra.

Sul lato sinistro si cerca spesso la combinazione Tavares-Zaccagni: Zaccagni viene all’interno e Tavares scende sul binario di sinistra, con Taylor che detta i tempi. Il terzino, nella combinazione, scende lungo la corsia esterna oppure lungo il mezzo spazio. La squadra costruisce soprattutto a tre uomini: la catena prediletta è quella composta da terzino, mezzala (interno) e ala. Le combinazioni cercano di essere veloci e questo permette di superare per velocità anche avversari forti fisicamente.

Nella lavagna tattica successiva Zaccagni riceve da Provstgaard attirando due uomini e ha diverse opzioni: appoggiare a Taylor, restituire la palla a Provstgaard o rientrare con una giocata personale, sceglie di allungare per la sovrapposizione di Tavares, che risulterà poi la soluzione vincente.

 

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FASE DI NON POSSESSO (FDNP)

Se per la fase di possesso la Lazio non cerca il controllo, esso è ricercato nella fase di non possesso: la Lazio cerca di esercitare il controllo della partita attraverso la fase di non possesso, con pressione alta e coordinata sulla costruzione bassa dell’avversario, inducendolo alla costruzione diretta e all’errore per il recupero palla.

PRIMA AZIONE DIFENSIVA

In fase di non possesso la Lazio esercita una pressione alta sui costruttori bassi avversari, con riferimenti individuali. Ogni giocatore della prima linea ha il proprio riferimento. L’obiettivo è fermare lo sviluppo avversario e impedirne la progressione: l’effetto è che l’avversario tende a passare alla costruzione diretta con un conseguente aumento della probabilità di perdita di possesso. Contro la costruzione avversaria il sistema è un 1-4-1-2-3.

I centrali e il mediano marcano a uomo i loro riferimenti. Provstgaard rompe spesso la linea per aggredire il riferimento a centrocampo: in quel caso il suo avversario deve andare incontro al pallone e giocarlo di prima. La marcatura entra invece in crisi quando il riferimento è un giocatore tecnico che fa la sponda a un tocco. Quando Provstgaard esce, la linea difensiva trasla orizzontalmente. Contro il Milan Sutalo si è spostato verso sinistra, Belahyane si è abbassato a formare la linea difensiva centrale, Tavares è rimasto più arretrato e Floriani Mussolini si è accentrato, mentre Cancellieri si è occupato della mezzala avversaria sul lato debole.

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LINEA DIFENSIVA

La linea difensiva della Lazio va analizzata in tre situazioni.

  1. a) In fase di possesso e costruzione dal basso. I centrali si allargano e i terzini restano più alti e in ampiezza. Con il pallone su un lato il mediano si decentra per prevenire la perdita palla e la mezzala opposta trasla al centro. In questa fase servono la massima attenzione nelle marcature preventive, soprattutto dei centrali, perché anche una sola disattenzione può rendere pericoloso l’avversario.
  2. b) In fase di non possesso, durante la pressione sui costruttori avversari. Provstgaard rompe la linea, gli altri difensori traslano orizzontalmente e un centrocampista si abbassa in linea, come descritto nella prima azione difensiva.
  3. c) In fase di non possesso nella propria metà campo, con l’avversario sulla trequarti. La linea difensiva marca a uomo e non gioca d’anticipo: l’intento è contrapporsi all’avversario, almeno per non farlo girare. L’uomo marcato ha allora due opzioni per non perdere palla: lo scarico oppure la sponda per l’inserimento di un compagno in sovrapposizione. In area di rigore la marcatura è a uomo. L’assetto in pressione non concede profondità all’avversario, perché la prima e la seconda linea restano molto ravvicinate.

ATTEGGIAMENTO DEL CENTROCAMPO

Il centrocampo è spesso scaglionato: il centrocampista centrale è arretrato, più a ridosso della difesa, e le due mezzali sono più avanzate e fanno da collegamento tra difesa e attacco. Il mediano marca a uomo il proprio riferimento e supporta la chiusura sulle catene laterali; nelle situazioni di palla che viaggia la squadra è reattiva nell’accorciare, risalire il campo e recuperare palla.

LATERALITÀ DIFENSIVA

Nelle lateralità difensive c’è molta collaborazione tra terzino, mezzala, ala e mediano, che spesso formano un rombo. Il mediano fa da terzo uomo, da sponda per le combinazioni laterali e soprattutto da supporto per i raddoppi di recupero in caso di palla persa. Le ali ripiegano rapidamente. Nel frattempo gli altri giocatori scalano orizzontalmente e la squadra si addensa in zona palla, lasciando il lato debole vulnerabile ai cambi di gioco avversari.

TRANSIZIONI

TRANSIZIONE OFFENSIVA

Se il recupero palla avviene a ridosso della linea di metà campo, si preferisce scaricare ai centrali per reimpostare con calma e ordine. Se avviene a centrocampo, con l’ultima linea difensiva schierata, si scarica al portiere. In generale, in transizione la Lazio preferisce ripartire con il giro palla dal basso.

TRANSIZIONE DIFENSIVA

Alla perdita del possesso la squadra aggredisce localmente in pressione mentre il resto della squadra ripiega, cercando l’immediata riconquista. Il punto critico è sulle lateralità: se i terzini perdono palla in uscita, la Lazio può essere sorpresa sbilanciata, e va in difficoltà quando l’avversario cambia le posizioni dei propri giocatori offensivi. Le rotazioni dei giocatori avversari più offensivi possono inoltre lasciare senza riferimenti difensori e mediano.

GIOCATORI / RUOLI CHIAVE

  • Provstgaard: è il perno della pressione a uomo e della costruzione bassa.
  • Taylor: collega i reparti, guida la pressione sui costruttori e detta i tempi della catena sinistra.
  • Zaccagni: ala a tutta fascia, funzionale alla catena sinistra; converge per il tiro a giro o diverge sul fondo per rifinire.
  • Tavares: se innescato bene nelle combinazioni, è pericoloso con traversoni bassi e cross dal fondo o dalla trequarti avanzata.
  • Frattesi: attacca lo spazio da incursore e cerca gli uno-due nel corridoio centrale.
  • L’attaccante centrale: regola il baricentro e apre la pressione sui costruttori bassi, attacca l’area quando si approssimano cross o traversoni.
  • Il mediano: protegge il vertice basso del centrocampo, metronomo in quella zona, deve curare entrambe le fasi, essere pronto ad abbassarsi in difesa, ai raddoppi, a smistare palla.

ANALISI SWOT

PUNTI DI FORZA

  • Lateralità offensiva sinistra (Tavares, Zaccagni, Taylor) riconoscibile ed efficace: sette degli otto gol segnati nelle prime cinque giornate nascono da una rifinitura sul lato sinistro (uno contro il Genoa, due contro l’Udinese, due contro il Milan e due contro il Venezia, rigore procurato compreso).
  • Efficacia negli inserimenti: quattro gol nascono da un inserimento (uno contro il Bologna, uno contro il Genoa e due contro l’Udinese); alcuni gol rientrano sia in questa categoria sia in quella della rifinitura da sinistra.
  • Costruzione dal basso flessibile: il mediano che si sposta lateralmente e la mezzala che si abbassa creano un uomo libero anche quando il mediano è marcato; il mediano può inoltre inserirsi nella linea dei due centrali.
  • Prima azione difensiva aggressiva, con riferimenti individuali, che tende a costringere l’avversario alla costruzione diretta.
  • Lateralità difensiva ben organizzata: superiorità locale e raddoppi di recupero.
  • Squadra corta e compatta quando rispetta la struttura voluta da Gattuso, con poco spazio concesso tra le linee.
  • Capacità di modificare la struttura in corso di gara, come a Udine dopo il gol subìto.

PUNTI DI DEBOLEZZA

  • Lato debole vulnerabile ai cambi di gioco: la squadra scala orizzontalmente e si addensa in zona palla.
  • Costo della pressione a uomo: le rotture di linea di Provstgaard espongono la difesa e richiedono compensazioni precise; la sua marcatura va in difficoltà contro riferimenti che giocano di sponda a un tocco.
  • Difficoltà nello sviluppo laterale contro avversari con laterali o mezzali offensive larghe e avanzate: la squadra deve scegliere tra cambio di lato e via centrale, che non è prediletta.
  • Se i terzini non vanno avanti e in ampiezza, la squadra si abbassa, sviluppa poco sulle catene e cerca imbucate centrali che portano a perdere palla, restando lunga e vulnerabile alle ripartenze; in questa situazione l’aggressività senza palla non emerge (primo tempo di Venezia-Lazio).
  • Rotazioni nel reparto avanzato dell’avversario che possono lasciare senza riferimenti centrali e mediano.

 

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